venerdì 30 giugno 2017

Vaticano
Abusi sui minori. Incriminato Pell, il Papa lo congeda
Il Mattino
(Franca Giansoldati) Si concede per qualche minuto ai fotografi. Accenna un sorriso fiacco. Poi con le spalle curve si siede e inizia a leggere una dichiarazione concordata precedentemente con Papa Bergoglio. Il cardinale George Pell fa i bagagli per l' Australia per difendersi in tribunale dall' accusa infamante di essere stato un pedofilo, di avere molestato due ragazzini quando era vescovo. Legge tutto d' un fiato, in inglese, una ventina di righe. Non fa pause, non ha le mani tremanti. «Queste accuse sono false». Davanti a lui c' è una selva di telecamere.
A questo omone alto quasi due metri che in curia chiamano sottovoce «il Canguro», per via delle sue origini, deve essere rimasto qualcosa di quando giocava duro a rugby. Nei suoi occhi si scorge amarezza ma non l' ombra della paura in battaglia. Tecnicamente si è congedato dal suo ruolo vaticano. «Sono grato al Papa per avermi dato il permesso di andare in Australia». Al di là delle frasi di rito, di fatto, avendo compiuto già i 75 anni, l' età della pensione, si tratta implicitamente di una specie di addio. Non è cosa da tutti i giorni che un cardinale decida di presentarsi davanti alla giustizia, sottoporsi ad un processo che nasconde «una implacabile volontà di sopprimere», per ripulire il suo nome dal marchio di infamia come ha spiegato ieri mattina presto, in un incontro con la stampa organizzato di buon' ora in base al fuso australiano. 
Pell non vuole approfittare dell' immunità vaticana seguendo l' esempio di altre figure apicali della Santa Sede che, in passato, non avevano esitato a mettersi così al riparo. Per esempio l' ex cardinale di Boston, Bernard Law. Per sfuggire alla denuncia delle vittime di avere trasferito con determinazione un prete orco da una parrocchia all' altra, per decine e decine di volte, invece che fermarlo e denunciarlo, accettò la proposta di Giovanni Paolo II di trasferirsi al sicuro a Roma, dove ancora risiede indisturbato, celebrando messe e svolgendo persino attività pastorali come se niente fosse. In barba a decine di vittime. Pell sembra fatto di un' altra pasta. L' anno scorso si era sottoposto a un interrogatorio fiume, in video conferenza da Roma, da parte della Royal Commission - un organismo statale incaricato di setacciare tutte le strutture ecclesiastiche australiane per verificarne il livello di protezione dei minori -; anche stavolta non si è sottratto decidendo di scendere in campo personalmente, presentandosi in tribunale e raccontare la sua versione dei fatti. 
Ad accusarlo sarebbero due quarantenni, all' epoca adolescenti, i quali sostengono che Pell li avrebbe accarezzati nelle parti intime e poi, nello spogliatoio di una piscina, se lo sarebbero trovato vicino nudo. Un episodio piuttosto ambiguo, smentito anche da uno dei vecchi collaboratori di Pell. La polizia, come è giusto, va avanti con le indagini e in sede dibattimentale si vedrà. Nel frattempo la diocesi di Sidney ha fatto sapere che le spese legali (piuttosto onerose) saranno interamente a carico di Pell. L' attuale arcivescovo Anthony Fisher lo ha descritto come un uomo «integro, di fede, di ideali». 
Pell davanti ai giornalisti ha ripetuto che «la sola idea di abusi sessuali mi fa orrore». Il Vaticano ha messo in luce l' operato svolto dal cardinale non solo in campo economico, ma per essere stato uno dei primi presidenti di conferenza episcopale a condannare «apertamente e ripetutamente gli abusi come atti immorali e intollerabili, cooperando in passato con le autorità australiane e, in Vaticano, appoggiando la creazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Infine come vescovo Pell ha introdotto sistemi e procedure per la protezione dei minori, e per fornire assistenza alle vittime di abusi». Il 18 luglio si aprirà il processo a Melbourne. «Finalmente ci siamo; attendo con ansia di avere questo appuntamento presso la Corte. Io ripeto che sono innocente da queste accuse. Sono false». Piglio deciso, voce ferma. Sono state le sue ultime parole in pubblico prima di rientrare nel suo appartamento a preparare la valigia. Sarà un viaggio lungo.