mercoledì 5 luglio 2017

(Damiano Serpi -  ©copyright) Eccoci, ci risiamo. Ancora una volta l’Europa ha mostrato la sua enorme fragilità. Purtroppo non c’è nulla da fare, l’attuale assetto dell’Unione Europea non è in grado di occuparsi dei veri problemi sociali che l’affliggono e che necessitano di una risposta concreta nell’immediato. Sono ancora troppe le differenze, le visioni personali, gli egoismi nazionali, il peso di un passato non ancora del tutto digerito e, soprattutto, la fame di gloria nazionale che blocca ogni decisione urgente da prendere prima che sia troppo tardi farlo. L’Europa non è ancora una unione di popoli pronta ad essere comunità, ma solo un’accozzaglia di Stati sovrani troppo orgogliosi che cercano nello stare insieme solo ciò che può essere utile o proficuo per portare ricchezza al proprio orticello. Solo 24 ore fa i comunicati stampa ufficiali erano baldanzosi nel dare la notizia che dal vertice dei ministri degli esteri di Italia, Francia e Germania si era raggiunto un accordo per cercare di affrontare seriamente il problema dei migranti. Tuttavia la gioia è durata poco e la realtà di sempre è calata a smorzare del tutto ogni entusiasmo. Francia e Spagna non apriranno i loro porti alle navi che salvano le vite umane nel Mar Mediterraneo come si era sperato e l’Italia dovrà restare sola a farlo. Oggi, poi, due altri fatti hanno decretato, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’incapacità dolosa dell’Europa di dare risposte concrete. Il parlamento Europeo, riunito per parlare di immigrazione, era desolatamente vuoto. Evidentemente l’argomento non era di interesse oppure gli eurodeputati avevano altro di più importante da fare che presenziare a detta seduta sul futuro stesso del vecchio continente.  Proprio su questo episodio si è consumato poi uno scontro, del tutto fuori luogo, tra parlamento e commissione europea a dimostrazione del fatto che non esiste coesione neanche tra gli organi di questa Europa già per nulla funzionale ed efficiente.
Inoltre è arrivata la decisione dell’Austria di dispiegare al Brennero l’esercito nazionale per evitare che i migranti giunti in Italia possano varcare quella frontiera. Così si ripete un dejà vu monotono che null’altro di nuovo ci vuol far capire se non che l’Europa intera se ne infischia delle persone che sfidano il mare per trovare un filo di speranza. Nonostante i comunicati ufficiali e le note di cordoglio ad ogni naufragio, la verità è che i morti annegati al largo della Libia o della Sicilia non pesano sulla coscienza di nessuno. Ognuno adduce motivi diversi ma alla fine il risultato è sempre lo stesso, possiamo dare dei soldi ma accogliere migranti no. Non importa altro del problema. L’Europa è disposta a pagare ma non a farsi carico del problema. Ci fosse un altro Erdogan in Libia tutto sarebbe risolto con uno stanziamento di qualche miliardo di euro e una rotta in meno da gestire.
Ancora una volta si mettono i soldi davanti a tutto rassicurati dall’illusione che tutto possa essere comprato con la moneta contante in attesa che l’economia riprenda a far veleggiare l’Europa che fu. Non importa nulla dei sentimenti, della realtà delle cose, della vera situazione che si presenta ogni giorno nel Mar Mediterraneo o dell’Africa che sta scoppiando. L’idea è sempre la stessa, l’Europa paga e non vuole sentire ragioni di nulla. Il ragionamento è lo stesso di chi volendosi togliere di torno un molesto questuante getta la moneta dall’altra parte della strada in modo che il bisognoso corra a prenderla e si allontani dal ricco epulone lasciandolo libero di continuare il suo giro tra negozi.
