mercoledì 19 luglio 2017

Avvenire
Era un luogo di crescita, studio e musica per tanti bambini, membri del coro dei  Regensburger  Domspatzen,  i Passeri del Duomo di Ratisbona. Ma per alcuni, troppi, si è trasformato in un  «autentico inferno». La Germania è sotto choc per le conclusioni di un’inchiesta condotta su  incarico della diocesi della città bavarese al confine austriaco, che ha fatto luce su una grave e  tristissima vicenda di violenze contro almeno 547 bambini (500 casi di violenza fisica e 67 sessuale, la cifra è più alta delle vittime perché alcune di loro hanno subito entrambi gli abusi), a partire dal  1945, ma soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, e con ultimi casi fino al 1992.
A presentare il  rapporto, a 7 anni dalle prime grandi denunce di ex allievi, è stato l’avvocato incaricato  dell’indagine, Ulrich Weber. Il quale ha precisato che la cifra presentata è quella dei casi «altamente plausibili», ma, ha aggiunto, la cifra reale potrebbe essere di almeno 700. «Le vittime – si legge nel  rapporto – hanno descritto la scuola elementare in Etterzhausen e Pielenhöfen come “carcere”,  “inferno”, “campo di concentramento”». Se la scuola elementare è stata la più colpita, violenze si  verificavano anche nel ginnasio (che in Germania comincia dopo la scuola elementare e finisce alla  maturità), soprattutto nelle prime classi, ma in misura inferiore. «La violenza fisica – recita il  documento – era quotidiana, praticata nei modi più brutali a una vasta parte degli allievi», con  anche violenze psicologiche (umiliazioni, isolamento, divieto di comunicare) e per banali ragioni  come semplici violazioni di regole, rendimento insufficiente o per «moventi personali». C’erano però anche motivazioni «istituzionali »: «l’intero sistema educativo – si legge – era  indirizzato al successo del coro», e «il trio di violenza, paura e senso di impotenza doveva servire a  spezzare la volontà degli allievi privandoli di personalità e individualità, in modo da raggiungere la  massima disciplina e il massimo rendimento come base del successo». In molti casi le violenze  hanno segnato le vittime per tutta la vita. La diocesi ha promesso risarcimenti tra i 5.000 e i 20.000  euro, al momento sono state avanzate 300 domande, 450.000 euro già versati. Gli autori delle violenze sono almeno 49, di cui nove accusati anche di violenze sessuali (nessuno  ormai perseguibile visto che i reati sono prescritti). Secondo il documento, «in molti casi i  responsabili della violenza furono il direttore della scuola elementare e il suo vice, per decenni le  persone determinanti della struttura». Imbarazzo ha creato il fatto che a capo del coro dei  Domspatzen è stato, dal 1964 al 1993, Georg Ratzinger, il fratello oggi novantatreenne del Papa  emerito Joseph Ratzinger. Weber l’ha chiamato in causa anche per aver partecipato alla «cultura del  silenzio», per cui «praticamente tutti i responsabili (della struttura  ndr)  erano almeno in parte a  corrente». In particolare a Georg Ratzinger, ha detto l’avvocato, «va rimproverato di aver guardato  da un’altra parte e non esser intervenuto pur essendo al corrente» delle violenze fisiche. Anche se,  precisa, «non vi sono indizi che fosse al corrente anche di violenze sessuali». Il rapporto denuncia  che «il periodo tra il 1945 e il 2010 è stato in massima parte segnato da indifferenza e disinteresse  da parte dei responsabili dei Domspatzen» per i fatti di violenza, «le denunce delle vittime non sono state prese sul serio, né vi è stata una reazione». Le cose sono cambiate dopo una serie di denunce  nel 2010, quando partì l’inchiesta della diocesi. Nel rapporto viene criticato il modo in cui il  cardinale Gerhard Ludwig Müller, che era vescovo di Ratisbona nel 2010, ha gestito la vicenda  subito dopo le prime denunce, criticando il fatto di non aver cercato il dialogo con le vittime. La vera svolta è però arrivata nel 2015 con la nomina di un investigatore esterno, Weber. La  speranza del legale, a questo punto, è «una pacificazione », oltre che lezioni da trarre. Con una  conclusione, almeno questa, rassicurante: «Oggi – conclude il rapporto – l’istituzione dei  Domspatzen ha corretto le lacune che avevano notevolmente agevolato le violenze. Gli allievi  godono di una pedagogia moderna».