giovedì 22 giugno 2017

Vaticano
Un antico bastone di Guglielmo d’Orange-Nassau restituito ai reali dei Paesi Bassi. Il segno del comando
L'Osservatore Romano
(Cesare Pasini) Sant Cugat del Vallès è una città della Catalogna, a nord di Barcellona: deve il suo nome al martire omonimo, particolarmente venerato in Spagna, noto a partire dal Peristèphanon di Prudenzio che nella seconda metà del iv secolo lo ricorda con il nome di Cucufate e afferma che Barcellona si ergerà sicura per la fiducia che ripone in lui. Il motivo che invita ora a ricordare la città di Sant Cugat del Vallès è tuttavia connesso a vicende svoltesi in tempi molto successivi e in luoghi ben più lontani: il riferimento è infatti alla guerra degli ottant’anni (1568-1648), combattuta dalle province unite dei Paesi Bassi contro il dominio spagnolo e conclusa con la Pace di Vestfalia che sancì la loro indipendenza.
A Sant Cugat, nel Centre Borja dei gesuiti, si conserva un bastone di comando, in legno, lungo circa ottanta centimetri, recentemente ricollegato a Guglielmo d’Orange-Nassau, il pater patriae dei Paesi Bassi, che nei primi decenni di quella guerra guidò la lotta contro re Filippo ii di Spagna. Sul bastone, infatti, è apposta una placchetta in argento con lo stemma di Guglielmo d’Orange e un cerchietto ugualmente in argento con la scritta, in neerlandese: «Serbati Dio propizio e da’ al principe ciò che gli è dovuto. Non abusare del potere, così eviterai il giudizio di Dio».
Possiamo tentare di ricostruire la storia del bastone, dal suo originario possesso da parte di Guglielmo d’Orange sino al suo arrivo a Sant Cugat del Vallès. Il punto di snodo fu la battaglia di Mookerheide, combattuta il 14 aprile 1574 dagli insorti contro gli spagnoli, che in quell’occasione ottennero un importante, anche se temporaneo, successo. Don Bernardino de Mendoça, pubblicando a Madrid nel 1592 i suoi Comentarios de lo sucedido en las guerras de los Payses Baxos desde el año de 1567 hasta en de 1577, asserì che in quella battaglia gli spagnoli presero agli sconfitti trenta o trentuno bandiere e tre stendardi (f. 244). Per le Province Unite dei Paesi Bassi il comando era stato assunto dal fratello di Guglielmo, Luigi di Nassau, che morì nel combattimento. Luigi doveva aver ricevuto dal fratello il bastone di comando, che quindi passò in mano spagnola, insieme alle bandiere e agli stendardi, e che fu consegnato a Luigi de Requesens, dal 1573 governatore dei Paesi Bassi per conto di re Filippo ii.
Quando Luigi de Requesens morì a Bruxelles nel 1576, i suoi beni furono trasferiti nella sua città natale di Barcellona e qui raccolti nell'Arxiu de la Reial Capella del Palau Reial Minor (noto come Arxiu del Palau-Requesens). Il palazzo, con la cappella e l’archivio, passati successivamente in proprietà dei conti di Sobradiel, nel 1921 furono donati alla Compagnia di Gesù, che venne quindi in possesso anche del bastone. Il passaggio dell’archivio a Sant Cugat risale invece a tempi più vicini a noi: nel 1976 esso venne collocato nel Centre Borja dei gesuiti di quella città, dove il bastone di comando è conservato sino a oggi, anche quando nel 2011 l’archivio cartaceo fu depositato nel locale Arxiu Nacional de Catalunya.
Nel corso dei secoli il bastone di comando di Gugliemo d'Orange era rimasto come nascosto e mal identificato all’interno del ricco archivio della famiglia Requesens: Antonio de Bofarull, nella sua Guia-Cicerone de Barcelona, o sea Viajes por la ciudad, stampata a Barcellona nel 1847, descrivendo il Palau Reial Minor, attribuisce quel bastone, di cui riporta la scritta in neerlandese, a don Giovanni d’Austria che l’avrebbe usato per dirigere la battaglia di Lepanto (p. 43)! In modo simile scrive Andrés Avelino Pi y Arimón, nella sua Barcelona antigua y moderna, stampata a Barcellona nel 1854 (p. 382).
Solo di recente il bastone è stato individuato, grazie a ricerche dell’ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede, il principe Jaime Bernardo de Bourbon de Parme, e del Nationaal militair museum di Soesterberg, ed è diventato simbolico strumento di un singolare evento il giorno 22 giugno durante la visita dei reali dei Paesi Bassi in Vaticano.
Nel Salone Sistino della Biblioteca apostolica vaticana, infatti, il bastone di comando è stato consegnato da padre Arturo Sosa Abascal, generale della Compagnia di Gesù che ne è attualmente proprietaria, al re dei Paesi Bassi, Willem-Alexander d’Orange-Nassau, e sarà poi esposto nel Nationaal militair museum per alcuni mesi nel prossimo anno in una mostra dedicata a Guglielmo d’Orange.
Con l’evento della consegna del bastone, che di fatto ricorda una cruenta guerra fra Paesi Bassi e Spagna e anche dolorose situazioni di contrapposizione religiosa, l’Ambasciata dei Paesi Bassi presso la Santa Sede ha voluto simbolicamente offrire una preziosa testimonianza di riconciliazione e un segno dell’attuale buona intesa tra i due paesi e un significativo simbolo di rispetto reciproco e di promozione della pace.
La Biblioteca vaticana, che ha ospitato l’evento, ha colto l’occasione per mostrare agli ospiti un libro d’ore quattrocentesco finemente miniato, in lingua neerlandese, riconducibile alla città di Utrecht (Rossiano 70), e lo splendido manoscritto miniato del Dante urbinate (Urbinate latino 365). La Biblioteca vaticana è ben consapevole di quanto la vera cultura, cui dedica le proprie energie e il proprio servizio secolare, possa essere strumento di dialogo e di intesa fra i popoli.
L'Osservatore Romano, 22-23 giugno 2017