domenica 2 luglio 2017

Il Sole 24 Ore”
(Nunzio Galantino) Nei contesti più diversi, ma con la stessa voglia di saperne sempre di più, torna il tema della  presenza dei cattolici in politica. A volte ritenuta eccessiva e ingombrante; altre volte accusata di  irrilevanza e di afasìa. Capita di sentirne parlare quando si evoca l’azione di politici cattolici di  grande spessore; ma se ne parla anche in contesti di ordinario confronto sulla vita politica italiana. A me è capitato di tornarci a riflettere in occasione della presentazione del libro curato da Massimo  Milone, “Dal Sud per l’Italia. La Chiesa di papa Francesco, i cattolici, la società”, e leggendo  l’intenso saggio di Francesco Savino “Spiritualità e politica”. Se questo secondo volume, scritto da  un attento uomo del Sud, offre le coordinate per vivere l’impegno politico come “la forma più alta  della carità” (Paolo VI), il testo curato da Milone ferma esplicitamente la sua attenzione sul Sud. Un Sud che continua ad avere bisogno innanzitutto di una spiccata cultura della partecipazione  responsabile capace di interpellare tutti, compresa la Chiesa e i credenti. Questi, attraverso le tante  azioni realizzate nelle diocesi del Sud, ci hanno messo la faccia. Alcuni di loro anche la vita. Di  volta in volta ciò si è tradotto in incoraggiamento e stimolo per un’azione più sapiente e determinata a favore della legalità e della giustizia sociale. A volte e in alcuni contesti, quelle azioni e quelle  persone hanno rappresentato e rappresentano un vero e proprio volano - forse l’unico – capace di  tenere viva la voglia di non arrendersi al fatalismo. Azioni e persone che raccontano una Chiesa che  guarda al Sud in maniera positiva e che abita il Sud e l’intera Italia in maniera responsabile.  Evidentemente tutto questo non basta per continuare a essere grembo di un’azione politica alta,  capace di opporsi alla concezione di un Sud ridotto qualche volta a terra per scorribande elettorali e  per l’assegnazione di seggi “sicuri” e subito dimenticati.  Gli inviti di Papa Francesco a entrare in Politica («con la P maiuscola», continua a dire!) rendono  pretestuosi e ingiustificati i lamenti di chi scrive di una Chiesa che “alza bandiera bianca” o che  “batte in ritirata”, solo perché oggi - senza esprimere giudizi di valore sul passato della presenza  cattolica in politica - non ci si muove sulle stesse vie. Dobbiamo riconoscere con gratitudine  l’azione di tanti politici esemplari! Ce ne sono stati e ce ne sono ancora. I cambiamenti socio- culturali però richiedono oggi modi diversi per essere presenti nel mondo in maniera  evangelicamente coerente e possibilmente efficace. Per questo, è necessario innanzitutto che i  cattolici in politica non siano dei replicanti che – solo sotto bandiere diverse – finiscono per  sfoggiare atteggiamenti vecchi, inadeguati e, in fin dei conti, incoerenti. I cattolici in politica non  possono vivere di nostalgie deresponsabilizzanti, (solo) evocando nobili figure o importanti azioni  del passato. Pensando semmai che ciò basti per autoproclamarsi eredi di idee e di uomini che hanno  segnato in maniera decisiva la vita politica italiana. Le circostanze nelle quali oggi il cattolico si  trova a fare politica sono molto più complesse del passato. Ma questo non giustifica il continuare a  camminare – pur militando legittimamente in compagini diverse - a ranghi sparsi senza il desiderio  concreto di ritrovarsi per definire azioni comuni ispirate alla Dottrina sociale della Chiesa. I  cattolici che sono in politica si conoscono tutti tra loro. Si conoscono per nome, cognome e storia  politica. Possibile che si faccia tanta fatica a ritrovarsi insieme per non morire asfissiati e circondati  da pacifica irrilevanza in un clima culturale che sembra inesorabilmente votato alla  marginalizzazione dei valori evangelici e alla dittatura del pensiero unico?  «Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli», ha detto Papa  Francesco nel suo intervento al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze (10 novembre 2015), dove sono state identificate “cinque vie” per una presenza, anche politica, coerente ed efficace: uscire,  annunciare, educare, abitare e trasfigurare.  Uscire coraggiosamente dalla retorica, dai luoghi comuni e dal politicamente corretto. Annunciare in maniera decisa che il Vangelo è vero ed è possibile. Educare a dare risposte sensate a  domande reali. Abitare e servire generosamente il territorio e le realtà nelle quali si è inseriti per  servirle senza servirsene. Quante organizzazioni/associazioni vengono purtroppo strumentalizzate  (sedotte) e... abbandonate! Quante organizzazioni/associazioni, per incapacità (o mancanza di  volontà) a rinnovarsi nella loro governance, diventano asfittiche e sterilmente autoreferenziali! Solo incarnando le istanze derivanti dalle “cinque vie” è possibile avviare o riavviare processi  capaci di trasfigurare la nostra vita e quella di quanti ci sono stati affidati. Sulle cinque vie di  Firenze può fondarsi oggi la vera forza innovatrice di una Chiesa in cammino e che ascolta nella  prossimità; che si rende vicina alle persone e alla loro vita reale, che crea reti relazionali e  costruisce reciprocità, alleanze e coesione territoriale. Una Chiesa che, anche grazie all’impegno  politico di uomini e donne ben strutturati spiritualmente e culturalmente (cf il volume di F. Savino),  è chiamata a darsi un’Agenda di azioni innovative integrandosi con prassi pastorali già ampiamente  sperimentate in giro per l’Italia nel segno dell’umanesimo cristiano.