sabato 3 giugno 2017

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) Sappiamo che la stampa internazionale non si è risparmiata, subito dopo l'Udienza del Papa al Presidente Donald Trump lo scorso 24 maggio, per quanto riguarda le analisi e i commenti sull’evento tanto atteso. Quasi tutti gli osservatori e analisti, le eccezioni sono state pochissime, hanno provato a trarre delle conclusioni più o meno positive o incoraggianti dimenticando, ovviamente, le caratteristiche di personalità e i tratti biografici principali del Capo della Casa Bianca. Molti di questi commenti apparivano forzati, arbitrari e per nulla convincenti e così si è continuato a scrivere anche nei giorni successivi.
Per far apparire l'Udienza un "successo", del quale né il Papa e neanche la Sede Apostolica avevano nessun bisogno, alcuni commentatori si sono lasciati andare un po’ troppo, contorcendosi in acrobazie semantiche, linguistiche e concettuali non facili da decifrare. Alla fine però quasi tutti questi commenti concludevano con un passaggio abbastanza ripetuto, con un leggero sapore consolatorio: l’importante è che i due leader si sono incontrati, si sono strette le mani, si sono parlati …
La Visita in Vaticano serviva solo a Trump e solo a lui poteva essere utile. Per il Vaticano le cose erano ben diverse: se Trump voleva incontrare il Papa sarebbe stato benvenuto, ben accolto e ascoltato. Se invece non voleva non succedeva nulla. Non sarebbe stato il primo governante a visitare l'Italia senza recarsi in Vaticano.
La questione, a quel punto, era piuttosto un'altra: cosa voleva dire Trump al Papa e ai suoi più stretti collaboratori dopo ciò che aveva detto e fatto in Arabia Saudita e Israele?
In Vaticano non sembra abbia detto molto, anzi, il suo passaggio è stato piuttosto "ermetico". Non si è mai sbilanciato con partecipazione. E' rimasto sempre freddo e distaccato anche quando con Papa Francesco si è parlato di pace a lungo. Trump avrà capito il perché del tema scelto dal Papa e soprattutto il perché sia stato anche praticamente l'unico del colloquio. Altri temi sono stati discussi con il cardinale Parolin e l'Arcivescovo Gallagher e anche in questo passaggio "l'educato Mr. Trump, a volte perplesso, a volte imbarazzato e a volte spaesato, ha sempre mantenuto un profilo vago e generico e quasi mai è entrato nel dettaglio di nulla e naturalmente non si è impegnato su niente". 
Forse Trump non aveva un interesse speciale per il Papa e il Vaticano. Forse, guardando al suo elettorato più oltranzista, non voleva apparire troppo in sintonia con il Papa di Roma. Forse era fuori posto e non capiva bene dove si trovava e soprattutto non capiva la portata dell'evento.
Certamente capiva benissimo che Papa Francesco sapeva, come ha poi raccontato il New York Times, che lui era arrivato in Arabia Saudita con un'importante delegazione di uomini d'affari (Boeing, General Electric e Lockheed Martin). Lo scopo era preciso: firmare accordi commerciali da centinaia di miliardi di dollari. Il primo "sottoscritto da Trump e da re Salman in una solenne cerimonia a palazzo reale è stato quello in base al quale Riad comprerà armi e sistemi di difesa dagli Usa per 110 miliardi di dollari. L'obiettivo però è ancor più ambizioso, ed è quello di arrivare alla cifra record di 350 miliardi di dollari in dieci anni. Maggiore beneficiario sarà la Lockheed Martin, che ha già pronto per Riad un sistema missilistico Thaad che da solo vale più di un miliardo di dollari, oltre che satelliti e sistemi software per il controllo dei missili."
Papa Francesco poco prima d'incontrare Trump aveva registrato un breve filmato per l'Apostolato della Preghiera dove aveva sottolineato:
«È un’assurda contraddizione parlare di pace, negoziare la pace e, allo stesso tempo, promuovere o consentire il commercio di armi. Questa guerra lì, quest’altra guerra là, sono davvero guerre nate per risolvere problemi oppure sono guerre commerciali per vendere queste armi illegalmente, affinché i mercanti di morte ne escano arricchiti?. Risolviamo questa situazione. Preghiamo insieme per i responsabili delle nazioni, perché si impegnino con decisione per porre fine al commercio delle armi, che causa tante vittime innocenti».
Il 24 maggio scorso nel Palazzo Apostolico queste due visioni del mondo, queste due culture in molte cose alle antipodi, si sono guardati negli occhi e con grande educazione, cortesia e diplomazia, hanno calibrato le incognite aperte, le insidie possibili e soprattutto le distanze. Non si è andato oltre. In quel momento almeno non c’erano le condizioni. Il nuovo inquilino della Casa Bianca si è presentato in Vaticano e basta.
E’ questa la verità dei fatti e ciò che è accaduto dopo il 24 maggio conferma ogni passaggio.
Non è serio né trasparente continuare con le acrobazie che pretendono giustificare cose mai accadute, e che fanno parte solo del bagaglio dei desideri e degli interessi dei commentatori e degli analisti.