martedì 20 giugno 2017

Vaticano
Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica per l’apertura della 90° Sessione Plenaria della ROACO - Roma, Chiesa di Santa Maria in Traspontina, Martedì 20 giugno 2017 A.D.
Cong. Chiese Orientali
Eminenza, Eccellenze Reverendissime, Reverendi Sacerdoti, Sorelle e fratelli nel Signore!
1.I lavori della 90° Plenaria della ROACO iniziano anche quest’anno dal rendimento di grazie al Signore. Vogliamo ridestare il nostro cuore nella lode, perchè questo gesto, il più alto per un cristiano, quello di celebrare l’Eucarestia del Signore, non sia dato per scontato ma ci introduca ancora più profondamente nel mistero di Cristo. Rendiamo grazie a Dio per tutti i benefattori delle Chiese Orientali Cattoliche, semplici fedeli, diocesi, o altre Istituzioni Ecclesiali e civili, invocando su ciascuno la benedizione del Signore.

Ci stringiamo in particolare all’Arcidiocesi di Malines-Brussel, che poche settimane fa si è vista privata della collaborazione del Vescovo Ausiliare S.E. Mons. Leo Lemmens, tornato alla casa del Padre, il quale per alcuni anni è stato presente con passione e dedizione ai nostri lavori come Officiale del Dicastero e Segretario stesso della ROACO. E un pensiero va anche alla Chiesa greco-cattolica Ucraina, che ha accompagnato al riposo eterno l’Arcivescovo Maggiore emerito, S.B. Lubomyr Husar. Gesù Risorto accolga entrambi nella pace promessa ai servi buoni e fedeli che lo hanno servito in terra nei piccoli e nei poveri. Ma rendiamo grazie al Signore anche per ciascuno di noi, e per la possibilità che ci è data, ognuno nel suo ministero o lavoro professionale, di poter partecipare alla stessa carità di Cristo, contribuendo allo studio e alla realizzazione dei progetti di aiuto alle Chiese Orientali Cattoliche, in Vicino e Medio Oriente, Europa Orientale, India, come in tutti i territori ove ora i loro figli e le loro figlie si trovano a vivere.
2.La Parola di Dio che la liturgia ci offre è davvero provvidenziale: abbiamo infatti letto un brano della seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, in cui l’Apostolo, mentre ci offre qualche particolare sulla Colletta organizzata per la comunità madre di Gerusalemme, ci dà anche un criterio di verifica del nostro agire a partire dall’incarnazione di Cristo. L’idea della colletta infatti era balenata tra i cristiani di Corinto forse un anno prima: una comunità dove da un lato, nonostante la vita morale alquanto libera, il Vangelo aveva trovato maggiormente accoglienza rispetto alla dotta e sapiente Atene. Dall’altro Paolo ha faticato non poco e su diversi casi nel prendere pazientemente per mano questa comunità, di persona, attraverso inviati o tramite lettera, per correggere alcuni atteggiamenti sbagliati e soprattutto per richiamare sempre al vincolo della comunione a partire dal Vangelo, che deve superare ogni particolarismo e divisione. Sulla Colletta, pur avendo avuto l’idea, sembra che la ricca Corinto ora rallenti il passo, mentre la comunità della Macedonia, molto più povera, sta dando molto di più, con gioia ed entusiasmo: “la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità”. Paolo nel descrivere questo forse mette in atto una strategia, che fa sorgere una “santa invidia” e sprona i Corinzi a dare di più, ma forse più profondamente assistiamo qui ad un episodio analogo a quello del Vangelo, quando Gesù loda la vedova che getta due monete, nel tempio - tutto quello che aveva per vivere! - rispetto ai ricchi che depongono del loro superfluo ma poi si allontanano e la loro vita non cambia, non è coinvolta nel gesto che hanno compiuto.
3.Le ricorrenze, come il 90° della Plenaria ROACO, o il Centenario della Congregazione della nostra Congregazione, sono anche occasioni per riflettere e compiere un esame di coscienza. Paolo offre un criterio preciso per verificare la nostra vita, le nostre scelte, i nostri progetti, come singoli - consacrati o laici - e come Istituzioni ed Agenzie: siamo capaci di guardare nel profondo “Cristo, il quale, da ricco che era, si è fatto povero, per arricchirci per mezzo della sua povertà?”. L’incarnazione di Gesù corrisponde alla sua kenosi, al suo abbassarsi, al suo farsi servo, scelta abbracciata volontariamente per compiere il disegno salvifico del Padre. Il compiere la carità, il progettare la solidarietà tra le Chiese, non è soltanto un atto di giustizia sociale - come Paolo dirà più avanti, affermando che la colletta ristabiliva l’uguaglianza, non voleva né arricchire né impoverire alcuno - ma è un seguire le orme di Cristo, un continuare a rispondere alla sua chiamata, rimanendo suoi discepoli, e imparando a spezzare il pane della Parola e dei Sacramenti, a dividere il mantello che dona una vita dignitosa e consente a chi è nel bisogno di affrontare l’esistenza annunciando ed essendo presenza di Cristo, unico Salvatore del mondo.
4.Andando ancora più in profondità, vogliamo anche ricordare che la colletta per la Chiesa Madre di Gerusalemme era destinata ad una comunità nella quasi totalità giudeo-cristiana, ed è compiuta da comunità fondate dall’Apostolo che sono in maggioranza di fedeli provenienti dal paganesimo. Il gesto di solidarietà manifesta in modo concreto la profondità dell’esigenza della comunione: siamo diversi, a volte discutiamo su come custodire il vangelo rispettando le diverse tradizioni attraverso cui lo abbiamo conosciuto, ma componiamo insieme l’unica Chiesa di Cristo. Se ci pensiamo bene, l’assistenza e l’aiuto alle Chiese Orientali Cattoliche, da parte di tutti noi che nella quasi totalità apparteniamo alla Chiesa Latina, continua nel presente quanto Paolo ha chiesto ai suoi. Lavorare per la comunione, per rendere presente la bellezza dell’unica sposa di Cristo. Siamo consapevoli che questo vale al giorno d’oggi non solo nelle terre tradizionali, la cosiddetta madrepatria, dove non di rado i nostri fratelli sono chiamati ad una testimonianza eroica della pagina del Vangelo appena proclamata: “Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano”, pensiamo alla Siria, all’Iraq, all’Egitto… Ma il servizio alla comunione vale anche e sempre in maggior misura nei Paesi di emigrazione: la prima carità, in questi ultimi contesti, che dobbiamo fare, è fare in modo che le comunità latine, a partire dai Pastori, siano aiutate nella loro ammirevole opera di accoglienza, senza però dimenticare il rispetto delle tradizioni ecclesiali di ciascuno, come è chiesto dal Concilio Ecumenico Vaticano II.
5.Maria Santissima, Madre di Dio e Madre nostra, donna dell’attesa, della carità fraterna, donna sotto la Croce e madre che veglia in attesa della Resurrezione ci accompagni con la Sua materna intercessione, insieme alla preghiera di tutti i nuovi martiri che nelle terre d’Oriente hanno anche di recente versato il loro sangue confessando il nome di Cristo. Amen.