mercoledì 5 luglio 2017

L'Osservatore Romano
Pubblichiamo l’intervento pronunciato dal cardinale segretario di Stato in occasione della presentazione dell’annuale relazione sanitaria e scientifica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, svoltasi nel pomeriggio del 4 luglio alla Casina Pio IV.
(Pietro Parolin) Rivolgo a voi qui presenti un cordiale saluto, che estendo a tutti coloro che fanno parte della grande famiglia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Utilizzo questa parola: “famiglia” perché essa è stata usata dal Santo Padre Francesco, il quale, ricevendo alcuni mesi fa un gruppo di vostri ragazzi ricoverati, ha affermato che «il Bambino Gesù è diventato una famiglia» e che il bambino malato trova da voi «più che un ospedale», «una famiglia», una «comunità» (10 aprile 2017).
Questo è un dato molto significativo, che mi piace sottolineare all’inizio di questo mio intervento. Esso implica che questa benemerita istituzione è impegnata a coniugare validamente scientificità e umanità, cura specialistica e attenzione all’insieme dei bisogni della persona umana, che mentre chiede le più efficaci cure, desidera anche trovare un ambiente accogliente, ha bisogno di “carezze”, come diceva il Papa: «C’è il pericolo, il rischio di dimenticare la medicina più importante che soltanto una famiglia può dare: le carezze! È una medicina troppo costosa, perché per averla, per poterla fare, tu devi mettercela tutta, metterci tutto il cuore, tutto l’amore. E da voi ci sono le carezze! Le carezze dei medici, degli infermieri, della presidente, di tutti» (ibid).
Per il secondo anno consecutivo ci troviamo nella sede della Pontificia Accademia delle scienze, a presentare i risultati dell’attività sanitaria e scientifica dell’ospedale. Una scelta che muove dalla volontà di condividere con la Santa Sede i frutti preziosi del vostro lavoro, la soddisfazione per i risultati raggiunti, ma anche le sfide e le difficoltà che ogni giorno dovete affrontare. Per questo sono particolarmente lieto della presenza del ministro della Salute, l’onorevole Beatrice Lorenzin, che ringrazio vivamente, perché i frutti e i risultati di questo lavoro non sarebbero immaginabili senza la costante collaborazione con le principali istituzioni dello Stato italiano preposte alla tutela e alla promozione della salute pubblica.
Le relazioni che ascolteremo tra poco ci presenteranno, attraverso numeri e tabelle dettagliate, un bilancio dell’attività sanitaria e scientifica svolta nel corso del 2016. Sono dati significativi, che l’ospedale mette a disposizione della comunità scientifica e delle istituzioni pubbliche con la soddisfazione per i risultati raggiunti, ma anche con la consapevolezza e l’umiltà di riconoscere che nessuno è padrone della vita.
Quello che è decisivo infatti — come vi ha raccomandato il Santo Padre nell’udienza concessa all’ospedale il 15 dicembre dello scorso anno — è «dare il meglio di sé a vantaggio di tutti», senza la presunzione di poter risolvere ogni problema, ma con la tranquilla coscienza di aver compiuto tutto il possibile. In tal modo, affermò Papa Francesco, «il lavoro, nonostante tutte le difficoltà, diventa un contributo al bene comune, a volte addirittura una missione”». E questo vale in modo del tutto speciale per chi, come voi, ha a che fare con le persone più deboli, i bambini malati.
La Santa Sede apprezza, perciò, i risultati raggiunti dall’attuale dirigenza dell’ospedale Bambino Gesù e invita a proseguire sulla strada intrapresa dell’eccellenza scientifica, del rigore e della trasparenza con cui si stanno realizzando le attività in ambito sanitario e amministrativo. In particolare, vorrei assicurare della stima, della fiducia e della continua vicinanza del Santo Padre stesso, con il quale ieri ho avuto modo di parlare del nostro incontro di oggi: «Porti alla dottoressa Enoc e a tutti i suoi collaboratori il mio affettuoso saluto e le ricordi quanto le ho detto nell’ultimo incontro, che lei “è un po’ come la mamma” (10 aprile 2017)».
Dietro i tanti numeri e le tabelle riportate nella relazione sanitaria e scientifica, ricordiamo sempre che vi sono ragazzi curati, malattie senza nome di cui si è individuata la diagnosi, tante famiglie assistite e tanti bambini che non avrebbero potuto ricevere nessuna cura se l’ospedale Bambino Gesù non avesse aperto le porte e il cuore.
Dietro questi numeri c’è l’impegno fondamentale della dirigenza dell’ospedale per rendere sempre sostenibile — e sappiamo quanto sia difficile — questa straordinaria opera dell’intelligenza e della carità del Papa e della Chiesa.
Vorrei segnalare a questo proposito due aspetti, che ritengo fondamentali per il futuro di questo istituto.
Il primo riguarda la missione dell’ospedale. Il Bambino Gesù deve saper continuare a coniugare scienza e carità, come sempre ha fatto nella sua storia, seppur in modalità diverse. Curare e prendersi cura sono verbi inseparabili della vostra azione quotidiana. Essi esprimono il fine della vostra attività, che per essere sempre all’altezza delle attese è necessario dia spazio alla ricerca scientifica e al tempo stesso sappia accogliere e accompagnare i piccoli malati e i loro genitori, offrendo loro oltre alle più moderne cure mediche disponibili, un ambiente sereno, il più possibile vicino a quello che si respira in famiglia.
Quanto è importante questo lavoro di accoglienza delle famiglie, su cui l’ospedale è fortemente impegnato, così come le missioni sanitarie nei paesi lontani o la presa in carico dei casi cosiddetti “umanitari”. Questo è lo stile del Bambino Gesù, la sua speciale testimonianza.
Il secondo aspetto riguarda le problematiche e le opportunità con le quali l’ospedale dovrà confrontarsi nei prossimi anni.
Nel 2019 si celebreranno i 150 anni dalla fondazione dell’ospedale, per iniziativa della famiglia Salviati, nel lontano 1869. Si tratta di una storia unica e preziosa, che è necessario si apra coraggiosamente al futuro, accettando le nuove sfide poste dai progressi della medicina e dagli sviluppi dell’organizzazione sanitaria.
Per continuare a garantire la qualità e la sicurezza delle cure per i piccoli pazienti e l’opportuna accoglienza delle famiglie, l’ospedale ha bisogno di trovare nuovi spazi e nuovi modelli organizzativi.
Il mio invito, che rivolgo in special modo al consiglio di amministrazione appena rinnovato, è perciò quello di saper accompagnare il cambiamento necessario con saggezza, lungimiranza e soprattutto fiducia, confidando nel sostegno del Santo Padre, della Santa Sede e mia personale e soprattutto del Signore Gesù, perché «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Matteo 25, 40).
Grazie da parte mia, grazie da parte dei bambini che avete in cura e da parte delle loro famiglie, per tutto ciò che fate e che continuerete a fare.
Il Signore Gesù, per intercessione di sua Madre Maria, Salute degli Infermi, vi benedica e vi protegga sempre.
L'Osservatore Romano, 5-6 luglio 2017.