giovedì 22 giugno 2017

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, sembra sempre più isolato dalla comunità internazionale. Nelle ultime ventiquattro ore il governo di Caracas ha dovuto prendere atto che pochi paesi della regione lo appoggiano e ha dovuto rimuovere il comandante della Guardia nazionale, Antonio Benavides Torres, in seguito alla morte di un diciassettenne negli ultimi scontri. Sul fronte diplomatico, il ministro degli esteri, Delcy Rodríguez, ha lasciato tra le polemiche la riunione dell’assemblea dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) che si è tenuta a Cancún. Durante i lavori, infatti, benché nessuna proposta contro Caracas abbia ottenuto i 23 voti su 35 necessari per essere adottata, si è registrata una chiara opposizione alle posizioni del Venezuela. Un testo presentato da un gruppo di paesi capeggiati dal Messico, in cui si chiedeva al governo di Maduro di riconsiderare la sua proposta di riforma costituzionale, ha ottenuto 20 voti. Un altro documento presentato dai paesi dei Caraibi, che conteneva un appello generico al dialogo politico a Caracas, è stato invece appoggiato solamente da 8 paesi. A seguito dei risultati del vertice, 11 paesi americani (Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Cile, Honduras, Guatemala, Messico, Paraguay, Perú e Stati Uniti) hanno diffuso una dichiarazione congiunta molto dura nei confronti del governo di Caracas nella quale, tra l’altro, si chiede di sospendere il progetto di modifica della costituzione.
Nelle stesse ore, a Caracas una manifestazione contro la riforma costituzionale è degenerata in scontri violenti durante i quali un diciassette è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco. La rapida diffusione delle testimonianze raccolte dalla stampa e dai social network sulla morte del ragazzo ha lasciato poco spazio ai dubbi: nelle foto e nei video si vedono almeno due agenti della Guardia nazionale sparare direttamente contro i manifestanti ad altezza d’uomo. Altri cinque giovani manifestanti sono stati feriti dai proiettili. Il ministro degli interni, Néstor Reverol, ha ammesso che il giovane manifestante è morto a causa di un uso irregolare e sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza. Al tempo stesso Reverol ha ribadito che il governo condanna la violenza e gli appelli insurrezionali dell’opposizione, che considera responsabile per le vittime della repressione.
E come detto, a seguito degli ultimi avvenimenti Maduro ha rimosso il comandante della Guardia nazionale, Antonio Benavides Torres, e ha ordinato il reclutamento di 40.000 nuovi agenti. In un discorso trasmesso a reti unificate, il presidente ha anche confermato nel suo incarico l’attuale ministro della difesa, Vladimir Padrino López, togliendogli però l’incarico di responsabile del comando strategico operativo delle forze armate, che è stato affidato all’ammiraglio Regimio Ceballos.
L'Osservatore Romano, 21-22 giugno 2017.