venerdì 28 luglio 2017

Avvenire
(Pierpaolo Traiani) Partiamo da lontano. Quando nel 1868 scrisse il suo primo Statuto, la Società della Gioventù cattolica italiana indicò come suo primo scopo: «formare tutti gli individui che vi appartengono, ad uno spirito franco e coraggioso in professare e praticare pubblicamente la loro cattolica religione». Sono passati 150 anni, è cambiato profondamente il mondo, si sono modificate le sensibilità culturali e i linguaggi, ma vi è un lungo filo rosso di impegno educativo, capillare e costante, che unisce la Gioventù cattolica delle origini all' Azione cattolica italiana di oggi. Nel tempo si sono diversificare le modalità di formazione, si sono ampliati progressivamente i destinatari, coinvolgendo sia gli uomini sia le donne di ogni età della vita, sono andati variando i modelli pedagogici e pastorali di riferimento, ma costante è rimasta l' intenzionalità formativa. Quel verbo 'formare' è sempre presente. É difficile riassumere la storia dell' azione educativa dell' Ac attorno ad alcuni nomi. La ragione è semplice; sebbene non manchino figure di spicco (si pensi, solo per fare un esempio, ad Armida Barelli, Carlo Carretto, Giuseppe Lazzati), anche numerose se si va a esaminare le storie associative nelle singole diocesi, ciò che ha reso feconda la passione educativa dell' Ac è l' impegno ordinario di migliaia di persone differenti per condizioni culturali, sociali, economiche, ma unite dalla cura verso la formazione cristiana e civile di sé e degli altri. É ugualmente complesso sintetizzare questo impegno attorno ad alcuni temi; vi sono tuttavia delle costanti che hanno preso progressivamente forma nel tempo. Una prima costante, presente fin dalle origini, è la formazione all' apostolato; oggi potremmo dire con papa Francesco, la formazione di persone capaci di 'uscire' per testimoniare la gioia del Vangelo, mettendosi in gioco in prima persona; capaci di esercitare la propria responsabilità laicale nella vita della Chiesa e del Paese. Una seconda costante è la cura della vita spirituale attraverso alcuni principi di riferimento (si pensi al famoso trittico Preghiera - Azione - Sacrificio, ora ampliato, ma pur sempre valido) che avevano, e hanno, lo scopo di allenare e plasmare la vita interiore delle persone. Una terza costante è l' attenzione a formare all' impegno civile e a una cultura sociale finalizzata alla promozione del bene comune; è grazie a questa attenzione che sono sorte molteplici iniziative e opere e che si sono formate anche molte persone che hanno assunto nella loro vita responsabilità istituzionali fino ai gradi più alti. La storia dell' educazione in Ac a questo riguardo non è qualcosa che riguarda solo la Chiesa, ma l' Italia nel suo insieme. Infine una quarta costante, che andata crescendo nel tempo, è la preoccupazione per una formazione integrale della persona che si traduce principalmente nella promozione di una coscienza autenticamente libera e responsabile. Un impegno educativo dunque ricco di temi, che non è mai stato pensato come impresa solitaria, ma secondo una logica d' insieme. Non ci si forma da soli, ma camminando con altri, tra generazioni diverse, condividendo ideali e impegni. L' impegno educativo dell' Ac è anche storia di strumenti formativi, di sussidi e riviste; di creative e coraggiose spinte in avanti (si pensi ad esempio alla catechesi esperienziale) che potranno essere ancora compiute nella misura in cui l' Associazione saprà coniugare la propria passione educativa con l' intelligenza dell' oggi. *professore associato di Didattica Generale Facoltà di Scienze della Formazione dell' Università Cattolica (Piacenza).