martedì 6 giugno 2017

Vietnam
P. Dominic Ngo Quang Tuyen: in Vietnam solo il dialogo e l'incontro tra il governo e la chiesa possono rinforzare la collaborazione per il bene del Paese
(a cura redazione "Il sismografo")
Padre Dominic Ngo Quang Tuyen
(Francesco Gagliano  - ©copyright) Un mese fa Papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche del cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyen Van Thuân, dichiarandolo venerabile assieme a un altro porporato, l'italiano Elia dalla Costa. La comunità cattolica vietnamita ha gioito per questa importante decisione che richiama subito alla memoria una delle figure più importanti della chiesa vietnamita, pesantemente oppressa dal regime comunista a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Una vera chiesa martire che ha dato, e continua a dare, ai cattolici del mondo esempi e testimonianze rilevanti che finiscono per rinforzare e anche accrescere la fede di molte persone.
Come ha già raccontato Nguyen Dinh Anh Nhue, frate minore conventuale che presiede l’Istituto francescano di studi asiatici dell'università pontificia Seraphicum a Roma, «in Vietnam molti fedeli si sentono protetti e ispirati dalla testimonianza del cardinale Van Thuân». La sua reclusione in carcere e nei campi di rieducazione, che durò tredici lunghi anni, terminando solo nel 1988, non lo trattennero nella sua opera evangelizzatrice, nella celebrazione quotidiana della Messa e nella lettura, trascrizione e diffusione di interi brani della Bibbia, tanto che creò delle vere e proprie comunità cristiane composte da prigionieri e secondini. 
Le vicende vissute del cardinale Van Thuân sono tuttavia identiche a quelle patite da centinaia di altri sacerdoti vietnamiti fino a poche decine di anni fa, quando in Vietnam un presbitero poteva essere incarcerato a lungo anche senza accusa e processo; tra queste spicca quella che ha visto protagonista padre Dominic Ngo Quang Tuyen, nato il 1 luglio 1948 e divenuto sacerdote negli anni difficili del regime comunista di Hanoi. 
Come il porporato suo conterraneo che si avvia a essere beatificato, padre Dominic è stato imprigionato per ben tredici anni, dal 1982 al 1995, prima in un carcere di Saigon, quindi in un campo di prigionia nella foresta a cento chilometri dalla città. Il motivo del suo arresto, e di tanti altri sacerdoti del paese, è di aver prestato aiuto a cittadini contrari al governo comunista, facilitando la loro fuga all'estero e il loro successivo rientro in Vietnam per la creazione di un'opposizione politica. 
In realtà la fondatezza di queste accuse non è mai stata provata e il movente politico è stato spesso abusato dalle forze di polizia per incarcerare o isolare tutti coloro che sono stati più o meno parte della cerchia del cardinal Van Thuân, presule che per molto tempo il regime vide come avversario. Lo stesso padre Dominic, già poco tempo dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1973, aveva cominciato a collaborare con il porporato per questioni relative alla sua diocesi e lo incontrò di persona il 1 agosto 1975, restando con lui d'accordo di tornare a trovarlo presso il seminario maggiore due settimane più tardi, per celebrare assieme la festa dell'Assunzione. Quando il padre si presentò all'appuntamento apprese la terribile notizia che proprio poche ore prima il cardinale Van Thuân era stato arrestato: non lo vide più poiché quando, nel 1988, il cardinale fu finalmente scarcerato padre Dominic era stato a sua volta imprigionato da circa sei anni.
La sua storia è stata di recente raccontata in un piccolo libro scritto da don Luigi Ginami e noi abbiamo potuto incontrare a Roma padre Dominic per conoscere più da vicino la sua esperienza, che è stata costellata da grandi sacrifici e soprusi ma che gli ha anche permesso di scoprire, come lui stesso ci ha raccontato, la grande forza consolatrice del Vangelo. 
E' proprio grazie alle Scritture che padre Dominic, esattamente come fece il cardinale Van Thuân, potè creare un legame con i carcerieri e i suoi compagni di cella, i primi chiesero al sacerdote di insegnare loro l'inglese e lui acconsentì purché gli procurassero una Bibbia. Cominciò così una costante e paziente opera di evangelizzazione che alternava la preghiera alla celebrazione della Messa con mezzi di fortuna: i suoi compagni di cella si impegnavano a procurarli delle pillole di medicinali da cui padre Dominic riusciva a ricavare l'inchiostro per trascrivere su piccoli cartigli il vangelo di Marco. «Avevo scelto Marco perché era il più breve» ci ha spiegato il sacerdote che pochi giorni fa, nel contesto della Plenaria delle Pontificie Opere Missionarie, ha potuto incontrare e salutare Papa Francesco.
Sono molte le domande che vorremmo continuare a fare a questo sacerdote che sul volto mostra una calma e una serenità che non denunciano tredici anni di dure privazioni, una però è più grande di tutte e riguarda il ministero e il magistero di Papa Francesco e il suo paese, se le parole del Pontefice possono apportare un contributo concreto a un miglioramento della chiesa cattolica in Vietnam e ai suoi rapporti con il governo. 
La risposta del padre Dominic è stata breve ma densa di significato e di impegni per il futuro: «solo il dialogo può contribuire a una convivenza pacifica nel mio paese, per capire le ragioni degli uni e degli altri non può che esserci la cultura dell'incontro, per evitare le lacerazioni che ci sono state in passato, tra arresti ed epurazioni di ogni genere. Quando le delegazioni del governo del Vietnam si recano a Roma per le regolari conversazioni con la Santa Sede, volte a illustrare a vicenda i rapporti tra la Chiesa e lo stato, è importante che quanto annunciato e promesso sia poi mantenuto». In un simile comportamento, secondo padre Dominic, «ne va del bene dell'intera nazione e la chiesa cattolica vietnamita non ha altro desiderio che fare il bene per il suo popolo come parte della nazione».