giovedì 13 luglio 2017

La Civiltà Cattolica
L’analisi di p. Antonio Spadaro e del pastore presbiteriano Marcelo Figueroa, direttore dell’edizione argentina de L’Osservatore Romano.
Uno strano e sorprendente «ecumenismo dell’odio», agli antipodi con il magistero di papa Francesco. Il direttore de La Civiltà Cattolica, p. Antonio Spadaro, e il direttore dell’edizione argentina de L’Osservatore Romano, il pastore protestante Marcelo Figueroa, insieme scrivono un articolo che mette in guardia da un «sorprendente ecumenismo tra fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti, accomunati dalla medesima volontà di un’influenza religiosa diretta sulla dimensione politica» al tempo della presidenza Trump.
È questa la tesi centrale dell’articolo d’apertura del quaderno 4010 de La Civiltà Cattolica, in uscita sabato 15 luglio e anticipato online sul sito della rivista dal 13 luglio alle ore 11.
 L’analisi del fenomeno e delle sue possibili derive osserva che «specialmente in alcuni governi degli Stati Uniti degli ultimi decenni, si è notato il ruolo sempre più incisivo della religione nei processi elettorali e nelle decisioni di governo» e che sempre più «questa compenetrazione tra politica, morale e religione ha assunto un linguaggio manicheo che suddivide la realtà tra il Bene assoluto e il Male assoluto».
 L’uso letteralistico della Sacra Scrittura offre una visione del mondo in cui tutti i potenziali nemici – dagli spiriti modernisti di un tempo fino a giungere, oggi, ai migranti e ai musulmani – vengono stigmatizzati e «demonizzati». Tutto ciò, secondo i due autori, «rischia di ridurre la comunità dei credenti, di fede (faith), a una comunità dei combattenti, della battaglia (fight)».
 L’elemento relativamente nuovo in questo quadro è che sempre più spesso «alcuni che si professano cattolici si esprimono talvolta in forme fino a poco tempo fa sconosciute alla loro tradizione e molto più vicine ai toni evangelicali». Il collante principale di questo strano ecumenismo sembra essere una visione xenofoba e islamofoba, e una lotta sul terreno di temi e questioni considerate legate ad alcuni valori tradizionali usati strumentalmente.
Un «ecumenismo dell’odio» distantissimo dall’ecumenismo incoraggiato da papa Francesco, dunque. Da qui si può comprendere meglio, chiosano gli autori, «il significato storico dell’impegno del Pontefice contro i “muri” e contro ogni forma di “guerra di religione”», e quello contro ogni forma di strumentalizzazione vicendevole tra potere politico e religioso.