sabato 15 luglio 2017

The Tablet
(Sarah Mac Donald)  Il card. Schönborn ha rigettato la critica rivolta a lui dal cardinal Müller che ha definito  l'intervento dell'arcivescovo di Vienna nel dibattito sull'interpretazione di Amoris Laetitia “semplicemente non convincente”. All'inizio di questa settimana il cardinal Gerhard Ludwig Müller ha attaccato il card. Schönborn e  altri difensori del documento papale sulla famiglia, compreso il cardinal Walter Kasper, dicendo che i loro sforzi di chiarire i punti più controversi di  Amoris Laetitia  seguendo un percorso tra dogma e  pratica pastorale non sono convincenti.
Parlando il 13 luglio a Limerick, l'arcivescovo di Vienna ha reagito sorpreso alla critica del card.  Müller nei suoi confronti, ribattendo: “È la mia opinione, e se altri non la condividono, riguarda  loro”. Il cardinal Müller, dimesso la scorsa settimana da papa Francesco dall'incarico di Prefetto della  Congregazione per la Dottrina della fede, ha anche suggerito che il Pontefice incontri quei cardinali  che hanno espresso le loro preoccupazioni relativamente a  Amoris Laetitia  in cinque domande o  “dubia”. Il card. Schönborn rimproverava i cardinali dei dubia, criticando il  loro modo di sollevare le loro  preoccupazioni e di sfidare la procedura. “Che dei cardinali, che dovrebbero essere i più vicini collaboratori del papa, stiano cercando di fare  un atto di forza nei suo confronti e di far pressione su di lui affinché dia una risposta pubblica alla  loro lettera resa pubblica è un comportamento assolutamente sconveniente”, ha dichiarato. “Se  vogliono avere un'udienza con il papa, che chiedano un'udienza ma che non pubblichino di aver  chiesto un'udienza”. Parlando ad un giornale tedesco,  “Passauer Neue Presse” , il card. Müller ha suggerito che il papa  dovrebbe incaricare lui del dialogo tra le due parti in quanto lui ne ha la competenza. Ma ha anche  sottolineato di non aver intenzione di accettare di guidare un movimento di critica verso Francesco. Rispondendo a domande della stampa prima della conferenza “‘Let’s Talk Family: Let’s Be Family’  (Parliamo di famiglia, siamo famiglia) a Limerick, in Irlanda, il card. Schönborn ha detto che  “rispondere ai dubia è molto semplice”. Ha detto che, secondo l'insegnamento della Chiesa, un matrimonio valido è indissolubile. “Papa  Francesco non ha mai messo in discussione i principi, perché sono principi della Bibbia e del  Vangelo e dell'insegnamento di Gesù. Ma dare questa risposta non è rispondere ad ogni singolo caso e situazione con cui ci troviamo ad aver a che fare nella vita quotidiana”. Ha detto che il papa aveva detto chiaramente che, nei casi concreti, dobbiamo esercitare il  discernimento. “Dobbiamo esercitare la virtù della prudenza e questo significa guardare  chiaramente la realtà”. Ha fatto riferimento all'esortazione di papa Giovanni Paolo II,  “Familiaris Consortio”  su  matrimonio e famiglia, dove è detto che i pastori sono tenuti a discernere le diverse situazioni. L'arcivescovo di Vienna, che sta visitando l'Irlanda con alcuni seminaristi della sua diocesi, ha  criticato coloro che adottano un atteggiamento rigorista o troppo lassista su  Amoris Laetitia ,  affermando che la strada del discernimento è meno semplice e facile, ma più proficua. Rispondendo a domande sul bambino malato inguaribile Charlie Gard, il card. Schönborn ha  affermato che non intendeva commentare la legge britannica, ma che ci sono due principi che  devono essere tenuti presenti in questo caso. Il primo è che ogni vita umana deve essere protetta e sostenuta il più possibile. Il secondo, che è contenuto nel catechismo della Chiesa cattolica, stabilisce che nessun medico è  obbligato a praticare una terapia eroica o eccessiva o straordinaria. “È una questione di giudizio prudenziale. E può essere molto difficile. Quando è eccessiva una  terapia? E quando è fatta in base al sacro compito di proteggere la vita?” Alla domanda se un trattamento eccessivo possa essere supportato, il cardinale ha detto che questo  deve essere deciso caso per caso. Ha anche evidenziato che lo stesso papa Giovanni Paolo II aveva detto che a un certo punto sarebbe venuto il momento di staccare le macchine che lo mantenevano in vita e di lasciarlo andare. “Ha potuto prendere questa decisione lui stesso, per lasciare che la natura facesse il suo corso”. Ha messo in guardia dalla fretta nel prendere una decisione, sottolineando che discernere quando la  terapia è diventata “eroica” è un giudizio prudenziale, “e per emettere un giudizio prudenziale si  deve considerare ogni elemento della decisione”.  
traduzione: www.finesettimana.org