giovedì 6 luglio 2017

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
Navarro Valls, la voce di Giovanni Paolo II. Si è spento ieri a ottant' anni lo storico ex direttore della Sala stampa vaticana
Mimmo Muolo - Avvenire
Quel 2 aprile di 12 anni fa gli era rimasto accanto anche nel momento supremo. Joaquin Navarro-Valls fino alla fine insieme al Papa, Giovanni Paolo II, che lo aveva eletto a suo portavoce (resterà per un anno anche con Benedetto XVI). E chissà che ieri sera, al momento del trapasso del giornalista spagnolo, dal 1984 al 2006 direttore della Sala Stampa della Santa Sede, non sia stato proprio il Pontefice ora santo a spalancargli le porte della Casa del Padre. Di certo è suggestivo pensarlo, visto il rapporto specialissimo che per oltre due decenni legò il vescovo di Roma a questo laico, membro numerario dell' Opus Dei, da molti all' epoca considerato anche più importante di un cardinale.
A dare notizia del decesso è stato l' attuale direttore, Greg Burke, twittando una foto che ritrae il suo predecessore sorridente proprio insieme a Giovanni Paolo II. «Joaquin Navarro. 1936-2017. Continua a sorridere». Poco prima in un altro tweet aveva scritto: «Joaquin Navarro. Rip. La grazia sotto pressione ». In effetti sotto pressione, Navarro si è trovato molte volte nel suo lavoro, avendo condiviso con papa Wojtyla (attentato a parte) tutte le pagine più importanti di uno straordinario pontificato: le visite di capi di Stato (Gorbaciov in testa), la caduta del muro di Berlino (avvenimento che, come disse alla RadioVaticana, in qualche modo Giovanni Paolo II sembrava aver 'preavvertito'), i soggiorni estivi in montagna, i viaggi internazionali, le Gmg e i ricoveri in ospe- dale, lui che era laureato in medicina e che spesso traduceva per i giornalisti il 'medicalese' dei bollettini ufficiali, specie nell' ultimo doloroso periodo, fino appunto a quella sera del 2 aprile. Ventuno anni accanto a un santo di cui era stato la voce. E del resto alla compagnia dei santi Navarro era in qualche modo 'abituato' fin da giovanissimo, visto che l' incontro con Josemaria Escrivà de Balaguer - fondatore dell' Opus Dei, con il quale aveva abitato nella casa romana dell' Obra - gli aveva cambiato la vita. Nato a Cartagena, in Castiglia, il 16 novembre 1936, si laureò all' università di Granada nel 1961 , continuando gli studi per un dottorato in Psichiatria. Sette anni dopo, la laurea anche in giornalismo e nel 1980 quella in scienze della comunicazione. Inizia così la sua carriera più importante, lavorando per Nuestro Tiempoe poi inviato all' estero per il quotidiano di Madrid ABC. Proprio mentre è a Roma per conto di questa testata, Giovanni Paolo II lo chiama al servizio della Santa Sede («E come avrei potuto dire no al Papa?», disse qualche anno dopo ricordando quella chiamata, per cui sulle prime pensò a uno scherzo. «Ricordo che il Papa mi disse: 'Io vorrei migliorare il modo con cui la Santa Sede informa il mondo'. Allora chiesi: 'Quanto tempo ho per pensarci?', e lui mi disse: 'Faccia con calma. Domani mattina ci dà la risposta'»). Navarro diviene così l' uomo di punta di una comunicazione a tutto tondo. Elegante e raffinato, sia nel vestire che nel parlare, cambia progressivamente le prassi sino ad allora in voga in Vaticano e arriva ben presto a stabilire un rapporto diretto con il Papa e i suoi più stretti collaboratori, sicché i giornalisti accreditati sanno che ciò che riferisce è sempre frutto di questo rapporto senza altre intermediazioni. La fiducia di Giovanni Paolo II nei suoi confronti è pressoché totale e ne è prova il fatto che egli fa parte della delegazione della Santa Sede anche alle conferenze internazionali delle Nazioni Unite al Cairo (1994), a Copenaghen (1995), a Pechino (1995) e ad Istanbul (1996). Nel 1994 porta il Papa nella rinnovata Sala Stampa vaticana, il giorno dell' inaugurazione. E talvolta ai giornalisti rivela anche il Wojtyla più nascosto. Come quella volta che il Papa lo chiamò per dirgli alcune cose e lo pregò di aspettare in cappella con lui perché doveva pregare. «Non so quanto tempo passò - raccontò -. Alla fine si rialzò e sembrò stupito di vedermi ancora lì. Ma il Papa era un mistico. Rapito da Dio». Da ieri sera potranno di nuovo pregare insieme.
