martedì 11 luglio 2017

Iraq
In un rapporto di Amnesty. L’orrore di Mosul
L'Osservatore Romano
Nonostante la vittoria riportata sul cosiddetto stato islamico (Is), la situazione a Mosul continua a essere drammatica ed estremamente complessa. Migliaia di sfollati stanno facendo ritorno alle loro case, ma ormai di quella che un tempo era una delle principali città irachene resta ben poco. Non ci sono più servizi idrici e igienici, ospedali, scuole. La maggior parte degli edifici è inagibile, distrutta o danneggiata dalla furia dei combattimenti.
Ieri l’organizzazione internazionale Amnesty International ha pubblicato un rapporto in cui si denuncia che le forze della coalizione a guida statunitense «non hanno adottato misure adeguate per proteggere i civili e, al contrario, li hanno sottoposti a terribili attacchi con armi che non dovrebbero mai essere usate in aree densamente popolate». Il documento parla di 45 attacchi in cui sono morti almeno 426 civili e ne sono stati feriti più di 100. Fornisce inoltre una dettagliata analisi su nove di questi attacchi, condotti dalle forze irachene e dalla coalizione. «La dimensione e la gravità delle perdite di civili durante le operazioni militari per riconquistare Mosul devono essere immediatamente e pubblicamente riconosciute dalle massime autorità di governo dell’Iraq e dei paesi che fanno parte della coalizione a guida statunitense» afferma Amnesty International.
Il compito della ricostruzione appare arduo. Prima ancora della riedificazione materiale della città sarà necessario fare chiarezza su quanto accaduto e sulle terribili conseguenze sperimentate dalla popolazione. «L’orrore di Mosul e il disprezzo per la vita umana mostrato da tutte le parti in conflitto non devono rimanere impuniti» si legge nel rapporto redatto da Amnesty.

L'Osservatore Romano, 11-12 luglio 2017