L’Europa non vuole avere nulla a che fare con i migranti economici. Questi ultimi sono un peso morto che nessuno in Europa vuole, neanche noi italiani che, invece, siamo costretti ad accogliere solo per mere questioni di logistica e di geografia marina. Non importa che l’attuale condizione sociale ed economica dei migranti sia dovuta in gran parte agli sfaceli creati in Africa o in Asia dagli europei nelle decadi passate. Non importa se la desertificazione avanza, anzi galoppa, a causa di uno sfruttamento del Creato che ha come principali responsabili proprio gli europei e gli occidentali. Non importa se a fuggire siano uomini, donne, bambini e anziani che hanno fame e cercano solo la dignità della loro vuota esistenza. L’Europa non vuole questa gente in giro per casa sua. Sono ospiti indesiderati, persone che vogliono autoinvitarsi a cena per poter sfruttare ciò che altri hanno prodotto.
L’Europa vuole combattere il populismo, ma per farlo sta usando le stesse armi dei populisti. Quella che abbiamo oggi non è l’Europa degli statisti o dei sognatori che auspicavano la cancellazione delle frontiere. Quell’Europa non è mai nata, mai. Ciò che attrae dell’Europa sono solo i benefici economici e monetari. Null’altro interessa i governi degli stati, ma non solo a loro. Anche noi cittadini europei non siamo per nulla attratti dall’idea di una Europa unita per davvero come somma fiera e orgogliosa di tanti popoli coesi da alti ideali e valori. Continuiamo a ragionare sempre e soltanto come italiani, francesi, tedeschi, austriaci, polacchi, spagnoli, portoghesi e via dicendo. Siamo sempre e soltanto prima dei cittadini dei nostri singoli stati e solo dopo europei se ci aggrada esserlo. Vogliamo i contributi dell’Europa, gli scudi monetari dell’Europa, i benefici del trattato di Schengen, tuttavia solo se ci conviene e sempre a senso unico.
Tutto questo ci sta sviando dai veri problemi della nostra società e del nostro mondo, immigrazione tra tutti. Vogliamo vivere ancora con l’illusione che possiamo sempre e comunque decidere senza gli altri e imporre muri e steccati a chi non è degno di essere come noi. Se poi ci va proprio male basta pagare e ci togliamo di dosso il problema. Non c’è bisogno di sporcarsi le mani e di sudare, basta aprire il borsellino e tirare fuori i soldi poi qualcuno disposto a imbrattarsi le mani al nostro posto si trova sempre.
L’Europa è prigioniera, forse addirittura ostaggio, del suo tempo passato, del suo credersi immune alle catastrofi demografiche che sono in corso nel mondo da almeno mezzo secolo.  L’Europa non vuole fare i conti con il suo lento declino e con il fatto che il futuro va costruito e non più ereditato da chi ci ha dato tempo fa in dote ciò che abbiamo sperperato negli anni volendo vivere come se per noi le regole generali della demografia e del rispetto dell’ambiente non valessero mai.
L’Europa non vuole dare ascolto alle parole di Papa Francesco che anche oggi con buon senso ha parlato ai cuori di chi, nel vecchio continente, deve fare delle scelte concrete sul problema dei migranti. Sono uomini e donne che devono essere visti come dei nostri fratelli e come delle persone in cerca di aiuto. L’Europa ha paura delle parole del Papa perché ha paura del suo futuro. L’Europa non vuole essere cristiana come le ricorda il Papa argentino figli di migranti europei, non vuole capire che occorre rimettersi in gioco perché crede di poter continuare ad essere baricentro di un vecchio mondo che nei fatti non c’è più da tanto tempo. Il Papa continua a lanciare concreti appelli nel vuoto di un’Europa che, non dimentichiamocelo, non ha mai voluto riconoscere le proprie radici cristiane in nome di una laicità che ci sta facendo dimenticare persino dell’importanza della sofferenza di chi, uomo come noi, cerca solo la dignità di una vita che, solo per puro caso, noi abbiamo ricevuto in eredità.