sabato 1 luglio 2017

Bulgaria
Secondo giorno in Bulgaria del Cardinale Sandri
Cong. Chiese Orientali
Nella prima mattinata di sabato 1 luglio il Cardinale Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, accompagnato dal Nunzio Apostolico a Sofia, S.E. Mons. Anselmo Pecorari, è partito dalla sede della Rappresentanza Pontificia diretto a Pleven, diocesi di Nicopoli, a circa due ore di viaggio dalla capitale.
Lì è stato accolto dal Vescovo, S.E. Mons. Petko Christov, O.F.M. Conv., dal Presidente della Conferenza Episcopale interrituale, S.E. Mons. Proykov, e dal Vescovo di Sofia-Plovdiv, S.E. Mons. Gheorghi Yoyvcev, dalle Religiose della Carità di Santa Teresa di Calcutta, provenienti dalle tre comunità presenti nel paese, dai sacerdoti, religiosi, e da un grande numero di persone, venute per celebrare con il Cardinale il Centenario delle Apparizioni della Beata Vergine Maria a Fatima, nella parrocchia eretta a Santuario Diocesano dall'attuale Vescovo, il quale ne ebbe l'intuizione nel 1996 nel corso di un pellegrinaggio a Fatima. La Chiesa è retta dalla comunità dei Frati Francescani Minori Conventuali della Provincia di Varsavia - Polonia, che qui in Bulgaria hanno sinora due conventi. Il Vescovo ha rivolto una parola di accoglienza al Cardinale Prefetto, e subito dopo di lui il parroco, frate nativo della Bulgaria e prima vocazione di questo Paese per i Minori Conventuali.
Durante la Celebrazione, molto partecipata, il Cardinale ha tenuto l'omelia, di cui si allega il testo. Prima della benedizione, Sua Eminenza insieme al Presidente della Conferenza Episcopale, ai Vescovi e al Nunzio Apostolico, hanno rinnovato l'atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria della Bulgaria, come già accadde all'atto di erigere il Santuario.
Alla celebrazione e al pranzo festivo, hanno voluto essere presenti anche i Signori Ambasciatori presso la Bulgaria d'Italia, Spagna, Portogallo, Argentina e dell'Ordine di Malta.
Dopo pranzo, il Cardinale ha incontrato i Frati Minori Conventuali insieme al Provinciale giunto dalla Polonia, ed ha ascoltato le sfide della loro presenza pastorale in Bulgaria. Molto particolare il racconto delle esigenze di accompagnare spiritualmente i numerosi studenti provenienti da Paesi anglofoni, tra cui Gran Bretagna e India, che studiano nelle locali Università, e che hanno cercato loro stessi il contatto con la Chiesa Cattolica, chiedendo la celebrazione di una Santa Messa in inglese e gruppi di incontro e di preghiera. Il Cardinale Sandri, insieme al Nunzio, hanno lodato queste attività, che sono di grande speranza per la crescita della gioventù e la testimonianza cristiana nel Paese, e hanno pregato il Provinciale di poter rinvenire se possibile altre forze che alimentino questo prezioso servizio. I frati hanno voluto fare omaggio al Cardinale, in occasione del suo cinquantesimo di ordinazione sacerdotale, ventesimo di episcopato e decennio come Cardinale e Prefetto del Dicastero, di una bella icona di San Francesco realizzata da un iconografo locale.
Sua Eminenza ha poi iniziato l'incontro con i Vescovi della Bulgaria, mettendosi innanzitutto in ascolto delle loro istanze: è stato sottolineato il processo di recupero dei beni confiscati dallo Stato in epoca comunista, su cui avere pazienza e attenzione, in collaborazione con il Nunzio Apostolico, come pure per la richiesta di pieno riconoscimento da parte del Governo della Chiesa Cattolica. Si è affrontato il tema della assistenza pastorale delle comunità in particolare nelle città, e della presenza preziosa dei Religiosi vista la carenza di vocazioni locali, fatta eccezione per le Religiose Eucaristine che contano alcune giovani bulgare tra le loro file. Il sostentamento del clero e l'aiuto per le opere pastorali è stato pure esaminato, con la riconoscenza per quanto fatto finora dalla Congregazione per le Chiese Orientali attraverso i sussidi ordinari annuali e quello straordinario recato in dono nel corso della visita dal Cardinale Prefetto, come pure da parte della Conferenza Episcopale Italiana, sempre generosa ma che progressivamente nel corso degli anni si è vista costretta a diminuire i contributi di solidarietà per la piccola Chiesa in Bulgaria, oltre ad altre agenzie tedesche, o degli Stati Uniti. L'assistenza alla fasce più povere interiormente e materialmente della popolazione è stata sottolineata come prioritaria, sia attraverso Caritas Bulgaria, che altre associazioni ecclesiali. Il Cardinale ha anche esortato i Vescovi al buon utilizzo dell'edificio in ristrutturazione nel centro di Sofia, che sarà affidato proprio alla Conferenza Episcopale in collaborazione con la Nunziatura Apostolica, e infine li ha incoraggiati ad elaborare progetti pastorali che possano eventualmente anche essere sostenuti da altre Agenzie della ROACO.
