mercoledì 12 luglio 2017

(Daniela Fassini) Caritas e Migrantes: non è stato affrontato il tema accoglienza La priorità deve restare quella di salvare vite umane. È l' appello che tutte le Ong impegnate nel Mediterraneo lanciano all' Unione europea, impegnata ad individuare nuove stregie per frenare e gestire i flussi migratori. La preoccupazione è che con le nuove disposizioni, innanzitutto col nuovo codice di condotta per il salvataggio in mare, che prevede regole ferree per le organizzazioni non governative, aumenti la lunga lista dei morti in mare. Ma c' è anche la questione, altrettanto importante, che tocca la solidarietà. Ancora una volta - come già avvenuto nei precedenti vertici europei - ieri a Varsavia non si è parlato di accoglienza. Di quell' Europa con le porte aperte che molte organizzazioni impegnate a salvare vite umane auspicano. L' incontro con Frontex, ancora una volta, non ha così centrato l' obiettivo. Ne è convinto Giancarlo Perego. «Credo che di fronte ai problemi reali di questo momento nel Mediteraneo con da una parte il salvataggio e dall' altra l' accoglienza sul nostro territorio, l' obiettivo è stato ancora una volta non centrato» critica l' arcivescovo di Ferrara e già direttore della Fondazione Migrates. «Perché si è parlato ancora una volta di un indebolimento del salvataggio e un rafforzamento di Triton - aggiunge - che non sappiamo in che direzione va: se va a rafforzare la guardia costiera libica i problemi rimangono irrisolti e ancora una volta l' Europa della solidarietà ne esce sconfitta». Con l' atteso incontro di ieri, secondo Perego «c' era la possibilità di affrontare il tema dell' accoglienza, allargare il ricollocamento e sgravare l' arrivo nei soli porti italiani». «I 200mila migranti stimati che arriveranno in Italia quest' anno - conclude con amarezza il presule - non troveranno un' Europa aperta all' accoglienza». Anche per Oliviero Forti, responsabile Immigrazione di Caritas Italiana, a Varsavia, ieri è stato ancora una volta tralasciato il vero e più importante nodo. «Si cerca di sviare la questione fondamentale della relocation nei paesi membri con la questione dei salvataggi » commenta. Triton ha un mandato specifico, secondo Forti, ma «è chiaro che non bisogna farsi distrarre dalla vicenda dei soccorsi e dei salvataggi rispetto al nodo principale che è la collaborazione fra i vari stati membri». «Oggi stiamo lavorando ai salvataggi ma la questione vera è l' accoglienza - aggiunge - Queste persone dove andranno? La questione è dire chiaramente se queste persone le vogliamo salvare e accogliere e come le vogliamo distribuire». L' obiettivo resta quello quindi, ne sono convinti Caritas e Migrantes, di far comprendere a tutti i Paesi europei che la relocation è un dovere, «non un' opzione». Su questo bisogna lavorare politicamente in maniera seria, conclude Forti, «abbassando la soglia che prevedeva la relocation solo per quelle nazionalità che raggiungono il 75% del riconoscimento, altrimenti nessuno viene ricollocato». Anche il Moas punta il dito contro la chiusura dell' Europa. «L' Unione europea è stata create per salvaguardare una pace duratura e i diritti umani - dichiara Regina Catrambone, responsabile della Ong maltese - Dopo aver vissuto gli orrori dell' Olocausto, valori quali uguaglianza, unità, libertà e coesione hanno guidato i Padri Fondatori. Ma cosa resta di quelle nobili aspirazioni e della sete di giustizia sociale? Cosa resta del nostro sogno di pace duratura dentro e fuori l' Europa?» si chiede. Secondo Catrambone, «l' ambizioso sogno europeo è diventato un semplice retaggio del passato» e i flussi migratori «hanno peggiorato il quadro generale». Purtroppo, nemmeno l' ultimo meeting informale tenutosi a Tallinn fra i Ministri degli Interni dei 28 Paesi Membri, secondo la Ong maltese, «ha prodotto effettivi positivi per rilanciare la solidarietà europea». L' Europa non è mai stata così frammentata, e «solo recuperando i suoi principi e valori fondanti può sopravvivere» conclude Catrambone.