lunedì 17 luglio 2017

«Siamo testimoni di una crisi di solidarietà e volontà politica dovuta a una narrazione politica negativa sulla migrazione, sfortunatamente dominante in molti paesi». Parole di Leïla Bodeux, responsabile ufficio migrazione e asilo di Caritas Europa, che conferma i rilievi al piano d’azione della Commissione europea per il Mediterraneo centrale. «La priorità — osserva in una intervista all’agenzia Sir — è solo respingere i migranti attraverso i rimpatri, rafforzare i controlli alle frontiere meridionali della Libia per impedire loro di arrivare in Europa, senza tener conto delle drammatiche situazioni da cui fuggono e del rischio di ulteriori violazioni dei diritti umani».
Infatti, l’obiettivo di ristabilire il controllo delle frontiere nelle aree di transito di Mali, Burkina Faso e Niger, nasconde «la chiara intenzione di impedire l’arrivo dei migranti in Libia». Un approccio che, tuttavia, «non tiene conto delle ragioni per cui le persone sono costrette a fuggire (guerre, conflitti, disastri naturali) e ha lo scopo di farle restare dove sono».
Per la rappresentante di Caritas Europa, concentrarsi solo sulla sicurezza «è controproducente perché alimenta le reti dei trafficanti, costringe le persone a intraprendere rotte più pericolose e non diminuisce l’immigrazione irregolare, anzi il contrario». In questo senso, Caritas Europa critica anche un certo tentativo di “criminalizzazione” delle ong e si augura che «alle ong non venga proibito di sbarcare in Italia», chiedendo che un codice di condotta sia stilato insieme alla società civile. Un codice che «dovrebbe essere rivolto a tutti gli attori coinvolti nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare, non solo alle ong. L’obiettivo dovrebbe essere di migliorare il coordinamento e salvare vite umane anziché demonizzare e criminalizzare le ong. La società civile dovrebbe essere consultata nella stesura». E sulle accuse rivolte al lavoro delle ong il giudizio è molto netto. «Ci dispiace vedere — dice la Bodeux — il dibattito politico negativo e pericoloso che coinvolge le ong in Italia e in altri paesi. Le ong dovrebbero essere lodate per il lavoro che fanno e le vite che salvano, anziché essere accusate di collusione con i trafficanti».
Sulla Libia, dove la situazione politica ancora «è molto caotica e frammentata», la responsabile di Caritas Europa avverte: «Rafforzare la cooperazione con la Libia senza monitorare attentamente le loro attività rischia di portare a violazioni dei diritti umani. I responsabili politici dell’Ue dovrebbero smettere di provare ad esternalizzare le politiche di asilo e migrazione in Libia». Infatti, sottolinea con forza, «molti rapporti hanno documentato numerosi abusi nei confronti dei migranti (stupri, torture, lavoro forzato), che accadono anche nei centri di detenzione sotto controllo statale. Le autorità libiche, che dovrebbero combattere la tratta di esseri umani, sono state accusate di prendere parte alle attività dei trafficanti. Ci sono vari casi di guardie costiere libiche collegate a diversi ministeri e autorità e molteplici casi che hanno dimostrato come alcuni di loro abbiano usato violenza contro le ong e i migranti durante le operazioni di soccorso».
L'Osservatore Romano, 17-18 luglio 2017.