Sulla strada di ritorno, nel centro della Capitale, il Cardinale ha reso visita alla Chiesa Russo-Ortodossa, che stava celebrando il Grande Vespero della Domenica, salutando il rettore della Chiesa, Padre Filippo, già conosciuto dai tempi in cui era Parroco della chiesa Russa di Santa Caterina a Roma. Il Cardinale si è soffermato in preghiera con la comunità e ha visitato la cripta ove sono le spoglie di San Serafino, Vescovo Russo morto nel 1950 a Sofia dopo l'esilio a cui fu costretto dopo la Rivoluzione Bolscevica del 1917.

*****
Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica presso il Santuario di Diocesano di Pleven, Centenario delle Apparizioni della Beata Vergine Maria a Fatima, sabato 1 luglio 2017 A.D.
Eccellenza Reverendissima, Mons. Anselmo Pecorari, Nunzio Apostolico,
Eccellenza Reverendissima Mons. Petko Christov, Vescovo di Nicopoli,
Eccellenze, Distinte Autorità,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.“un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle”.
La tradizione cristiana sin dai primi secoli, ha letto in questo segno del cielo, insieme alla personificazione dell’Israele fedele a Dio e alla Chiesa, anche la figura della Tutta Santa Madre di Dio, Maria Santissima. In fondo Ella rappresenta bene i figli della promessa fatta ad Abramo, come lei stessa ricorda nella preghiera del Magnificat, e come ha ripetuto il Concilio Ecumenico Vaticano II “è riconosciuta come membro sovraeminente e singolarissimo della Chiesa, sua figura e modello eccellentissimo nella fede e nella carità” (LG 53). Il nostro pensiero in questo Santuario corre alla Cova de Iria, dove la Vergine Santissima scelse di apparire a tre bambini, semplici ma capaci di affidarsi totalmente a Dio e alla Madre del Cielo: cento anni fa il disegno della Divina Provvidenza è voluto correre nuovamente in soccorso dell’umanità, mettendola in guardia dai rischi di una civiltà senza Dio ma con molti idoli, i quali per diverse vie vogliono distruggere l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio creatore e Padre. Il vostro Vescovo, poco più di vent’anni fa, pellegrino anch’egli a Fatima, sentì nel cuore il desiderio di consacrare al Messaggio della Vergine un luogo nella Diocesi, un cuore pulsante ove rilanciare quella chiamata alla conversione che rimane sempre attuale.
2. Maria ci doni anzitutto la grazia di cogliere che siamo “nella pienezza del tempo”. Ce lo ha ricordato san Paolo nella lettera ai Galati: “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il proprio Figlio, nato da donna”. È la certezza che guida la vita dei santi e dei martiri, alcuni dei quali sono figli di questa terra, la Bulgaria, o vi hanno trascorso parte della loro vita e missione. Penso ai Santi fratelli di Tessalonica, Cirillo e Metodio, così presi dall’ansia che il Vangelo di Gesù potesse risuonare tra i popoli dell’attuale Europa Orientale, a san Giovanni XXIII, Papa Roncalli, che qui visse i suoi primi anni come Delegato Apostolico, a San Giovanni Paolo II, che ebbi la gioia di accompagnare nella indimenticabile visita del 2002. Ma non voglio dimenticare i beati martiri figli di questa terra: il Vescovo Eugenio Bossilkov, e i Padri Kamen Vitchev, Pavel Djidjov e Josaphat Chichkov. La violenza che si è scatenata contro di loro e contro molti altri era figlia di un progetto politico ateo e materialista, che assolutizzava una ideologia e lo Stato che la incarnava quasi fosse un essere trascendente, dinanzi al quale nessuna ingerenza era tollerata, tantomeno quella del Vangelo di Cristo proclamato nella comunione con il Successore dell’apostolo Pietro, il Papa di Roma. Tale violenza e perversione nel reggere il bene comune era parte dell’annuncio della Vergine ai Pastorelli di Fatima: la visione dell’inferno che essi ebbero fu insieme messa in guardia dal rischio della perdizione eterna per l’uomo di ogni tempo, ma in fondo quasi un’anticipazione di quello che l’umanità sulla terra è in grado di scatenare quando dimentica Dio e si dimentica che l’uomo al suo fianco è suo fratello. Ricordiamo le immani tragedie dei due conflitti mondiali, i milioni di morti nei campi di sterminio nazifascisti e socialisti sovietici, oltre alle sofferenze dei popoli dell’Europa dell’Est.
