venerdì 9 giugno 2017

Vaticano
L'Osservatore Romano
Pubblichiamo, in una nostra traduzione, il saluto che la presidenza della Conferenza episcopale del Venezuela ha rivolto a Papa Francesco in occasione dell’udienza di giovedì 8 giugno.
Santo Padre,
i vescovi del Venezuela, attraverso di noi, la salutano fraternamente, ribadiscono la totale adesione alla sua persona e al suo magistero e pregano tutti i giorni chiedendo a Gesù Cristo che le sue parole e i suoi gesti di pastore universale rivelino a tutti gli uomini e a tutte le donne la misericordia del Padre celeste. La nostra obbedienza alla sua persona non è solo affettiva e guidata da un’empatia latinoamericana, ma è di carattere teologico e sacramentale. Non è discutibile e la esplicitiamo con la formula latina cum Petro e sub Petro.
Qualunque altra interpretazione è falsa e malintenzionata. Ecco perché abbiamo ricevuto con profonda stima e sincero compiacimento la sua lettera, fraterna e che ci onora, dello scorso 5 maggio indirizzata a tutti i vescovi, come espressione della sua costante preoccupazione per il Venezuela.
L’episcopato e tutta la Chiesa nel Venezuela la ringraziano per la sua evidente preoccupazione per il destino democratico della nostra nazione e per la prolungata e crescente sofferenza a cui è sottoposta. Oggi in Venezuela non c’è solamente un conflitto ideologico tra destre e sinistre, o tra “patrioti” e “delinquenti” — tutto questo è passato in secondo o in terzo piano — ma una lotta tra un governo divenuto una dittatura, autoreferenziale e che persegue solo i propri interessi, e tutto un popolo che reclama libertà e cerca affannosamente, a rischio della vita dei più giovani, pane, medicine, sicurezza, lavoro ed elezioni giuste, libertà piene e poteri pubblici autonomi, che pongano al primo posto il bene comune e la pace sociale.
La conferenza episcopale si è rivolta molte volte al governo e appena due settimane fa si è riunita con i suoi rappresentanti più qualificati per scambiare alcune proposte sull’aiuto umanitario. Non si è persa la speranza che la Caritas venezuelana, oltre al grande lavoro che svolge normalmente, possa servire da strumento affinché le medicine giungano in tempo e senza esclusione a tutti i cittadini; ma le condizioni stabilite dai ministeri e da altri organismi incaricati della salute e della nutrizione sono tali e tante che il cammino si fa in salita e pieno di ostacoli.
D’altra parte, l'episcopato venezuelano ha giudicato non necessaria, ingiusta dal punto di vista sociale e, di conseguenza, sconveniente e pericolosa l’iniziativa presidenziale di un’Assemblea nazionale costituente, convocata senza consultare la libera opinione del popolo in maniera diretta e universale, attraverso un previo referendum consultivo. Questa assemblea, prevista per la fine del prossimo mese di luglio, sarà imposta con la forza e i suoi risultati saranno la costituzionalizzazione di una dittatura militare, socialista-marxista e comunista, la permanenza illimitata dell’attuale governo al potere, l’annullamento dei poteri pubblici costituiti, in particolare dell’attuale Assemblea nazionale, rappresentante della sovranità popolare, l’aumento della persecuzione e dell’esilio degli oppositori al sistema politico dominante e la maggiore facilità per la corruzione dei governanti e dei loro sodali. Una volta approvata, non sono esclusi maggiori controlli sulla libertà d’espressione, inclusa la libertà religiosa, e una maggiore repressione della cittadinanza. Per queste e altre ragioni la conferenza episcopale venezuelana rifiuta categoricamente l’istituzione e lo sviluppo di questa Assemblea costituente, che ha carattere comunale ed escludente.
L’imposizione di questo formato di assemblea è anche la negazione da parte dell’attuale governo di un proposito di dialogo vero ed efficace. Per la conferenza episcopale dialogo in Venezuela vuol dire oggi consultare la libera opinione del popolo sovrano e rispettare seriamente il risultato di questa consultazione. Ma il dialogo nel nostro paese deve avere, non come condizione ma come punto di partenza o presupposto di reale efficacia, gli Accordi raggiunti ma non applicati della sessione di dialogo del 30 e 31 ottobre dell’anno scorso, opportunamente citati dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, nella sua lettera inviata al governo e all’opposizione il 1° dicembre 2016.
Santo Padre, il nostro popolo soffre ogni giorno di più. Oggi, anche se il tema che fa notizia è quello dell’Assemblea nazionale costituente, la situazione sociale non è migliorata. Continua il non approvvigionamento degli alimenti e dei medicinali con l’aggravante della scarsa disponibilità economica dei venezuelani; sta aumentando la denutrizione infantile e i nostri malati muoiono. La brutale repressione delle proteste da parte degli organi di sicurezza del governo ha causato la morte di più di sessanta giovani. Sono scene molto dolorose quelle che abbiamo vissuto negli ultimi due mesi.
Noi vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate, e laici siamo uniti oggi in Venezuela più che in altri tempi, cercando di dare una testimonianza credibile di fede, speranza e carità, povertà, solidarietà e preghiera. Mai prima in Venezuela si era pregato tanto come ora. Il santo popolo fedele vuole bene al Papa e prega per lui. Preghiamo anche per il prossimo viaggio nel paese fratello della Colombia.
Santo Padre, la Chiesa in Venezuela cammina con lei. Niente e nessuno la separerà dalla sua guida di pastore. Noi vescovi valutiamo come altamente positivi i suoi messaggi rivolti ai pastori della Chiesa, ai governanti, ai dirigenti politici e a tutto il popolo. Abbiamo bisogno della sua parola di orientamento e, anche se alcune volte può essere mal interpretata, essa è sempre per noi fonte di consolazione e di speranza. Ringraziandola immensamente, Santo Padre, per averci ricevuto, noi pastori e fedeli del Venezuela le chiediamo la sua santa benedizione.
L'Osservatore Romano, 9-10 giugno 2017.