venerdì 23 giugno 2017

(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Oggi il Ministro degli Affari esteri della Repubblica di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla in carica da 2009, incontra in Vaticano prima mons. Angelo Becciu, Sostituto della Segretaria di stato, poi mons. Richard P. Gallagher Segretario per i Rapporti con gli stati e infine il Segretario di Stato card. Pietro Parolin. Ovviamente si tratta di colloqui riservati sui quali quasi certamente non verranno rilasciate dichiarazioni pubbliche. Solo il contesto e la cronaca consentono di proporre qualche ipotesi, la maggior parte degli analisti ritiene che al centro dei colloqui del capo della diplomazia cubana con il vertice della Segretario di stato ci sarà la nuova situazione diplomatica venutasi a creare dopo il recente annuncio del Presidente D. Trump che, in sostanza, disarticola in modo pesante gli accordi raggiunti tra La Habana e Washington dopo il 17 dicembre 2015.
Per ora non è del tutto chiaro come si svilupperanno e applicheranno la revisioni ordinate da Trump agli accordi firmati con Obama. Non è ancora chiaro neanche quanto ci sia di propaganda e dunque di artifici mediatici per colpire il "fantasma di Obama" (ormai una costante in molti annunci e decisioni di Trump). Per ora sembrerebbe che per gli interlocutori il principio-guida sia il solito: attendere i fatti, solo i fatti, e procedere con cautela. Lo esige il personaggio stesso, cioè il capo della Casa Bianca, sul quale a Washington si dice: "Con lui lascia perdere quanto dice e valuta solo ciò che fa".
Va ricordato anche che la decisione di Trump su Cuba in un qualche modo è vista anche come un indiretto e ruvido messaggio diretto a Papa Francesco, il cui contributo nella normalizzazione dei rapporti fra USA e Cuba è stato puntuale e decisivo. Tra l'altro l'accordo finale fu raggiunto nell'ottobre 2015 negli uffici del cardinale Segretario di Stato in Vaticano, da dove uscì poi il documento che, perfezionato, consentì l'annuncio storico di Raúl Castro e Barak Obama del 17 dicembre 2015.
"I toni sono antichi, quasi da guerra fredda. Duri anche i contenuti, ma con ampi margini di ambiguità. Alle 13.50 Donald Trump, nel rovente Manuel Artime Theater di Miami, annuncia: «Cancellerò tutti gli accordi firmati da Barack Obama con Cuba». L’ambasciata statunitense nell’Isola, però, «resterà aperta per consentire di plasmare nuove relazioni»." Lo scorso 17 giugno Giuseppe Sarcina ha raccontato così sul Corriere della Sera quanto aveva detto Trump, aggiugendo: "La sceneggiatura è disseminata di simboli: ci sono gli esuli incarcerati da Fidel Castro, il bambino violinista, «Luis» ora adulto che suona l’inno americano, come fece anni fa davanti a non meglio precisati «leader cubani». «Sono qui per mantenere la promessa che ho fatto un anno fa», dice Trump, scatenando l’entusiasmo della comunità cubana-americana che lo scorso anno contribuì al suo successo nelle primarie in Florida. Difficile valutare il calcolo politico di Trump: i cubano-americani sono circa due milioni. Ma secondo un sondaggio del Pew Center, il 75% degli americani approva l’apertura di Obama.
Ad ogni modo Trump ha tuonato: «Ma ora siamo noi di guardia. Il terribile accordo del mio predecessore non ha portato alcun vantaggio al popolo cubano. Ha invece rafforzato il regime».
"Le conseguenze più immediate toccano il turismo: i cittadini Usa potranno continuare a visitare Cuba solo in gruppi organizzati. Aboliti i viaggi individuali: gli americani sono liberi di andare in qualsiasi Paese del mondo, comprese Corea del Nord o Siria. Ovunque tranne che a Cuba. Saranno vietati tutti gli accordi o le transazioni con le strutture controllate dal «Grupo de Administraciòn Empresarial», la holding dell’esercito cubano, cui fa capo quasi l’intera economia del Paese. Viene confermato l’embargo commerciale, formalizzato il 7 febbraio 1962 da John Kennedy e che Obama sperava di abolire entro il 2016. Dal punto di vista politico Trump riporta il calendario a 55 anni fa. Accusa «il comunismo» di aver distrutto ogni nazione «in cui è stato applicato». Detta le condizioni per la ripresa del dialogo con il regime di Raul Castro: «Libertà di espressione, partiti politici liberi ed elezioni. Proprio così: elezioni monitorate dagli organismi internazionali». Sono concetti e valori che Trump evoca per la prima volta sul piano internazionale. Ma ciò che pretende dal regime di Castro non è neanche sfiorato, quando si parla di alleati come Arabia Saudita o Egitto. È un approccio «selettivo»: due pesi e due misure sulla base delle priorità politiche interne ed esterne. A Miami c’è anche Wilbur Ross, il segretario al Commercio. Toccherà a lui tradurre in regolamenti la cartelletta firmata, con tanto di scrivania, da Trump. Ross dovrà resistere alle pressioni delle grandi compagnie aeree, delle catene alberghiere. Nel 2016 circa 600 mila turisti statunitensi hanno visitato Cuba. Le società americane hanno incassato circa 6,6 miliardi di dollari, con un indotto di 12.295 posti di lavoro creati negli Usa."