domenica 2 luglio 2017

L'Osservatore Romano
Nonostante l’impegno e le numerose iniziative promosse dalla Chiesa, la crisi economica e sociale che affligge da qualche anno il Venezuela inizia a far sentire i suoi effetti anche oltre frontiera. Due i confini definiti “caldi”. In primo luogo, a sud, quello brasiliano; in secondo luogo, a ovest, quello colombiano. Ma non mancano rifugiati anche in Guyana, a est, o nelle isole caraibiche non troppo lontane dalla costa venezuelana. In Brasile, la situazione si aggrava giorno dopo giorno. La città frontaliera di Paracaima, nello stato di Roraima, è ormai al collasso. Preoccupazione per l’evolversi della situazione è stata espressa da Luiz Cláudio Mandela, direttore esecutivo della Caritas brasiliana che, al Sir, ha illustrato le criticità in corso. Le richieste di asilo nei primi mesi del 2017 hanno già superato il dato complessivo dei precedenti sei anni, secondo i dati forniti dal ministero della giustizia brasiliano. Fino al maggio di quest’anno ci sono state 8231 richieste di asilo, contro le 3375 del 2016. Attualmente, secondo la Caritas, sono circa 30.000 gli immigrati venezuelani solo nella città di Boa Vista, capitale del Roraima; 2000 di questi, secondo il Consiglio indigenista missionario (Cimi), organismo della Chiesa che cammina accanto ai popoli indigeni, appartengono ai Warao. «I venezuelani — ha sottolineato Mandela — stanno scappando sia per la situazione politica che si è venuta a creare, sia per la mancanza di cibo. Gli indigeni sono i più poveri tra i poveri, per loro la situazione economica è ancora più precaria. Le frontiere con il Venezuela sono in pratica senza controllo».
I migranti si ammassano a Boa Vista, dove in una palestra è stato istituito un centro di prima accoglienza che ospita circa 400 persone, ma le richieste sono ancora maggiori. E cercano poi rifugio in altre città, a cominciare da Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana. Qui la prefettura ha decretato la situazione di emergenza sociale per il flusso di immigrati appartenenti all’etnia Warao. Secondo Luiz Cláudio Mandela, i migranti venezuelani stanno soffrendo varie situazioni di discriminazione e sono costretti a vivere come spazzini e mendicanti a Manaus, Boa Vista e Pacaraima. I venezuelani chiedono di regolarizzare la loro situazione, ma si trovano ad affrontare problemi come la lentezza del governo brasiliano nel ricevere e vagliare le richieste di asilo. A Pacaraima, per esempio, non è possibile accedere a internet per avviare l’iter burocratico relativo alle richieste.
Il direttore della Caritas fa notare che molta parte dello sforzo di accoglienza è sulle spalle «delle Chiese locali, in particolare delle diocesi di Boa Vista e di Manaus, della Caritas e dei missionari scalabriniani». Nell’accoglienza «il primo posto va ai minori e alle donne». Al riguardo, la Chiesa e la Caritas hanno anche lanciato una campagna di sensibilizzazione e un’altra per raccogliere fondi. Secondo Mandela, «il primo obiettivo è rendere consapevole la società brasiliana di quanto sta accadendo. Spesso convivono due sentimenti contrapposti, c’è solidarietà ma anche confusione».
L’altra frontiera “calda” è quella colombiana, in particolare nella città di Cúcuta. Qui l’emigrazione è soprattutto giornaliera, ma stanno aumentando anche coloro che si fermano nel paese confinante. Secondo i dati forniti dalle autorità colombiane, tra 45.000 e 50.000 persone attraversano il confine ogni giorno dal Venezuela. Alcune stime parlano di un milione e 200.000 venezuelani residenti, legalmente o illegalmente, in Colombia. Questo spostamento quotidiano è causato dalla totale mancanza di alimenti e generi di prima necessità in Venezuela. Tutte queste persone cercano di procurarsi il necessario in Colombia, nonostante i costi proibitivi. Basti pensare che il salario minimo in Colombia equivale a 280 dollari, quello base in Venezuela a soli 20 dollari. Per venire incontro alle necessità della popolazione venezuelana, la diocesi di Cúcuta ha avviato l’iniziativa, già sperimentata in varie città venezuelane, delle Ollas comunitarias, delle mense solidali informali per venire incontro alle impellenze dei più bisognosi.
L'Osservatore Romano, 1° - 2 luglio 2017.