lunedì 17 luglio 2017

(Luigi Sandri) L’ipotizzata canonizzazione di un cardinale croato, avversata dalla Chiesa serba, rende difficile a  papa Francesco di procedere – ignorando quelle critiche – come invece fece Giovanni Paolo II che,  sfidando gli ortodossi, beatificò Alojzije Stepinac. Questi era arcivescovo di Zagabria quando, nel  1941, Ante Pavelic, il capo degli “ustascia” (insorti, filofascisti) prese il potere, in Croazia,  perseguitando gli ebrei e, anche, i cristiani ortodossi serbi che vivevano nel paese. Infine, sul finire  della seconda guerra mondiale quel regime fu dissolto e, nella neonata Jugoslavia socialista, guidata da Tito, l’arcivescovo fu portato in tribunale sotto l’accusa di aver sostenuto la politica degli  ustascia, e dunque condannato a sedici anni di lavori forzati, poi tramutati in residenza coatta. Nel  1953 Pio XII creò cardinale Stepinac, che però non poté recarsi a Roma a ricevere la porpora, né  ottenne, poi, il visto per partecipare al conclave che nel 1958 elesse Giovanni XXIII. Senza mai  ottenere la libertà, l’arcivescovo morì nel 1960. Per i cattolici croati – in grande maggioranza nel  loro paese – Stepinac fu un eroe che si oppose a ogni dittatura, e che seppe distinguersi dalla  politica antiebraica, e antiserba, di Pavelic. Per i cristiani ortodossi serbi, invece, l’ arcivescovo  favorì le azioni repressive del regime ustascia sia per eliminare gli ebrei che per “liberare” la  Croazia da ogni presenza serba. Ignorando le critiche di parte serba, e facendo totalmente sue le tesi croate, papa Wojtyla nell’ottobre 1998 si recò in Croazia, ove beatificò Stepinac. Ma, non contenti  di tale traguardo, i cattolici croati (e il governo di Zagabria) hanno suscitato iniziative e interventi  per chiedere a Francesco di canonizzare il loro eroe nazionale. Il patriarca ortodosso serbo, Irinej, e  il suo Sinodo, hanno allora fatto sapere a Roma che, se il papa avesse accolto i desiderata croati,  avrebbero interrotto ogni rapporto ecumenico con i cattolici. Per risolvere la contesa, nel 2016 i capi delle due Chiese si sono accordati per creare una commissione mista al fine di accertare  l’atteggiamento di Stepinac durante la seconda guerra mondiale. Dopo un anno di lavoro, giovedì  scorso la commissione ha reso pubblico il suo responso: «Si è giunti alla conclusione che vari  eventi, interventi, scritti, silenzi e prese di posizioni sono tuttora oggetto di interpretazioni varie.  Nel caso del cardinale Stepinac, le prevalenti interpretazioni date rispettivamente dai croati cattolici  e dai serbi ortodossi restano ancora divergenti». In questione, dunque, non sono le virtù personali  dell’arcivescovo, ma le sue scelte politiche, “patriottiche” per i croati, e invece devastanti secondo i  serbi. L’ insperabile contrasto rende ora “ecumenicamente” impossibile a Francesco la  canonizzazione di Stepinac. Se lo facesse, oltre a quelle serbe solleverebbe le ire del patriarcato di  Mosca che si considera “gran protettore” dei popoli ortodossi dei Balcani.