giovedì 22 giugno 2017

Vaticano
Celebrati nella basilica vaticana i funerali del cardinale Ivan Dias. Sul cammino delle beatitudini
L'Osservatore Romano
-Omelia del Cardinale decano
Nel primo pomeriggio di mercoledì 21 giugno, all’altare della Cattedra della basilica vaticana, Papa Francesco ha presieduto il rito dell’«ultima commendatio» e della «valedictio» al termine delle esequie del cardinale Ivan Dias, arcivescovo emerito di Bombay e prefetto emerito della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, morto a Roma lunedì 19.
Accompagnato dall’arcivescovo Gänswein, prefetto della Casa pontificia, Francesco è giunto al termine della messa funebre celebrata dal cardinale decano, il quale ha tenuto l’omelia che pubblichiamo di seguito. Con lui hanno concelebrato ventisette cardinali, tra i quali Parolin, segretario di Stato, oltre a diciassette presuli — tra loro l’arcivescovo Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati — e settanta sacerdoti. Hanno assistito al rito, tra gli altri, i monsignori Camilleri, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, e Bettencourt, capo del Protocollo, insieme a membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Tra i presenti, il fratello del defunto porporato. Le spoglie del cardinale Dias saranno tumulate nella cappella di Propaganda Fide nel cimitero romano del Verano.
 
di ANGELO SODANO
«Beati coloro che muoiono nel Signore»: è la beatitudine che ancora una volta è stata proclamata in questa basilica, nella celebrazione eucaristica in suffragio del nostro caro e indimenticabile confratello, il compianto cardinale Ivan Dias.
La liturgia odierna ha desunto queste parole dal libro dell’Apocalisse, là ove l’apostolo Giovanni ci disse d’aver sentito una voce dal cielo che gli diceva di scrivere queste parole: «Scrivi: beati d’ora in poi coloro che muoiono nel Signore. Essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguiranno» (Apocalisse 14, 13).
Sono parole che ci confortano profondamente anche oggi, nell’ora dell’addio al nostro caro confratello, il cardinale Ivan Dias. Egli ci ha lasciato all’età di 81 anni, dopo una vita tutta spesa al servizio della santa Chiesa e in particolare di questa Sede apostolica.
Per lui noi oggi offriamo questo sacrificio eucaristico ringraziando il Signore per avercelo dato. Per lui aggiungiamo la nostra preghiera di suffragio, chiedendo al Signore di accogliere questo suo servo fedele nel regno dei suoi santi.
Certo, l’Eucaristia è un sacrificio di ringraziamento al Padre per tutto ciò che ha operato in mezzo a noi con la creazione e la redenzione, ma lo è anche per le meraviglie di grazia che egli ogni giorno compie nella sua Chiesa. Ed è con questi sentimenti di riconoscenza che noi oggi vogliamo celebrare quest’Eucaristia.
Il Vangelo che oggi è stato proclamato ci ha ricordato il cammino delle beatitudini a cui ha cercato di ispirarsi il nostro compianto confratello, il caro cardinale Ivan Dias. Molti di noi ne conservano un vivo ricordo, per l’esempio che ci ha lasciato con il suo profondo spirito sacerdotale.
Personalmente ho poi un dovere di riconoscenza per la testimonianza di un grande amore alla Santa Sede e al Papa, che sempre ho notato in lui, fin da quando, più di 40 anni fa, durante il pontificato del Papa Paolo VI, lavoravamo insieme nell’allora Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa. Con grande generosità l’ho poi visto servire la Santa Sede come nunzio apostolico in sedi importanti, fino alla grande responsabilità di arcivescovo di Bombay nella sua cara patria e infine qui a Roma, come prefetto della Congregazione di Propaganda Fide.
San Francesco nel suo celebre Cantico aveva esclamato di voler lodare il Signore per il dono di tutte le sue creature. Noi oggi potremmo aggiungere: «Laudato sia il mio Signore per il dono del nostro caro cardinale Ivan Dias». Donagli, o Signore, il riposo eterno! Donagli la pace dei santi!
L'Osservatore Romano, 22-23 giugno 2017