martedì 20 giugno 2017

Vaticano
Il cardinale Re: «La sparizione? Messaggi degli 007 ad Agca»
Corriere della Sera
(Gian Guido Vecchi)  «Guardi, le posso assicurare che la Segreteria di Stato non aveva proprio niente da nascondere. Anzi, avrebbe desiderato rendere pubblico qualsiasi elemento, solo che non avevamo nulla di  concreto». Il cardinale Giovanni Battista Re, 83 anni, appena nominato da Francesco vicedecano del collegio cardinalizio, ai tempi della scomparsa di Emanuela Orlandi era assessore agli affari  generali e quindi «numero tre» della Terza loggia.
Sono passati 34 anni, molte delle personalità vaticane di allora sono morte e Re, come diceva padre  Lombardi, è oggi «il principale e più autorevole testimone di quel tempo». Un’idea il cardinale se  l’è fatta: «Non sono mai riuscito ad avere in mano nessun riscontro, è solo una mia intuizione. Però, ripensando a quei giorni, mi sono convinto che dietro la scomparsa ci fosse un servizio segreto  interessato a mandare messaggi ad Ali Agca, perché non dicesse la verità. Aveva cominciato a  parlare e poi ha ritirato tutto».  
Ma questo è stato dopo, «allora si era cercato di seguire gli sviluppi, ma senza trovare elementi». Del resto le parole del Sostituto Angelo Becciu, «abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci hanno  chiesto», non fanno che riflettere la ricostruzione minuziosa di padre Federico Lombardi all’inizio  del primo caso VatiLeaks, il 14 aprile 2012. Anche allora si parlò di un «appunto» che ricostruiva la  vicenda Orlandi tra le carte trafugate. E di segreti. «A volte sembra quasi un alibi di fronte allo  sconforto e alla frustrazione di non riuscire a trovare la verità», considerava l’allora portavoce della  Santa Sede.  
Padre Lombardi ricordava gli otto appelli pubblici di Wojtyla, elencava «le notizie trasmesse a suo  tempo al pm Sica», le «tre rogatorie degli inquirenti italiani, una nel ’94 e due nel ‘95» che  «trovarono risposta» anche nella «seconda fase dell’inchiesta», le deposizioni dei testimoni,  compreso Re. E riassumeva: «Non risulta sia stato nascosto nulla, né che vi siano in Vaticano “segreti” da rivelare sul tema. Continuare ad affermarlo è del tutto ingiustificato, anche perché tutto  il materiale pervenuto in Vaticano è stato consegnato al pm e alle autorità di polizia; inoltre, il  Sisde, la Questura di Roma e i carabinieri ebbero accesso diretto alla famiglia Orlandi e alla  documentazione utile».  
Lombardi invitava a «non scaricare sul Vaticano colpe che non ha». Allora si condivideva  l’«opinione prevalente» che il sequestro fosse legato ad Agca. Ma «la sostanza è che purtroppo non  si ebbe in Vaticano alcun elemento concreto utile per la soluzione del caso da fornire agli  inquirenti».
Corriere della Sera,  20 giugno 2017