mercoledì 26 luglio 2017

L'Osservatore Romano
L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha esortato ieri l’Australia a porre fine alla pratica della gestione offshore, in Papua Nuova Guinea e Nauru, dei richiedenti asilo senza visto valido che arrivano via mare. L’agenzia ha inoltre deplorato che l’Australia rifiuti di concedere l’asilo nel paese anche ai rifugiati vulnerabili con legami familiari in Australia, contrariamente a quanto internazionalmente stabilito. La gestione offshore dei richiedenti asilo «ha causato ingenti ed evitabili sofferenze, per troppo tempo» ha affermato l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, in una dichiarazione resa nota a Ginevra. «Famiglie sono state separate e molti hanno subito danni fisici e psicologici» si legge nella dichiarazione.
Non è la prima volta che l’Onu attacca l’Australia sul tema dei migranti offshore. Lo scorso novembre si leggeva in una nota che «il regime di detenzione offshore è un trattamento crudele, inumano e degradante, ingiustamente punitivo e illegale secondo il diritto internazionale, che macchia la buona reputazione dell’Australia in materia di diritti umani». Si denunciavano «abusi verbali, attacchi fisici, stupri o furti da parte della comunità locale, ma anche da parte delle guardie di sicurezza» contro i migranti.
L'Osservatore Romano, 25-26 luglio 2017.