giovedì 6 luglio 2017

(Antonio Pelayo) Conobbi Joaquín nell’agosto 1978, in occasione della morte di Paolo VI e del conclave in cui fu eletto Giovanni Paolo I, e da allora ho mantenuto con lui un costante rapporto professionale e di amicizia. A quel tempo era corrispondente a Roma del quotidiano spagnolo «ABC». Nel 1983 fu eletto presidente dell’Associazione stampa estera in Italia, incarico a cui rinunciò quando nel dicembre 1984 Karol Wojtyła lo chiamò a sostituire padre Romeo Panciroli a capo della Sala stampa della Santa Sede. In vent’anni trasformò il funzionamento di questo importante organismo, modernizzandolo e snellendolo, fino a trasformarlo in un indispensabile mezzo d’informazione per quanti erano interessati all’attualità della Chiesa cattolica nel mondo.Navarro-Valls era nato nel 1936, pochi mesi dopo l’inizio della guerra civile spagnola, nella località levantina di Cartagena, dove compì i suoi primi studi, al termine dei quali si trasferì a Granada e a Barcellona, per conseguire la laurea in medicina, specializzandosi in seguito in psichiatria. La sua passione letteraria lo spinse a iscriversi alla facoltà di giornalismo dell’università di Navarra. A quel tempo era già entrato in contatto con l’Opus Dei, di cui era membro numerario; collaborò a diverse sue attività sia a Barcellona sia a Granada. Nel 1970 si trasferì a Roma, diventando uno stretto collaboratore del fondatore, Josemaría Escrivá de Balaguer, e in seguito del suo successore, Álvaro del Portillo, operando soprattutto nel campo della comunicazione. Alla fine degli anni Settanta fu nominato corrispondente di «ABC» in Italia e in Vaticano, occupandosi anche dell’attualità in diversi paesi dell’area mediterranea.
Una svolta decisiva nella sua vita ci fu quando Giovanni Paolo II lo chiamò a dirigere la Sala stampa della Santa Sede, alla quale il Pontefice polacco voleva imprimere nuovi ritmi. Fu il primo non italiano a ricoprire tale incarico. Si fece notare subito per la sua abilità come comunicatore e al tempo stesso modernizzò le vetuste strutture di via della Conciliazione, rendendole più funzionali ed efficienti grazie alle innovative tecnologie della comunicazione. Con il passare degli anni, Navarro-Valls approfondì il proprio rapporto personale con il Pontefice e con l’allora suo segretario personale, monsignor Stanisław Dziwisz, oggi cardinale arcivescovo emerito di Cracovia. Accompagnò il Papa nei suoi numerosi viaggi nei cinque continenti. Restava al suo fianco anche durante le vacanze estive sulle montagne del nord Italia. Oserei dire che esisteva tra loro una speciale empatia.
Navarro-Valls non si limitò però al suo incarico di direttore della Sala stampa. Fece parte delle delegazioni vaticane nelle Conferenze internazionali organizzate dall’Onu al Cairo (1994), Pechino (1995) e Istanbul (1996) e operò come interlocutore speciale nella preparazione di alcuni viaggi papali particolarmente delicati, come quello a Cuba nel 1998. Di fatto, prima di quel viaggio, ebbe con il leader cubano Fidel Castro una lunghissima conversazione, durante la quale riuscì a strappargli alcune promesse, come la trasmissione in diretta televisiva di tutte le cerimonie celebrate da Giovanni Paolo II nell’isola caraibica.
Fu sua anche l’idea di non limitare la comunicazione papale ai discorsi e alle omelie, ma di estenderla alla pubblicazione di libri firmati da Karol Wojtyła. Così nacquero, tra gli altri Varcare le soglie della speranza (1994), Alzatevi, andiamo! (2004) o Memoria e identità (2005), opere tradotte in diverse lingue e di cui si vendettero centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo.
A mano a mano che la malattia s’impossessava della persona di Giovanni Paolo II, cresceva l’attenzione mondiale per la salute del Pontefice. In quei lunghi anni Joaquín ricorse alle sue conoscenze mediche per spiegare meglio i processi — incluse le diverse operazioni — che stavano riducendo sempre più sensibilmente le capacità motorie e comunicative del Papa. Nel contempo cresceva il lui la consapevolezza di condividere la vita di un santo. «Sono consapevole — dichiarò — che dovrò rendere conto a Dio per l’immensa fortuna di aver potuto lavorare vicino a un uomo attorno al quale si palpa l’esistenza della grazia».
Il 1º aprile 2005 fu sopraffatto dall’emozione quando in piena conferenza stampa non poté trattenere le lacrime nel rispondere a un giornalista che gli aveva chiesto quali erano i suoi sentimenti dinanzi all’imminente dipartita del suo amato e ammirato Papa polacco.
Quando fu eletto successore di Pietro il cardinale Joseph Ratzinger, con il quale Navarro-Valls aveva mantenuto uno stretto rapporto, questi lo confermò nel suo incarico ma, agli occhi di tutti, il panorama era cambiato. Per oltre un anno rimase a capo dell’“ufficio” (come a volte lo chiamava), ma, come egli stesso dichiarò in seguito, per tre volte chiese a Benedetto XVI di essere sostituito. Il che avvenne nel luglio 2006, quando cedette il passo al gesuita Federico Lombardi.
Il “dottor Navarro” ritornò così alla sua vecchia passione per la medicina e fu nominato presidente dell’Advisory Board dell’università campus biomedico che la prelatura dell’Opus Dei aveva aperto nei pressi di Roma.
Di tanto in tanto appariva nelle colonne della stampa quotidiana o in trasmissioni televisive di mezzo mondo. Non siamo mai riusciti a convincerlo a scrivere un libro di memorie “confessabili”. Si rifiutava sempre, dicendo: «Le cose più interessanti non le potrei raccontare e il resto in un certo senso è già noto». Magari ha lasciato qualche pagina inedita che merita di essere pubblicata...
In sostanza è stato un comunicatore elegante e convincente, un membro illustre della prelatura, di cui ha fatto parte fin da giovanissimo (e dove familiarmente era conosciuto come Quico), un fedele servitore dei Papi e della Chiesa.
L'Osservatore Romano, 6-7 luglio 2017.