giovedì 8 giugno 2017

Vaticano
Il ruolo della donna come educatrice nei lavori della plenaria del dicastero per il dialogo. Nel segno della sororità
L'Osservatore Romano
L’icona Cristo è la nostra riconciliazione (pubblicata in questa pagina), che fa contemplare l’abbraccio fra Giacobbe ed Esaù, ha suggerito le linee di riflessione dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, in corso in Vaticano da mercoledì 7 a venerdì 9 giugno. Lo ha fatto presente Clare Amos, direttore dei programmi per il dialogo e la cooperazione interreligiosa del World council of Churches (Wcc), proponendo il punto di vista ecumenico sul «ruolo delle donne nell’educare alla fraternità universale» che è il tema dei lavori.
E significativamente a quattro donne il dicastero ha chiesto aiuto per un confronto concreto e aperto. Oltre alla delegata del Consiglio ecumenico delle Chiese, sono intervenute Nuria Calduch-Benages con una riflessione biblica, Marie Derain forte della sua esperienza di educatrice e di difensoredei diritti dei minori a Parigi, e suor Raffaella Petrini, attenta a rilanciare i punti essenziali della dottrina sociale della Chiesa. Ma senza perdere di vista i contenuti proposti dall’icona. Chiamata anche Pax Christi, sembra che sia stata donata appunto a Pax Christi international nel 1999 da pittori di icone del monastero greco cattolico di San Giovanni nel deserto, vicino a Gerusalemme. Clare Amos la considera «un meraviglioso strumento spirituale ed educativo», tanto da usarla nel proprio lavoro di insegnamento. «L’icona ha la capacità di parlarci in una serie di situazioni — ha rilevato — in cui si sente forte il bisogno della riconciliazione e della fraternità universale: la riconciliazione tra ebrei e arabi, la riconciliazione tra le religioni ebraica, cristiana e islamica, e la riconciliazione tra le tradizioni orientali e occidentali del cristianesimo». Ma, ha aggiunto, «c’è anche un altro aspetto: la necessaria riconciliazione tra uomini e donne, tra maschile e femminile, e l’importanza che entrambi lavorino insieme per favorire la riconciliazione nel mondo in generale».
Ecco che — ha spiegato Clare Amos partendo dalla riconciliazione tra Giacobbe ed Esaù raccontata al capitolo 33 del libro della Genesi — «nella qualità di testimoni della risurrezione, nella parte alta dell’icona, santo Stefano è in corrispondenza con santa Maria Maddalena». Mentre «spostandoci verso il basso, i santi russo ortodossi Boris e Gleb sono in corrispondenza con le figure greco ortodosse di Sofia e delle sue figlie». Poi «c’è la coppia Francesco e Chiara e, sotto di loro, sulla sinistra, la figura di Sarah e, sulla destra, quella di Agar».
Infine, «nella parte inferiore, sono rappresentati due incontri che Gesù ha avuto: a sinistra la samaritana e, a destra, la donna siro fenicia». E «nella terminologia moderna — ha fatto presente — verrebbero descritti come incontri interreligiosi, perché Gesù incontrava persone che non facevano parte della sua comunità di fede». Perciò la relatrice ha osservato che dei tre incontri interreligiosi di Gesù da adulto, due sono stati con donne e il terzo è stato con il centurione romano del quale ha guarito lo schiavo. Per Amos, dunque, «il punto iniziale sul ruolo delle donne nell’educare alla fraternità universale è l’importanza vitale di assicurare un’autentica visibilità delle donne a tutti i livelli dell’incontro interreligioso».
Del «ruolo della donna come educatrice alla fraternità universale alla luce della tradizione sapienziale biblica, ma senza mai dimenticare l’ambito sociale, politico e giuridico» ha parlato la biblista Nuria Calduch-Benages, che insegna Antico Testamento alla Pontificia università Gregoriana ed è membro della Pontificia Commissione biblica. «Oltre alla sua dimensione pedagogica e formativa — ha spiegato — la sapienza biblica è attuale in quanto strumento di dialogo che permette di avvicinare persone appartenenti a diverse confessioni religiose». I testi sapienziali, infatti, «traducono in termini e categorie universali le esperienze particolari di fede, facilitando così il dialogo interreligioso». E come icona «biblica femminile di riferimento» la religiosa spagnola ha indicato «Donna Sapienza, una misteriosa figura — ha confidato — che da anni mi accompagna nella mia riflessione sulla parola: Donna Sapienza è la personificazione più straordinaria della Bibbia». Nei libri sapienziali, infatti, «soprattutto in Proverbi, Siracide e Sapienza, essa si presenta con molti e diversi volti: come bambina, sorella, giovane, anfitrione, madre e maestra; guida e compagna di viaggio, fidanzata e moglie accogliente». Volti diversi, insomma, «ma pur sempre femminili» con la certezza però che «Donna Sapienza, inoltre, è molto vicina a Dio e intimamente unita a Lui». Dunque, proprio «sulla scia di Donna Sapienza, maestra di umanità — ha concluso — la donna è chiamata a educare alla fraternità universale facendo uso della sua parola onesta e autorevole, inculcando nei giovani l’amore per la verità, la giustizia e la dedizione al bene comune, diffondendo la cultura della solidarietà in favore dei più deboli, avendo cura del creato e delle conquiste della civiltà, ma soprattutto fomentando le relazioni interpersonali in un mondo dominato dall’individualismo asociale e sterile».
Per suor Raffaella Petrini, delle Franciscan Sisters of the Eucharist, docente di dottrina sociale della Chiesa alla Pontificia università San Tommaso d’Aquino, proprio «il genio femminile» è decisivo per uno sviluppo umano e integrale», anche perché porta con sé una particolare apertura al dono e alla gratuità, che aiuta a controbilanciare la competitività e l’approccio consumista e utilitarista dell’ideologia tecnocratica» che oggi impera e che il Pontefice denuncia con forza. E «il dono e la gratuità, come principi cardine di fraternità, sono elementi integrali dello sviluppo e del progresso umano in ogni contesto sociale, compresi quello politico ed economico».

L'Osservatore Romano, 8-9 giugno 2017