domenica 2 luglio 2017

Egitto
L'Osservatore Romano
Nessuna violenza in nome del Corano. È quanto ribadisce il testo di una proposta di legge, tesa appunto a contrastare le violenze e le propagande settarie compiute in nome della religione islamica, che in questi giorni gli studiosi dell’università di Al Azhar, principale centro teologico-accademico dell’islam sunnita, hanno sottoposto agli uffici della presidenza della Repubblica egiziana. Lo ha riferito lo stesso Ahmed Al-Tayyib, grande imam di Al Azhar, specificando che il progetto di legge punta nella sostanza a riaffermare la totale incompatibilità tra la violenza giustificata con argomenti religiosi e la legge islamica.Il progetto di legge, approvato dagli studiosi di Al Azhar e successivamente presentato ai collaboratori del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, punta dunque a ridurre le manifestazioni di odio e di intolleranza promosse da gruppi estremisti e a riproporre il principio di cittadinanza come base di una convivenza pacifica tra connazionali appartenenti a diverse componenti religiose. Un tentativo di arginare soprattutto quelle ondate terroristiche che ormai ciclicamente investono e tendono a destabilizzare l’Egitto colpendo con particolare virulenza i fedeli della Chiesa copta, la più folta comunità cristiana del Medio oriente.
Il testo, riferisce l’agenzia Fides, evita di entrare nel dettaglio delle singole pene da infliggere a chi si rende responsabile di istigazione all’odio religioso e dei crimini a esso collegati, che andranno dunque specificate dall’organo legislativo. Tuttavia, numerosi osservatori ritengono come l’iniziativa abbia il palese obiettivo di esprimere una netta presa di distanze di Al Azhar nei confronti di teorie e propagande che in seno alla variegata comunità islamica giustificano l’odio e la violenza citando il Corano e facendo uso di argomenti a sfondo religioso.
Il comitato che ha lavorato alla bozza del progetto di legge, guidato da Mohamed Abdel Salam, consulente giuridico del grande imam di Al Azhar, era stato costituito lo scorso 13 maggio, ed era composto da cinque studiosi, specializzati in diversi settori giuridici. Nella stesura della bozza di legge, è stato riferito, i membri del comitato hanno tenuto conto di alcuni testi fondamentali come la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, oltre che della Costituzione egiziana e delle disposizioni di diritto penale vigenti in Egitto.
L'Osservatore Romano, 1° - 2 luglio 2017.