sabato 15 luglio 2017

Indonesia
Anteprima a Papua dell’Asian Youth Day. Nel segno della gioia cristiana
L'Osservatore Romano
Cinque giorni nel segno della gioia cristiana e della capacità del Vangelo di incarnarsi ed essere lievito nella vita delle comunità locali, anche in quelle fortemente segnate dalle differenti tradizioni culturali e religiose.
Si può riassumere così l’esperienza del Papuan Jamboree of Sekami Remaja, il raduno dei giovani missionari di Papua che si è svolto recentemente ad Aimas, a circa 25 chilometri da Sorong, nella provincia indonesiana della Papua occidentale. Una manifestazione che è stata motivo di soddisfazione per i cattolici locali e che ha rappresentato un po’ l’anteprima dell’Asian Youth Day che dal 30 luglio al 9 agosto riunirà in Indonesia oltre tremila giovani cattolici provenienti da ventinove paesi del continente.
Così, nei giorni scorsi, oltre settecento giovani insieme a centoquaranta animatori giunti da due province indonesiane, Papua e Papua occidentale, si sono incontrati presso il seminario minore di Van Diepen per celebrare la missione come comune obiettivo della vita cristiana. Particolarmente originale e suggestivo il tema scelto dagli organizzatori per il raduno: «Il suono della tifa per proclamare la gioia biblica sul suolo di Papua». La “tifa” è infatti uno strumento musicale della tradizione, che la popolazione indigena della regione suona durante le danze per le cerimonie rituali. Essa fa parte del patrimonio culturale degli abitanti di Papua, invitati oggi a diffondere la parola del Vangelo nella stessa maniera gioiosa con cui il suono di questo strumento allieta la loro vita.
«I giovani Sekami sono l’orgoglio e la cosa più preziosa per tutti i genitori. Essi sono il futuro e la speranza della Chiesa. In quanto genitori, è nostro dovere crescerli nei valori cattolici», ha spiegato all’agenzia AsiaNews una delle organizzatrici, Lieke Sompie Makatuuk. Sekami è l’acronimo di Serikat Kepausan Anak Misioner, ovvero l’associazione dei giovani missionari cattolici, un’organizzazione sostenuta dalla Conferenza episcopale indonesiana per promuovere la fede e lo spirito missionario fra giovani e adolescenti.
Quelle di Papua e Papua occidentale sono due delle province più vaste dell’Indonesia. La carenza di infrastrutture e l’alto costo dei trasferimenti hanno reso di conseguenza molto difficile l’organizzazione dell’evento che, tuttavia, ha riscosso un buon successo. I ragazzi che hanno preso parte alla manifestazione sono giunti ad Aimas, nella diocesi di Manokwari-Sorong, provenendo dalle altre quattro circoscrizioni ecclesiastiche della regione ovvero Jayapura, Merauke, Timika e Agats. «Voi siete il futuro della Chiesa cattolica a Papua», ha detto il vescovo di Manokwari-Sorong, monsignor Datus Hilarion Lega, rivolgendosi alla folla di nativi papuani durante la celebrazione di apertura della manifestazione. Il presule, in particolare, ha rimarcato l’importanza del coinvolgimento in attività pastorali come quella di Aimas, fondamentali per la vita della Chiesa. «La partecipazione dei giovani — ha detto — è ancor più indispensabile, poiché essi hanno qualcosa di grande da offrire alla società: la loro gioia».
Quella di Aimas, come accennato, è stata per la Chiesa in Indonesia un po’ come la prova generale dell’ormai imminente celebrazione dell’Asian Youth Day che avrà come tema «Gioventù asiatica in festa: vivere il Vangelo nell’Asia multiculturale». Un tema particolarmente in sintonia con il piano pastorale dell’arcidiocesi di Semarang, la città ospitante. «Ci auguriamo che la gioventù cattolica di Semarang e di tutti i paesi dell’Asia sappia apprezzare e vivere con coraggio nella società multiculturale e sia presente all’interno di quei contesti per portare la luce di Cristo, in modo che Egli viva realmente nella società plurale», ha dichiarato nelle scorse settimane, presentando l’evento, l’arcivescovo Robertus Rubiyatmoko. In particolare il presule ha spiegato all’agenzia Fides di ritenere importante che «i giovani cattolici sviluppino una buona cooperazione e facciano rete», tenendosi in contatto tra loro e aprendosi ai giovani di altre religioni.

L'Osservatore Romano, 14-15 luglio 2017