giovedì 29 giugno 2017

Avvenire
(Stefania Falasca) Francesco incontra i delegati Cisl: lottate per gli esclusi di oggi. «È una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti». Non ha mai usato mezze parole papa Francesco quando si tratta di ingiustizia sociale e di un ingiustizia sociale provocata da «un' economia di mercato che uccide ». Perché si parla senza mezzi termini su questo punto, seguendo la Dottrina sociale della Chiesa. E non usa ora mezze parole anche quando si tratta delle responsabilità dei sindacati, come ha fatto ieri all' udienza in Aula Paolo VI rivolgendosi ai membri della Cisl, ai quali ha voluto ricordare che «sindacato è una bella parola che proviene dal greco 'dike', cioè giustizia, e 'syn', insieme: syn-dike,'giustizia insieme'», perché «non c' è giustizia insieme se non è insieme agli esclusi di oggi». Nel suo discorso ai delegati che ieri hanno iniziato i lavori del XVIII Congresso Nazionale sul tema «Per la persona, per il lavoro», guidati dalla segretaria generale Annamaria Furlan, il Papa ha voluto così decisamente parlare chiaro: «Ma forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei 'diritti del non ancora': nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì! Sono periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della città; oppure non lo capisce semplicemente perché a volte la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti». Francesco ha messo il dito nella piaga. E precisamente nella piaga sanguinate della disoccupazione giovanile. Perché il lavoro per i giovani «è il primo patrimonio di una società». E anche perché «quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicità», afferma Francesco. È allora «urgente» - ribadisce - un «nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro». Un patto che «riduca le ore di lavoro di chi è nell' ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare». Non manca perciò anche di richiamare le ingiustizie di questa disumana economia che vede bambini costretti a lavorare e chi non trova lavoro. E punta il dito anche sulle 'pensioni d' oro'. «Non sempre - afferma - e non a tutti è riconosciuto il diritto a una giusta pensione, giusta perché né troppo povera né troppo ricca: le 'pensioni d' oro' sono un' offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni ». Ed è ingiusto anche «quando un lavoratore si ammala e viene scartato anche dal mondo del lavoro in nome dell' efficienza». Il Papa prendendo spunto dal tema del Congresso nazionale ha ricordato che cosa è il lavoro per la persona. Un patto sociale per il lavoro sa anche rispettare la persona «che non è solo lavoro, perché non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare». «L' economia - ha affermato - ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell' impresa, della vita, dei legami e dei patti. Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell' economia, dell' impresa». Quindi ha sottolineato le due sfide epocali che oggi il movimento sindacale deve affrontare e vincere se vuole continuare a svolgere il suo ruolo essenziale per il bene comune. La prima è la profezia, e riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione più vera: dare voce a chi non ce l' ha, denunciare il povero 'venduto per un paio di sandali' smascherare i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difendere la causa dello straniero, degli ultimi, degli 'scarti'. La seconda è l' innovazione, che significa non solo proteggere i diritti di chi lavora già o è in pensione ma anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia. Non ci può essere per il Papa «una buona società senza un buon sindacato, e non c' è un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell' economia in pietre angolari».