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Scomparso a 80 anni .Navarro-Valls, voce della svolta di Wojtyla
Franca Giansoldati - Il Messaggero
`Fu il direttore della Sala stampa della Santa Sede con i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI `Medico, giornalista e membro dell' Opus Dei, rivoluzionò la comunicazione e cambiò il rapporto tra Papa e fedeli. Viste le sue origini spagnole a Joaquin Navarro Valls è sempre stata collegata una specie di leggenda favolosa: che per forza di cose da giovane avesse fatto anche il torero. Il che, naturalmente, non era vero ma lui lasciava dire, ci scherzava sopra, consapevole che questo particolare gli avrebbe aumentato il già non indifferente fascino. Elegante, sportivo, colto, gentile con tutti. La morte di Joaquin non è stata una cosa improvvisa. Ormai era una questione di giorni, il male lo aveva minato irreversibilmente ma lui voleva che non se ne parlasse. Era fatto così. Il più grande portavoce e comunicatore che i Papi abbiano mai avuto, aveva scelto di non comunicare a nessuno la sua fine imminente, lasciando che il silenzio avvolgesse questi ultimi mesi, circondato dall' affetto della sua famiglia d' adozione, l' Opus Dei. Di sé raccontava che da ragazzo, quando studiava medicina, non aveva assolutamente idea di quello che poi avrebbe fatto nella vita. «Ho avuto spesso la sensazione di non avere scelto io gli itinerari e le opzioni». Amava la gente di buon umore e cercava di condire le sue giornate con più allegria possibile, anche se in Vaticano, durante i suoi 22 anni di permanenza, dal 1984 al 2006, i guai e le amarezze non gli mancavano, spesso alle prese con pressioni della curia da una parte e sollecitazioni dai giornalisti di tutto il mondo dall' altra, ai quali ha dato parecchio filo da torcere. La comunicazione del Vaticano grazie a lui è stata amplificata, studiata e resa globale. Da ex giornalista conosceva bene i segreti del mestiere, così come sapeva muoversi negli ambienti ecclesiastici.
UN PROFESSIONISTA Forse è riduttivo definirlo solo un portavoce, perché Joaquin è stato molto di più, uno stratega. Giovanni Paolo II si affidò completamente a questo professionista, lasciandogli anche una autonomia fino a quel momento mai sperimentata per un laico. Wojtyla non solo gli voleva bene ma si confrontava. Si vedevano quasi quotidianamente e questo è stato uno dei punti di forza del portavoce vaticano. Nessuno come Joaquin sapeva interpretare la direzione di marcia del Papa polacco, intuirne gli effetti, pararne i colpi. Aveva un debole per Madre Teresa che ha conosciuto bene. «Aveva un sorriso ironico e innocente. Nel suo viso anziano e rugoso, c' erano occhi da bambina. Era stupenda, come tutti i santi». Spesso capitava che Giovanni Paolo II gli affidasse anche lavori extra, anche se esulavano dal suo ruolo. Per esempio il viaggio papale a Cuba: fu Joaquin a prepararlo. Ricordava divertito quei momenti storici con un misto di soddisfazione e di incredulità. Fidel Castro lo invitò a una cena all' Avana e poi tutto avvenne nella conversazione successiva durata cinque ore. «Eravamo soli, io e lui. Ho conosciuto una persona attenta, intellettualmente curiosa, con cui si poteva perfino scherzare, una volta superata la sua barriera, la sua armatura di grande dittatore». Mentre si fumavano sigari cubani e bevevano rum, Joaquin e Castro si intendevano su quella che sarebbe poi diventata la grande vittoria di Giovanni Paolo II: la visita nell' ultima roccaforte comunista dove, all' epoca, era vietato persino festeggiare il Natale. Joaquin ha conosciuto anche Gorbaciov. Diceva che era un uomo dal sorriso facile, innamorato ancora della moglie Raissa. Quando, anni dopo, Giovanni Paolo II fu informato che Raissa era morta, il Papa volle scrivere una lettera a Gorbaciov. E lui, qualche mese dopo, venne in Vaticano soltanto per ringraziare Wojtyla per quelle parole scritte. La cifra umana nei rapporti interpersonali era fondamentale anche per Navarro Valls. L' ex portavoce vaticano ha gestito importanti momenti, a cominciare dalla malattia di Giovanni Paolo II, le diverse operazioni subite al Gemelli. Ha sempre pensato che l' efficacia comunicativa dipendesse più da quanto il Papa poteva dire ai fedeli, affacciandosi alla finestra dello studio per l' Angelus, che come lo diceva, anche se ambedue gli aspetti dovevano essere tenuti assieme. I momenti complicati sono stati tanti. Ha dovuto affrontare nel 2001 l' inizio dello scandalo della pedofilia che, all' epoca, iniziava a esterndersi negli Usa per via dei rimborsi alle vittime. Poi c' è stato il delitto (mai del tutto chiarito) del doppio omicidio suicidio all' interno della Guardia Svizzera. Tante volte si è trovato costretto a tenere a bada la stampa e forse nascondendo difficoltà. Ma se la cavava sempre brillantemente.
