martedì 27 giugno 2017

(Paolo Rodari) Dal libro al cinema. Il film di Claudio Rossi Massimi tratto dal volume di Bergoglio sulle opere "povere" ha il benestare del Vaticano - La segreteria di Stato vaticana ha dato il proprio placet a che il cortometraggio, presentato questa mattina Oltretevere e dedicato all' arte secondo papa Bergoglio, concorra al premio cinematografico più importante al mondo il prossimo anno. Entra di diritto in nomination perché è la prima volta che lo Stato Vaticano presenta un' opera a Hollywood.
La mia idea di arte è il titolo di un lavoro, scritto da Tiziana Lupi con la consulenza di Sandro Barbagallo, col preciso scopo di mostrare quali opere d' arte Francesco apprezzi e perché. Ispirato a un libro curato dalla stessa Lupi insieme al Papa, il documentario diretto da Claudio Rossi Massimi è prodotto dalla Imago Film e dai Musei Vaticani. Non solo Bramante, Raffaello, Michelangelo e Bernini. Per Francesco, i cui interventi sul tema sono ripresi all' interno del documentario, entro le mura leonine hanno diritto di esistere anche altri artisti, molti dei quali rispecchiano la visione propria del primo Pontefice che ha scelto di chiamarsi Francesco, pastore dei poveri, vicario degli scartati. Fra questi lo scultore canadese Timothy P. Schmalz, che ha realizzato un "Gesù senzatetto" posizionato fuori dall' Elemosineria apostolica, lì dove ogni giorno i poveri bussano per chiedere aiuto. Il Nazareno è rappresentato come un homeless, disteso su una panchina, il corpo avvolto in una coperta a ripararlo dal freddo. Tutto è segno, per Francesco. Così anche la scelta di collocare dentro il Vaticano alcune opere significa parlare, dire, comunicare. O, come ha detto lo stesso Bergoglio nel libro curato dalla Lupi, ricordare che esistono anche gli scartati. E, insieme a loro, quegli artisti che lavorando con gli scarti mostrano come sia sempre possibile «aprire orizzonti dove sembra che ormai non ce ne siano più». Uno di questi artisti è Alejandro Marmo. Argentino, il suo "Cristo operaio" fa ora bella mostra di sé nel cuore dei giardini vaticani. Pezzi di vecchi cancelli, catene arrugginite, ferraglia sparsa. Messi insieme hanno dato la forma di un Gesù appeso in croce. Il Cristo abbandonato da tutti, anche dal Padre, rivive in quei pezzi abbandonati e rimessi assieme dall' estrosità di Marmo. «La mia opera nei giardini è un segnale - ha detto lo stesso Marmo - che ricorda come la Chiesa o è per i poveri, gli ultimi e gli scartati, o non è». Francesco apprezza ovviamente anche opere già presenti Oltretevere da prima del suo arrivo. Ad esempio "Il Torso del Belvedere". Papa Giulio II, ammirando la scultura del I secolo a.C. dell' ateniese Apollonio, aveva pensato di farvi aggiungere le parti mancanti da Michelangelo, così da sottrarla a quell' effetto di scarto che la caratterizza. Racconta Francesco: «Michelangelo comprese però che il "Torso", pur nella sua mutilazione, conteneva in sé una possibilità d' invenzione e ispirazione per molti artisti che lo avrebbero studiato anche in futuro, tanto che decise di non metterci mano». Fra gli undici esempi di opere d' arte degne di nota che vengono proposte nel documentario, Francesco ha inserito a sorpresa anche una macchina, non a caso esposta nei musei vaticani. È una Renault 4 bianca, immatricolata nel 1984. È appartenuta a don Roberto Zocca, sacerdote per anni nella periferia di Verona. Fondatore della cooperativa L' Ancora che dà lavoro e assistenza a tanta gente, don Zocca ha percorso con la sua Renault oltre 300 mila chilometri: «Volevo incarnare il Concilio in quella parrocchia di periferia, che è stata il cuore della mia vita», dice. Francesco ha accettato nel 2013 il dono di questa Renault perché «simbolo di una storia di misericordia e carità». Papa Bergoglio non è un esperto di arte. Si sa che fin dai tempi di Buenos Aires apprezzava la "Crocifissione bianca" di Chagall, pur senza essere un cultore della materia. Tuttavia dell' arte ha sempre avuto una grande considerazione. La ritiene, infatti, uno strumento di evangelizzazione e un sistema efficace per combattere la cultura dello scarto.