domenica 2 luglio 2017

L'Osservatore Romano
Dopo 13 anni, la Costa d’Avorio chiude il capitolo della guerra civile con la partenza, ieri, dell’ultimo contingente della forza di pace delle Nazioni Unite. Il responsabile dell’operazione Onu (Unoci), Aïchatou Mindaoudou, ha sottolineato che è terminata «una missione di successo». La Costa d’Avorio ha vissuto un decennio di crisi politica tra il 2002 e il 2011, dopo il fallito colpo di stato contro il presidente Laurent Gbagbo nel settembre 2002. Due anni dopo l’inizio della crisi, il 27 febbraio 2004, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione n. 1528 che ha istituito l’operazione di mantenimento della pace.
Secondo Alichatou Mindaoudou, «la fine di Unoci mostra i grandi progressi ottenuti in Costa d’Avorio per la pace, la stabilità e il benessere economico». Nel 2014, il paese è tornato a ospitare la sede centrale della Banca africana di sviluppo, trasferita a Tunisi a causa della guerra civile.
In origine i peacekeeper erano stati impiegati per garantire la tenuta di un cessate il fuoco al confine tra il nord controllato dai ribelli e il sud filo-governativo. Un accordo di pace siglato nel 2007 non ha impedito, però, una ripresa delle ostilità sei anni fa, con circa 3000 morti dopo le elezioni vinte dall’attuale presidente Alassane Ouattara.
La risoluzione istitutiva della missione aveva autorizzato il dispiegamento di 6900 caschi blu. Alla fine dello scorso anno, però, il numero dei peacekeeper era già stato ridotto a 2600.
L'Osservatore Romano, 1° - 2 luglio 2017.