3. Il centenario delle apparizioni di Fatima ci consegna la triste consapevolezza che l’uomo di oggi ancora non ha imparato la lezione: i conflitti nel Vicino e Medio Oriente, le sofferenze dei popoli siriano, iraqeno, egiziano, il dolore in particolare dei nostri fratelli cristiani, l’instabilità che si perpetua nella vicina Ucraina, sono tante situazioni di inferno che l’uomo ha scatenato sulla terra. Era la percezione che avevo pochi giorni fa leggendo il rapporto sulla situazioni dei bambini in Siria dopo sei anni di conflitto: fanciulli cresciuti al suono del cadere delle bombe, dai cui occhi è stata strappata la speranza, molti dei quali nemmeno possono accedere alla normalità dell’istruzione. Ancora si ode l’eco della parola citata dopo la strage degli innocenti nei dintorni di Betlemme: “Rachele piange i suoi figli, perché non sono più”. E gli Erodi di oggi, nei loro palazzi e nelle loro conferenze, o ancora nella cecità del terrorismo fondamentalista, perpetuano le inutili stragi per preservare i loro possedimenti e i loro diversi interessi. E mentre la situazione rimane instabile, non possono restare chiuse le porte e i confini a coloro che vengono a bussare fuggendo dalla violenza.
4.Come credenti però, in questo Santuario, come abbiamo ascoltato nel Vangelo appena proclamato, sappiamo con certezza che presso la Croce del Figlio, anche oggi, sta la Madre Maria. Come ai Santi Francesco e Giacinta Marto, e come alla Serva di Dio Lucia Dos Santos, la Vergine non si limita a denunciare il male, ma chiede di collaborare al bene, e lo fa oggi qui anzitutto a noi che siamo qui a invocarLa. Ella rinnova l’invito alla celebrazione sacramentale e alla preghiera del Rosario, arma potente nelle nostre mani. Qui in Bulgaria in particolare, come anche in altri Paesi, mentre preghiamo dobbiamo anche sentire la ferita del cuore di Gesù, che sanguina per la divisione dei suoi figli. Invocando la Santissima Trinità, facciamo nostra la preghiera di Gesù al Padre nell’ultima Cena: “Ut unum sint, che siano una cosa sola”. Non stanchiamoci di trasmettere il fuoco della fede, che è rimasto acceso in Bulgaria nonostante tante sofferenze, alle giovani generazioni, iniziando dai bambini. Alimentiamo in loro quel semplice affidamento che tanto è amato della Vergine Maria, e che troviamo espresso nelle parole di Santa Giacinta: “Mi piace tanto dire a Gesù che lo amo! Quando glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio”, o di san Francesco Marto: “Quel che mi è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!”. Accanto alla preghiera, Maria ancora rinnova la richiesta “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati di cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?”. Non è una immagine negativa, va intesa piuttosto come il desiderio di Dio espresso dalla voce della Vergine che ciascuno di noi diventi attivo collaboratore della salvezza che Gesù è venuto a portare sulla terra. Come dice san Paolo, Dio ci costituisce “collaboratori della gioia” di ogni uomo, mentre doniamo il Vangelo, che è la Buona notizia. Se il peccato divide e ci rinchiude nella solitudine e nella lontananza, noi costruiremo ponti di comunione, di carità e di solidarietà, se il nostro egoismo offende Dio, noi saremo accoglienti e solidali, se Egli soffre per il nostro possesso geloso delle cose e delle persone, noi impareremo ogni giorno fare della nostra vita, del nostro tempo, delle nostre risorse, un dono a Lui e ai fratelli che incontriamo sul nostro cammino e che bussano alle porte del nostro cuore e delle nostre case. Non c’è altra strada, il Vangelo non chiede altro, la Vergine e il suo Cuore Immacolato potranno vincere anche grazie al nostro SI, che oggi ci impegniamo a dire rinnovando le promesse del nostro Battesimo: no al Diavolo e al peccato, Si a Dio e alla vita di grazia e di comunione!
5. Con le parole di Papa Francesco a Fatima, per il quale vogliamo pregare e nel cui nome vi impartirò la Benedizione Apostolica al termine della Celebrazione, ci affidiamo alla Vergine Santa: “Salve, vita e dolcezza, salve speranza nostra, o Vergine Pellegrina, o Regina Universale! Nel più intimo del tuo essere, nel tuo Cuore Immacolato, guarda le gioie dell’essere umano in cammino verso la patria celeste. Nel più intimo del tuo essere, nel tuo Cuore Immacolato, guarda i dolori della famiglia umana che geme e piange in questa valle di lacrime. Con il tuo sorriso verginale rinvigorisci la gioia della Chiesa di Cristo. Con il tuo sguardo di dolcezza rafforza la speranza dei figli di Dio. Con le mani oranti che innalzi al Signore, unisci tutti in una sola famiglia umana”. Amen.