martedì 4 luglio 2017

Italia
La Stampa
(Fabio Poletti) Tre giorni di sciopero e non era mai successo. A Famiglia Cristiana tra la redazione e la proprietà è guerra totale. Il giornale delle Edizioni San Paolo naviga in acque difficili. L'editore, con una decisione unilaterale, ha deciso di azzerare gli accordi integrativi, dal premio di produzione al premio per gli articoli online agli straordinari forfetizzati. I 34 giornalisti - 30 laici e 4 sacerdoti giornalisti - hanno picchiato il pugno sul tavolo ma i mal di pancia sono tanti. Luciano Scalettari che fa parte del comitato di redazione dice quello che pensano tutti: «Non siamo solo di fronte a una vertenza aziendale. Da credente non capisco come la proprietà possa muoversi in questo modo unilaterale dopo le parole di Francesco sul lavoro. Ci giochiamo anche la nostra credibilità». Le parole che citano tutti sono quelle del Papa agli operai dell'Ilva di Genova lo scorso 26 maggio quando parlava della dignità del lavoro e dei «padroni»: «Il buon imprenditore è prima di tutto un lavoratore, non è uno speculatore». Don Rosario Uccellatore, direttore dell'Apostolato e amministratore delegato dei Paolini nella parte dello «speculatore» non ci si ritrova: «Lo dico da sacerdote a un giornalista: cosa è meglio? Che la licenzi o che ci sediamo attorno a un tavolo per ragionare anche sui tuoi 10 privilegi?». La parola «privilegi» farebbe imbestialire chiunque in redazione. Don Rosario picchia duro sulla realtà: «Io non sono lo speculatore che vuole far soldi licenziando i giornalisti o tagliando i salari. O ci diamo una mano o da qui a un po' crolla tutto». Il giornale viaggia sulle 200 mila copie. Una volta erano ben sopra il milione. I conti non sono nemmeno male: nel 2015 il passivo era di appena 50 mila euro, le previsioni del 2016 sono comunque non oltre il mezzo milione. Nel comunicato dell'editore si fa riferimento alla nuova legge sui pensionamenti e sui prepensionamenti che limita gli ammortizzatori sociali per mettere i conti in ordine. I redattori che in questi anni hanno strapagato di persona con cassa integrazione e contratti di solidarietà, guardano al futuro: «Non stiamo difendendo dei privilegi. Stiamo difendendo un modello culturale cristiano e cattolico».