martedì 11 luglio 2017

Europa
Gli imam europei in marcia sui luoghi degli attentati islamisti
La Stampa
(Walter Rauhe) Visto da lontano, il grande bus color grigio-argento che sosta in prossimità della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche di Berlino, sembra uno di quei tanti bus turistici che soprattutto nella stagione estiva percorrono i principali monumenti e punti d' interesse della città. Solo la scritta impressa in diverse lingue sulle fiancate del pullman - «Marcia dei musulmani contro il terrorismo» - e la massiccia presenza di poliziotti e agenti dei servizi di sicurezza, sollevano il dubbio che nel caso dei passeggeri che stanno scendendo dall' abitacolo non si tratta di semplici turisti. Sono una sessantina di imam e rappresentanti di comunità islamiche in Belgio, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Spagna e Tunisia in viaggio da domenica per visitare i luoghi degli attentati terroristici di matrice islamista che in questi ultimi anni hanno insanguinato l' Europa.
Partito sabato scorso dalle Champs-Elysées di Parigi, il bus ha fatto la sua prima tappa domenica a Berlino alla Breitscheidplatz, dove il 19 dicembre scorso il profugo di origine tunisina Anis Amri investì col suo camion il mercatino di Natale uccidendo dodici persone e ferendone altre 50. Il viaggio ha toccato ieri Bruxelles, dove gli imam hanno commemorato le 32 vittime degli attentati del 22 marzo del 2016 e proseguirà oggi alla volta di Saint-Etienne du Rouvray, dove il 26 luglio dello scorso anno venne assassinato padre Jacques Hamel. Altre tappe sono previste a Montauban, Tolosa, Parigi fino a quella finale a Nizza il 14 luglio, dove gli imam, insieme alle comunità islamiche locali e ai rappresentanti delle altre religioni, ricorderanno le 86 vittime della strage avvenuta esattamente un anno fa. «Gli islamisti devono smettere di tenere in ostaggio la nostra religione. È arrivato il momento di dire basta ad ogni forma di strumentalizzazione politica e terroristica dell' Islam», spiega l' imam di Nîmes, Hocine Drouiche, uno dei partecipanti della marcia. 
«I musulmani si devono adattare ai valori occidentali, che sono gli stessi valori umani di fratellanza che l' Islam spirituale ci insegna». Drouiche e gli altri imam che hanno aderito all' iniziativa, sono rappresentanti delle comunità islamiche più moderate e liberali che da tempo si battono a favore di una modernizzazione della loro religione. Imam che all' interno delle comunità islamiche in Europa rappresentano ancora una minoranza, ma che ora hanno trovato il coraggio di denunciare i crimini e le barbarie compiute nel nome della loro religione da fanatici come quelli del cosiddetto Stato islamico. 
Drouiche, come tutti gli altri partecipanti alla «Marcia dei musulmani contro il terrorismo», ha ricevuto numerose minacce di morte, tanto che al termine del suo viaggio non sa se potrà ancora praticare il suo lavoro nella comunità di Nîmes. Nel suo tragitto attraverso l' Europa, il bus deve essere così scortato dalle forze dell' ordine dei diversi Paesi. Ad ogni tappa gli imam tengono piccole celebrazioni e preghiere in ricordo delle vittime del fanatismo islamista insieme ai rappresentanti delle comunità ebraiche, cattoliche e luterane locali. «Noi condividiamo con i cristiani, gli ebrei, i buddhisti e gli atei lo stesso Paese e gli stessi valori. E se si innesca il fuoco, nessuno verrà risparmiato dalle fiamme», sostiene Hocine Drouiche. «Ancora siamo in pochi», gli fa eco Sawsan Chebli, responsabile per le questioni interreligiose e l' integrazione nel Senato di Berlino. «Ma qualcuno deve iniziare, perché a condividere il nostro messaggio sono in molti. Sono i componenti di una grande maggioranza silenziosa che ancora non ha il coraggio di scendere in piazza per difendere i valori sacrosanti dell' Islam. Quelli della tolleranza, della pace, della convivenza, del rispetto delle altre religioni».