sabato 8 luglio 2017

Francia
Il portavoce dell’episcopato francese sulla sentenza della cassazione riguardante la maternità surrogata. Su un pendio pericoloso
L'Osservatore Romano
«Il grande assente in questa decisione della corte di cassazione è l’interesse del bambino. Dov’è l’interesse del bambino quanto quest’ultimo viene da una gravidanza fatta per abbandonarlo?». Se lo chiede monsignor Olivier Ribadeau-Dumas, portavoce della Conferenza episcopale francese, il quale, in dichiarazioni al quotidiano «la Croix», commenta la sentenza dei giudici che, mercoledì scorso, hanno stabilito che un bambino nato all’estero da una “madre portante” può essere adottato in Francia dal coniuge del suo padre biologico e dunque vedersi riconoscere legalmente due genitori. La cassazione ha invece respinto la possibilità di trascrivere automaticamente gli atti di nascita all’estero che indicano come genitori del piccolo i due membri della coppia (di qualsiasi sesso essi siano) che fanno ricorso.
Al centro del dibattito è la “gestazione per altri” (gpa), chiamata anche maternità surrogata. Il suo divieto, attualmente previsto dal diritto francese, protegge, per Ribadeau-Dumas, i diritti della donna e del bambino. Adesso, «tale decisione dei giudici non rispetta assolutamente questo spirito, e non si può che dispiacersene».
Sul piano giuridico la sentenza è coerente con altre che l’hanno preceduta, come quella del 2015 che prevede l’iscrizione nello stato civile dei bambini nati da gestazione per altri, e con i cambiamenti nella disciplina della filiazione avviati dalla legge Taubira nel 2013. Ma sembra in contrasto con il parere dato dal comitato consultivo nazionale di etica che si è sempre pronunciato negativamente rispetto alla gpa. E lo stesso presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha fatto capire di pensarla allo stesso modo. Per la Chiesa, come ribadito più volte, c’è sempre l’interesse del nascituro al primo posto: «Non possono considerarsi nulli i legami che un bambino costruisce durante i nove mesi nel grembo di colei che l’ha portato. La gravidanza non è un “niente”», afferma ancora il portavoce dell’episcopato, puntando l’indice su interessi di tipo finanziario. «Il mercato della gestation pour autrui è estremamente redditizio. Costituisce un traffico di esseri umani. Questa decisione conferma il fatto che le dighe saltano una dopo l’altra. La ridefinizione della filiazione da alcuni anni a questa parte ci conduce su un pendio pericoloso. In tutta evidenza la scelta dei giudici della cassazione rischia di favorire la pratica della gpa e indebolire la sua proibizione», osserva monsignor Ribadeau-Dumas.
Agli occhi dei vescovi sembra un processo ineluttabile: «Anche se esiste una differenza fra la procreazione medicalmente assistita e la gestazione per altri, non vedo come si giustificherà, in futuro, il fatto che due donne possano avere un figlio e che lo stesso non avvenga per gli uomini. Credo dunque che in nome di tale logica, che può effettivamente sembrare ineluttabile, si finisca per legalizzare la gpa». Il portavoce della Conferenza episcopale francese si chiede cosa è bene per la famiglia, su cosa si vuole costruire e fondare la società, cosa porre al centro del progetto. Questioni che devono interrogare tutti, associazioni, religioni, famiglie, responsabili politici. In tale ambito «la missione della Chiesa è dire ciò che le sembra buono in nome del Vangelo e in nome della dignità umana».

L'Osservatore Romano, 8-9 luglio 2017