domenica 23 luglio 2017

America
L'Osservatore Romano
Un estremo appello al dialogo per mettere fine a uno scontro istituzionale e politico che ormai dura da troppo tempo: questo il messaggio lanciato ieri dai membri del Mercosur (il mercato comune del Sud America, composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, più altri quattro paesi associati: Cile, Colombia, Messico e Guyana) riuniti a Mendoza, in Argentina. La dichiarazione comune sulla situazione a Caracas, diffusa al termine dell’incontro, non fa riferimento in modo esplicito alle elezioni per l’assemblea costituente — convocate dal presidente venezuelano Nicolás Maduro per il prossimo 30 luglio — ma chiede a governo e opposizione di astenersi da «iniziative che possano dividere ancora di più la società venezuelana o aggravare i conflitti istituzionali».
Il breve testo del comunicato si apre con «un appello urgente perché cessi la violenza e si liberino i detenuti per motivi politici» e per «il ripristino dello stato di diritto e della separazione dei poteri». I firmatari invitano infine le parti a «un dialogo che permetta una concertazione politica credibile» e si dicono pronti «ad accompagnare questo dialogo nel modo che i suoi protagonisti credano più conveniente».
Critiche dirette al potere di Maduro sono state espresse dal presidente di turno dell’organizzazione, il brasiliano Michel Temer. In Venezuela, ha dichiarato, «è avvenuta una rottura della democrazia» aggiungendo: «Non staremo zitti, non faremo finta di niente» davanti a eventuali passi indietro rispetto alle conquiste democratiche ottenute nella regione al prezzo di grandi sacrifici.
Anche la commissione di Venezia, organo di esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa, in un’opinione richiesta dall’Organizzazione degli stati americani (Osa), ha dichiarato ieri che i tentativi di Maduro di preparare una nuova costituzione «hanno molte criticità e minano la credibilità democratica» del paese. La commissione di Venezia ha stabilito che Maduro «non ha il potere di decidere (come ha fatto con un decreto) le regole per l’elezione dei delegati all’assemblea costituente» e che le regole decise finora «violano profondamente il principio democratico dell’equità del voto». La commissione di Venezia ha infine sottolineato l’assoluta necessità di tenere «un dibattito sostanziale che coinvolga tutte le forze politiche, le organizzazioni non governative le associazioni civiche, gli accademici e i media» in modo da adottare «un testo sostenibile, accettabile per l’intero paese».
L’altro ieri il Venezuela è stato paralizzato da uno sciopero generale indetto dall’opposizione. Ci sono stati cortei e disordini. Lo sciopero si è svolto a pochi giorni dal referendum simbolico indetto dall’opposizione antichavista contro il progetto di riforma costituzionale di Maduro. Tra i sette milioni di cittadini che hanno partecipato alla consultazione, una schiacciante maggioranza si è espressa contro il progetto governativo.
Maduro ha tuttavia detto che, nonostante il referendum simbolico, andrà avanti e ha mantenuto la data della consultazione elettorale per la costituente. L’obiettivo della riforma — nell’intento di Maduro e dei suoi sostenitori — sarebbe quello di arginare il potere della classe dirigente dell’opposizione, composta in larga maggioranza da industriali e manager, che si ritroverebbero privati di una fetta consistente di interessi.
Lo scontro istituzionale e politico in Venezuela si è intensificato a partire dallo scorso aprile quando il tribunale supremo cercò di esautorare il parlamento, controllato dall’opposizione, assumendone i poteri. La decisione provocò una durissima reazione dell’opposizione. Manifestazioni, disordini e scontri con le forze dell’ordine hanno provocato finora circa cento morti.
L'Osservatore Romano, 22-23 luglio 2017.