sabato 17 giugno 2017

L'Osservatore Romano
(Michael Czerny e Fabio Baggio) Quali risposte — immediate, a medio e lungo termine — può dare la Chiesa a livello diocesano, regionale e nazionale, e con il contributo delle organizzazioni cattoliche e delle congregazioni religiose, alle principali sfide poste dall’attuale contesto migratorio? Se ne è discusso, il 12 e il 13 giugno a palazzo San Calisto, nel seminario di lavoro dedicato a migranti, rifugiati e vittime della tratta, organizzato dalla sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. All’incontro erano presenti, tra vescovi responsabili e direttori nazionali delle commissioni per la pastorale di migranti e rifugiati, 36 delegati di 21 conferenze episcopali (regionali o nazionali), 3 rappresentanti della Segreteria di Stato e delle missioni permanenti della Santa Sede a New York e Ginevra, e lo staff della sezione al completo. La varietà delle esperienze condivise, con la loro ricchezza e la loro concretezza, ha permesso di guardare il fenomeno migratorio a livello globale, sotto ogni suo aspetto, come attraverso un caleidoscopio dove le singole realtà si riflettono e si valorizzano a vicenda e danno un valore aggiunto al lavoro comune.
A tale riguardo, lunedì 12, i delegati si sono alternati nella presentazione di 21 contributi che hanno descritto dettagliatamente l’attualità migratoria delle singole realtà regionali o nazionali, sottolineandone le sfide emergenti e le risposte pastorali della Chiesa cattolica. Dalle relazioni presentate, è emerso quanto la realtà vissuta di coloro che sono costretti alla fuga sia molto più intensa e complessa di quanto si possa immaginare. Particolare importanza, durante l’incontro, è stata data alla preparazione del «Global Compact on Migration», un importante accordo che la comunità politica internazionale intende approvare alla fine del prossimo anno. Il Compact vuole concordare i criteri basilari per una migrazione internazionale disciplinata, sicura, regolare e responsabile.
Il secondo giorno è stato dedicato all’elaborazione di azioni comuni sulla base dei quattro verbi chiave suggeriti lo scorso 21 febbraio da Papa Francesco nel messaggio ai partecipanti del foro su migrazioni e pace: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
Nel confronto, è stata evidenziata la necessità dell’urgenza di affrontare le cause che spingono molti ad abbandonare forzatamente il proprio Paese. Proprio queste cause fondamentali — la violenza, la povertà, la persecuzione, le violazioni dei diritti umani, il degrado ambientale — rientrano nella missione dell’intero Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. La migrazione disciplinata, sicura, regolare e responsabile è possibile solo quando le persone sono veramente libere di restare nel proprio luogo d’origine. I partecipanti sono stati invitati a collaborare attivamente e simultaneamente attraverso una nuova piattaforma digitale che permetterà, anche a distanza, di condividere risorse in tempo reale, raccogliere le migliori pratiche e cooperare nella definizione delle azioni future.
La missione della Sezione migranti e rifugiati consiste nell’assistere le conferenze episcopali, i vescovi, i fedeli, il clero, le organizzazioni cattoliche, le congregazioni religiose e tutti coloro che sono impegnati ad accompagnare chi decide di fuggire in ogni fase del suo spostamento, dalla partenza al transito, dall’attesa all’integrazione, fino alla fase del ritorno di chi sceglie di rientrare. Il seminario ha permesso alla Sezione di condividere il suo mandato con i collaboratori privilegiati, i rappresentanti delle conferenze episcopali, e di sperimentare l’incoraggiamento di Papa Francesco: «Il dialogo è fondamentale per promuovere la solidarietà con quanti sono stati privati dei loro diritti fondamentali, come pure per incrementare la disponibilità ad accogliere quanti fuggono da situazioni drammatiche o disumane» (Messaggio al Parlamento Latinoamericano e Caraibico, Panamá, 9-10 giugno 2017).
Condividere le principali preoccupazioni pastorali in termini di migranti, sfollati, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta nelle diverse regioni del mondo, individuare elementi essenziali per una strategia pastorale comune e programmare un’azione congiunta, permette alla sezione e a tutta la Chiesa cattolica di essere presente e unita allo stesso tempo, perseguendo con determinazione l’obiettivo di garantire a ogni individuo diritti e dignità.
Affrontando insieme le sfide, tutto sembra più semplice e la fede in Gesù Cristo permette di superare ogni avversità, guardando al futuro con maggiore speranza.
L'Osservatore Romano, 17-18 giugno 2017.