giovedì 1 giugno 2017

Vaticano
Repubblica
(Paolo Rodari) Il vescovo Sánchez Sorondo, numero uno della Pontificia Accademia dell scienze: "Se conferma il no è un disastro".  «Se Donald Trump davvero arriverà a sfilare gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sarà un disastro per tutti. C' è poco altro da commentare». 
Di ritorno da un summit con le Nazioni Unite nel quale si è parlato anche del clima e dell' effetto sul globo dei cambiamenti climatici, il numero uno vaticano della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, il vescovo e teologo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, commenta laconico il probabile ritiro americano annunciato da fonti vicine al presidente.
A Francesco il presidente americano aveva promesso di riflettere sull'adesione agli accordi di Parigi. Ora la chiusura.
«Non so dire di che cosa abbia parlato Trump col Papa. Non credo, comunque, che l'argomento sia stato effettivamente così dettagliato in merito al clima. So però che il presidente Usa ne ha parlato nel successivo colloquio avuto con il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. In questo senso, se davvero egli darà seguito a quanto trapelato, lo smacco anche per noi sarà grande ». Perché Trump non accetta i princìpi di Parigi? 
«Credo che dietro ci siano le lobby del petrolio. Sono loro a spingerlo. Probabilmente è "manovrato" da loro e non ha possibilità di opporsi, ammesso che lo voglia. In ogni caso resta una visione che, come ha detto Angela Merkel più volte, non soltanto è un disastro ma è anche del tutto antiscientifica». 
Un tempo era la Chiesa cattolica a sostenere tesi che poi la scienza ha battezzato fasulle. Oggi, paradossalmente, è l' opposto. 
«Purtroppo è così. Non ammettere che non è necessario né imprescindibile fare affidamento sul carbone e sul petrolio è come sostenere che la terra non è rotonda. Un' assurdità motivata soltanto dalla necessità di fare soldi. In ogni caso, va anche detto che un po' di colpa per questa situazione è purtroppo anche di Obama». 
Perché? 
«Ha preso nuove decisioni sul clima soltanto tramite decreti presidenziali, lasciando di fatto aperta la possibilità al suo successore di cambiare ogni cosa. Questo è il problema. Oggi Trump può in un solo giorno cambiare le carte in tavola a sfavore di molti e a favore delle lobby petrolifere perché precedentemente non si è intervenuto in maniera più incisiva e duratura».