GIRÒ TUTTO IL MONDO Nel corso dei 22 anni al servizio dei Papi ha viaggiato tanto da coprire la distanza tra la terra e la luna. In tutto ha visitato 160 Paesi. Non potevano mancare le gaffe, per esempio la mancata visita al Papa del Premio Nobel per la pace, Rigoberta Menchù. Per protesta non vi andò e Joaquin fu colto in fallo da un giornalista che gli chiese a bruciapelo come fosse vestita. Naturalmente non poteva saperlo e inventò lì per lì. Aveva sempre la battuta pronta. «Il miglior testimone di quanto Giovanni Paolo II stava dicendo era lui stesso, le strategie di comunicazione non servivano, né le apparenze. Eravamo consapevoli che non si trattava di una tecnica, ma di una testimonianza». Avrebbe potuto fare anche il torero, coraggio ed entusiasmo non gli sono mai mancati. Franca Giansoldati ©
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Elisabetta Piqué - La Nación
Joaquín Navarro Valls: vocero de Juan Pablo II, cambió la comunicación en el Vaticano
Gran pesar provocó ayer en el mundo de los vaticanistas la muerte, a los 80 años, de Joaquín Navarro Valls, histórico vocero de san Juan Pablo II, durante 22 años.
Español, nacido en Cartagena, pero también de ascendencia catalana, miembro laico de la prelatura del Opus Dei, Navarro Valls fue médico y periodista. Fue Karol Wojtyla, el papa polaco, quien sorprendió a todo el mundo cuando, en 1984, siendo Navarro Valls corresponsal del diario ABC en Roma, lo llamó por teléfono para ofrecerle ser su vocero.
De hecho, Navarro Valls hizo historia al convertirse entonces en el primer laico y en el primer no italiano en dirigir la Sala de Prensa del Vaticano. Trabajando codo a codo con un papa tan mediático como Juan Pablo II, durante su mandato el funcionamiento de la denominada Sala Stampa se modernizó drásticamente. Fue en su período que, en 1997, la Santa Sede desembarcó en Internet. Navarro Valls siempre contaba que, cuando le contó al pontífice polaco que existía la red de redes, éste, luego de preguntarle "¿y nosotros no estamos?" y tener una negativa, le ordenó de inmediato montar el sitio.
De perfil muy alto en los últimos años de pontificado de Juan Pablo II, marcado por su enfermedad, Navarro Valls fue protagonista de varios momentos históricos de ese papado. Todo el mundo recuerda su viaje a Cuba para entrevistarse con Fidel Castro en vísperas de la primera e histórica visita de un papa a la isla comunista, en 1998. Durante los últimos seis meses de pontificado, con gran afabilidad explicó a la prensa, con sabiduría de médico, pero con simplicidad, cómo avanzaba la agonía de Juan Pablo II. Influyente, en el Vaticano era tratado con la misma deferencia que un cardenal.
Tras la muerte de Juan Pablo II, luego de seis meses junto a Benedicto XVI, pidió ser relevado del cargo y fue sucedido por el padre Federico Lombardi. Entonces regresó a la medicina, volviéndose presidente del advisory board de la Universidad Campus Bio-Médico. En los últimos años, lo atacó una enfermedad grave, que sobrellevó, según sus allegados, "sin que nadie se diese cuenta".