mercoledì 19 luglio 2017

Germania
il manifesto
(Luca Kocci) Almeno 547 bambini e adolescenti del coro di voci bianche del duomo di Ratisbona, in Baviera, fra  il 1945 e il 1992 – negli anni in cui a dirigere il coro ci fu anche il fratello del papa emerito Joseph  Ratzinger, Georg – avrebbero subito violenze di ogni tipo dai preti e dai propri educatori, molti di  loro anche abusi sessuali. La denuncia è arrivata dall’avvocato tedesco Ulrich Weber, che dal 2015 sta indagando sullo  scandalo che ha investito la diocesi di Ratisbona, un vero e proprio crimine ai danni di minori di cui si parlava già da molti anni, ma non con l’evidenza e soprattutto le dimensioni che sono state  rivelate ieri, durante una conferenza stampa in cui l’avvocato ha presentato i risultati della sua  inchiesta.
Nel gennaio 2016 Weber aveva parlato “solo” di 231 casi di percosse, privazioni del cibo, abusi e  violenze sessuali. Ora il numero è più che raddoppiato: 547 bambini subirono maltrattamenti fisici e psicologici, 67 di loro anche violenze sessuali, da parte di 49 fra preti ed educatori che sarebbero  stati identificati ma che difficilmente andranno a processo per via della prescrizione (finora solo due religiosi sono comparsi in un tribunale penale tedesco: un ex insegnante di religione vicedirettore  del liceo, allontanato nel 1958, e un ex direttore del convitto, entrambi morti nel 1984). E i numeri  potrebbero crescere ancora, fino a far assumere al “caso Ratisbona” una rilevanza pari a quella di  altri scandali internazionali di pedofilia ecclesiastica, dagli Stati Uniti all’Irlanda. «Le vittime hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un  campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della loro vita, caratterizzato da paura e violenza», usata come «metodo» per ottenere «massimi risultati» e  «assoluta disciplina», ha spiegato l’avvocato Weber nel rapporto presentato alla stampa. Un vero e  proprio «sistema della paura», fatto di violenze, sottomissione psicologica, incapacità di reagire,  omertà e silenzi, che ha avvolto per anni l’ambiente dei Regensburger domspatzen, i «passeri del  duomo di Ratisbona», come venivano chiamati i bambini e i ragazzi del coro delle voci bianche. Il rapporto non condanna direttamente come autore delle violenze ma nemmeno assolve mons.  Georg Ratzinger, fratello del papa emerito Benedetto XVI, direttore del coro fra il 1964 e il 1994,  che avrebbe «fatto finta di non vedere» e che sarebbe colpevole «di non essere intervenuto,  nonostante fosse a conoscenza» di ciò che accadeva. Da parte sua, Georg Ratzinger, chiamato in  causa già diversi anni fa, si è sempre difeso: «Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza  utilizzato, avrei fatto qualcosa», dichiarò in passato in un’intervista ad un giornale bavarese,  ammettendo quindi che una dose “equilibrata” di violenza veniva praticata. Non ne esce bene nemmeno il cardinal Gerhard Müller, vescovo di Ratisbona dal 2002 al 2012  prima di essere chiamato da papa Ratzinger in Vaticano a dirigere la Congregazione per la Dottrina  della fede (l’ex Sant’Uffizio), incarico che qualche settimana fa, allo scadere del quinquennio, papa  Francesco non gli ha rinnovato (anche per divergenze teologiche: Müller rappresenta una linea  conservatrice rispetto alle aperture pastorali di Bergoglio). Pur non essendo coinvolto né  direttamente né indirettamente – tutte le violenze sarebbero avvenute prima che Müller assumesse  la guida della diocesi –, il rapporto dell’avvocato Weber critica il modo con cui ha gestito la  vicenda, dopo le prime denunce: in particolare non avrebbe cercato alcun dialogo con le vittime né  si sarebbe impegnato a chiarire cosa fosse realmente accaduto nel coro delle voci bianche della  cattedrale della sua diocesi. Diocesi che poi, andato via Müller, ha parzialmente cominciato ad  ammettere i fatti dei decenni precedenti, assicurando un indennizzo massimo di 20mila euro per  ciascuna vittima. La prossima settimana, in Australia, si aprirà un nuovo processo per casi di pedofilia ecclesiastica:  davanti ai magistrati andrà il cardinale George Pell, attuale capo – sebbene “in aspettativa” – della  segreteria per l’Economia, il ministero dell’economia del Vaticano.