venerdì 7 luglio 2017

«La strumentalizzazione del cibo come arma aggiunge umiliazione e decimazione delle popolazioni, oltre a distruggere il tessuto stesso delle società»: è quanto viene sottolineato dai partecipanti al congresso svoltosi nei giorni scorsi a Nairobi sulla terribile situazione che sono costretti a vivere le popolazioni del Corno d’Africa. I paesi del Corno d’Africa afflitti da siccità e guerra stanno affrontando la carestia che affligge regolarmente la regione e sollecitano le Nazioni Unite e le organizzazioni religiose a proseguire l’impegno per contenere l’attuale crisi.A Nairobi, i leader religiosi e i partner di numerose organizzazioni internazionali si sono mobilitati per la giustizia e la pace nel continente. Il convegno è stato organizzato dal World Council of Churches (Wcc) dall’All Africa Conference of Churches (Aacc) dall’Act Alliance (organizzazione umanitaria in seno al Wcc con sede a Ginevra e presente in tutti i continenti delle Chiese membro), dalla Federazione luterana mondiale (Flm), dal World Vision International e dal World Food Programme.
«Dobbiamo mantenere lo slancio — hanno sottolineato i relatori — ottenuto in occasione della giornata mondiale di preghiera per porre fine alla fame nel mondo, impegnandoci in dibattiti che abbiano risvolti strategici».
Oggi, in Somalia circa 2,9 milioni di persone e circa 5,6 milioni di persone nella vicina Etiopia sono classificate a rischio o in emergenza e richiedono assistenza umanitaria urgente. Più a sud, in Kenya, 2,6 milioni di persone hanno bisogno urgentemente di cibo. La siccità aumenta e con essa sono crescenti le necessità nel Sud Sudan, con 4,9 milioni di persone richiedenti assistenza alimentare. «In questo paese — ha ricordato il vescovo Isaiah Dau della Chiesa pentecostale — la situazione è drammatica. Nell’Upper Nile e Unity State la fame è acuta e la gente muore».
I dirigenti delle Nazioni Unite e i leader delle Chiese hanno espresso la loro profonda preoccupazione per il nesso tra i conflitti e la fame, ben sapendo che l’insicurezza alimentare e la fame sono sempre più utilizzati come armi di guerra. Le Nazioni Unite hanno dichiarato lo stato di carestia nei territori del Sud Sudan, ma la situazione è critica anche in aree adiacenti come la Somalia, l’Etiopia, il Burundi, il Kenya e l’Uganda nelle quali bisogna intervenire prima che sia troppo tardi.
All’evento hanno preso parte, tra gli altri, Andre Karamaga, segretario generale della Aacc, Agnes Aboum, moderatore del comitato centrale del Wcc, Joyce Luma, direttore del World Food Programme per il Sud Sudan, e Manoj Kurian della Ecumenical Advocacy Alliance per la difesa dei diritti umani.
L'Osservatore Romano, 6-7 luglio 2017.