martedì 4 luglio 2017

Bulgaria
Concluso il viaggio in Bulgaria del prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. La carità abbatte ogni barriera
L'Osservatore Romano
«Breve ma intensa, sotto il segno dell’incontro, del dialogo e dell’incoraggiamento alla speranza». Ha sintetizzato così il cardinale Leonardo Sandri la visita compiuta nei giorni scorsi in Bulgaria. Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha tracciato per il nostro giornale un bilancio del viaggio conclusosi domenica 2 luglio, spiegando che nel Paese la comunità cattolica è «appena l’1 per cento dell’intera popolazione, suddivisa in due diocesi latine e un esarcato per i fedeli bizantini». Eppure è «lieta e vuole continuare a essere segno di speranza per la nazione». Da un lato conservando «la memoria grata di un passato ricco della benedizione di Dio, per il patrimonio di fede condivisa con i fratelli della Chiesa ortodossa» — basti pensare ai primi secoli del cristianesimo, alle missioni dei santi Cirillo e Metodio, ma anche «alla comune sofferenza patita sotto la persecuzione comunista» — e d’altro lato non dimenticando il presente con le «sfide della evangelizzazione permanente in un contesto segnato comunque dagli anni dell’ateismo di stato».
Di straordinario valore, ha spiegato il porporato, rimane l’incontro con patriarca Neofit, sia presso la sua residenza che al ricevimento per la festa del Papa, «davvero un gesto di grande delicatezza, se considerato nel contesto delle difficoltà del dialogo ecumenico, specie con alcune delle Chiese ortodosse». Degna di nota anche la breve visita compiuta dal cardinale alla chiesa russo-ortodossa di Sofia, rispondendo all’invito del parroco. «Si tratta di piccoli gesti — ha commentato — che vogliono mantenere aperto il cuore alla speranza nel cammino verso l’unità visibile». Anche l’incontro e il dialogo franco con il Gran Muftì di Bulgaria ha dato la possibilità «di condividere alcuni elementi necessari alla convivenza pacifica nel Medio oriente come in occidente».
La preghiera intensa di affidamento dei pellegrini al santuario della Madonna di Fátima eretto in Pleven e «la gioia sul volto dei quarantatré cresimandi della parrocchia di Rakovski», insieme alle opere di educazione, accoglienza e carità per i bulgari e per i rifugiati che «transitano per raggiungere nella maggior parte il nord Europa, sono tutti il segno di una Chiesa che è sì “piccolo gregge”» — tra l’altro in cerca del «pieno e legittimo riconoscimento da parte delle autorità civili» — ma vuole «continuare a essere seme che germoglia e cresce».
In particolare, durante le cresime di alcuni giovani della parrocchia di San Michele arcangelo, proprio domenica, il cardinale ha sottolineato come le condizioni del mondo di oggi non siano semplici a causa di «difficoltà economiche, della fatica a trovare un lavoro onesto, della corruzione che permane» e poi delle «guerre vicino a noi», così come le «affermazioni che ci portano ad aver paura degli altri e a chiuderci in sterili forme di nazionalismo». Da qui l’invito a pensare alla situazione degli apostoli nel cenacolo prima di Pentecoste. Erano contenti di aver visto il Signore risorto, ma ancora «traballanti per la paura di cosa sarebbe potuto accadere loro». Il fuoco dello Spirito invece «li ha avvolti e ha spalancato le porte del loro cuore, e hanno iniziato ad annunciare il Vangelo che è giunto sino a qui in Bulgaria anche grazie a tanti missionari e testimoni». Il Paraclito, infatti, genera gente che «si mette in cammino, e in questo modo rende la sua testimonianza». È stato il caso di alcuni figli della Bulgaria, come «i tre martiri sacerdoti assunzionisti, Josaphat Chicov, Kamen Vitchev e Pavel Djidjov, dei quali Giovanni Paolo II disse a Plovdiv, nell’omelia di beatificazione: «Con il loro servizio disinteressato alla nazione, essi si propongono come modelli per i cristiani di oggi, specialmente per i giovani della Bulgaria che cercano di dare un senso alla loro vita e vogliono seguire Cristo nel laicato, nella vita religiosa o nel sacerdozio». Papa Wojtyła volle rimarcare che «la sincerità del dono della loro vita non fu soltanto riconosciuta dai compagni di prigionia nel momento estremo del martirio», ma ben prima, dai parrocchiani e anche da parte degli ex-alunni del loro collegio, «con ricordo vivo da parte di cattolici, ortodossi, ebrei e musulmani». Infatti, quando la carità «è sincera, abbatte ogni confine e barriera, e costruisce una umanità nuova nonostante sofferenze e persecuzioni».
Il cardinale Sandri ha poi ricordato le parole del profeta Isaia: anche i giovani «si stancano e inciampano lungo il cammino della vita». Questo, ha aggiunto, può accadere anche «a voi, quando — come afferma Papa Francesco, che mi ha chiesto di recarvi il suo saluto e la sua benedizione — vi lasciate rubare la speranza». In particolare, quando non «avete il coraggio di sogni grandi e di bene per la vostra vita e quella dell’umanità» e «vi ripiegate in sterili egoismi, perdete la fiducia in voi stessi e pensate che non ce la farete a superare le difficoltà».
Il giorno precedente, sabato 1° luglio, il cardinale aveva presieduto la concelebrazione eucaristica nel santuario mariano diocesano di Pleven. All’omelia ha fatto riferimento ai conflitti «nel Vicino e Medio oriente» alle «sofferenze dei popoli siriano, iracheno, egiziano» al «dolore in particolare dei fratelli cristiani», all’instabilità «che si perpetua nella vicina Ucraina». Soprattutto il porporato si è detto colpito dalla lettura di un «rapporto sulla situazione dei bambini in Siria dopo sei anni di conflitto: fanciulli cresciuti al suono del cadere delle bombe, dai cui occhi è stata strappata la speranza, molti dei quali nemmeno possono accedere alla normalità dell’istruzione». E tutto questo mentre, ha denunciato, gli «Erodi di oggi, nei loro palazzi e nelle loro conferenze, o ancora nella cecità del terrorismo fondamentalista, perpetuano le inutili stragi per preservare i loro possedimenti e i loro diversi interessi». Per questo, ha ammonito, in una situazione che «rimane instabile, non possono restare chiuse le porte e i confini a coloro che vengono a bussare fuggendo dalla violenza».
Il cardinale Sandri ha anche ricordato i santi e i martiri, alcuni dei quali sono figli della Bulgaria, come il vescovo Eugenio Bossilkov, o vi hanno trascorso parte della loro vita e missione: come Giovanni XXIII, che visse nel paese i suoi primi anni come delegato apostolico e Giovanni Paolo II, che qui venne in visita nel 2002. «La violenza che si è scatenata contro» i beati martiri figli di questa terra — ha detto riguardo ai primi — «era figlia di un progetto politico ateo e materialista», che assolutizzava «una ideologia e lo stato che la incarnava quasi fosse un essere trascendente», dinanzi al quale «nessuna ingerenza era tollerata, tantomeno quella del Vangelo di Cristo proclamato nella comunione con il Successore dell’apostolo Pietro, il Papa di Roma». Tale violenza e perversione rappresenta, per il celebrante, «un’anticipazione di quello che l’umanità sulla terra è in grado di scatenare quando dimentica Dio e si dimentica che l’uomo al suo fianco è suo fratello».
L'Osservatore Romano, 4-5 luglio 2017