venerdì 7 luglio 2017

In Europa c’è «una crisi di solidarietà e volontà politica» nei confronti della questione migrazioni, con paesi come l’Italia che si trovano a reggere il peso maggiore. La priorità è solo respingere i migranti attraverso i rimpatri, rafforzare i controlli alle frontiere meridionali della Libia per impedire loro di arrivare in Europa, senza tener conto delle drammatiche situazioni da cui fuggono e del rischio di ulteriori violazioni dei diritti umani. È quanto sostiene Leïla Bodeaux, responsabile ufficio migrazione e asilo di Caritas Europa, in merito al piano d’azione della Commissione europea per il Mediterraneo centrale di cui si è discusso al vertice informale di Tallinn. «Concentrarsi solo sulla sicurezza — ha detto Bodeaux al Sir — è controproducente perché alimenta le reti dei trafficanti, costringe le persone a intraprendere rotte più pericolose e non diminuisce l’immigrazione irregolare, anzi il contrario». In Europa c’è «una crisi di solidarietà e volontà politica dovuta a una narrazione politica negativa sulla migrazione, sfortunatamente dominante in molti paesi. La migrazione è erroneamente considerata una minaccia o un problema piuttosto che un’opportunità».
Intanto, una lettera ai suoi partner internazionali, Chiese e organismi ecumenici, per proporre di avviare dal basso un’azione europea concertata e capillare, volta a smuovere sulla questione migratoria l’Europa e i rispettivi stati membri, è stata inviata dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei). In concreto, l’organismo propone di considerare l’opzione dei “corridoi umanitari”. Chiede di «fare pressione sui propri governi affinché sia immediatamente implementato il programma di reinsediamento dell’Ue, vengano adottate politiche di solidarietà e di condivisione relativamente al numero degli arrivi; si aprano dei “safe passages”, analoghi ai corridoi umanitari, e si introducano visti umanitari temporanei che permettano a coloro che sono stati tratti in salvo nel Mediterraneo di accedere ad altri paesi Ue».
«Chiediamo ai nostri partner — spiega Luca Negro, presidente della Fcei — di moltiplicare gli sforzi perché si possa trovare una soluzione alla crisi migratoria affinché questa non ricada interamente sulle spalle dell’Italia. Quello che vogliamo comunicare alle nostre Chiese sorelle è l’idea di non lasciare sola l’Italia e di fare tutta la loro parte per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e la classe politica del proprio paese sul fatto che l’Europa ha lasciato solo un suo stato membro, che ha come sola colpa il fatto di essere geograficamente il naturale approdo al fenomeno migratorio».
L'Osservatore Romano, 7-8 luglio 2017.