venerdì 9 giugno 2017

(Stefania Falasca) I vertici della Conferenza episcopale hanno consegnato a Bergoglio il dossier sulle vittime nei cortei Monsignor Padrón: «Occorrono cibo, medicine ed elezioni Possibili altre iniziative dal Pontefice» Cinquanta minuti di colloquio intenso, di vicinanza e commozione per papa Francesco ascoltando le storie di sofferenza e di repressione subite dalle famiglie e dagli ultimi ragazzi assassinati. La "lista de los falecidos durante las protestas" - l' elenco dei settanta morti in due mesi dall' inizio delle proteste - è quello che i vescovi della Conferenza episcopale venezuelana hanno consegnato ieri nelle mani del Papa nel corso della loro visita in Vaticano «per esporre a viva voce la grave situazione che attraversa il Venezuela».I sei presuli della presidenza episcopale del Paese sudamericano, ridotto ormai allo stremo da oltre settanta giorni di crisi istituzionale, economica e umanitaria, sono stati ricevuti ieri mattina da Papa Francesco e hanno descritto i gravi problemi che lacerano e affamano la nazione. «Il popolo venezuelano sente che ogni giorno perde libertà e la repressione diventa sempre più grande. A gravare sulla popolazione, poi, la mancanza quasi totale di beni primari come cibo e medicine. È necessario riconoscere la volontà del popolo che chiede alimenti, medicine, libertà e elezioni libere». Così monsignor Diego Rafael Padrón Sánchez, vescovo di Cumaná e presidente della Conferenza episcopale venezuelana a conclusione di una giornata che ha visto i vertici dell' episcopato del Paese incontrare in Vaticano prima il Papa, poi il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e infine gli ufficiali di Caritas internazionale. «Abbiamo descritto al Papa oggettivamente quella che è la situazione - ha riferito il presidente Diego Padrón ad Avvenire- e ha dialogato con noi, ci ha fatto alcune domande, abbiamo ascoltato i suoi consigli». E due sono le osservazioni principali che il presidente della Conferenza episcopale ha voluto sottolineare dell' incontro: «Papa Francesco ci ha mostrato tutto il suo sostegno e ha detto che noi abbiamo la sua completa fiducia. Non c' è nessuna distanza tra ciò che pensa il Papa e ciò che pensa la Conferenza episcopale. Francesco è molto ben informato sulla situazione delVenezuela ogni giorno. E sta accanto alla sofferenza di tutto il popolo». 
A proposito di quanto detto da alcuni osservatori, secondo cui il Papa e i vescovi venezuelani non avrebbero la stessa posizione, monsignor Padrón sottolinea: «Il Papa ci ha mostrato il suo sostegno totale. Voi sapete che avete il mio aiuto e il mio appoggio per la vostra missione. Come il Papa noi non rappresentiamo nessuna parzialità, ci interessa aiutare il popolo, non facciamo differenze. Siamo venuti per ringraziarlo della sua vicinanza e presentare la situazione di tutto il popolo venezuelano ». 
Per quanto riguarda la situazione politica, il presidente Padrón ha affermato che oggi non c' è la possibilità di negoziato tra governo e opposizione perché per ricominciare una sessione di dialogo bisognerebbe prendere come punto di partenza i quattro aspetti che sono segnati nella lettera del Segretario di Stato Parolin del 2 dicembre 2016: primo l' apertura di canale umanitario, il rispetto all' As- semblea nazionale, la liberazione dei prigionieri politici, processo elettorale. Per Padrón questa lettera resta una «magna charta» come prospettiva di un rinnovato dialogo e di un nuovo sviluppo. 
La Conferenza episcopale ha chiesto al governo e all' opposizione un referendum consultivo sull' idea della Costituente. Riguardo all' emergenza umanitaria papa Francesco ha chiesto di rafforzare il lavoro della Caritas venezuelana. La Caritas internazionale e altre istituzioni sono pronte ad aiutare. Ed è possibile che lo stesso Francesco lanci un' eventuale colletta internazionale.