venerdì 30 giugno 2017

Vaticano
Abusi, rinviato a giudizio il cardinale Pell
Avvenire
(Andrea Galli) «Sono innocente riguardo a queste accuse, che sono false. Aborro anche solo l' idea di un abuso sessuale ». Il cardinale George Pell, 76 anni, prefetto della Segreteria per l' economia, ha commentato così la notizia arrivata dall' Australia all' alba di ieri, quella che lo vede rinviato a giudizio per accuse non precisate di abusi sessuali, esito di un' indagine condotta dalla polizia dello Stato di Victoria. Pell dovrà comparire davanti a una corte di Melbourne il prossimo 18 luglio. «Questa indagine va avanti ormai da due anni - ha detto il porporato in una conferenza stampa in Vaticano - ci sono state fughe di notizie sui media, c' è stata una character assassination senza sosta, e per più di un mese voci su un rinvio a giudizio imminente.
Ora non vedo l' ora di comparire in tribunale ». «In questi lunghi mesi - ha continuato Pell - ho tenuto il Santo Padre, papa Francesco, regolarmente informato e ho parlato con lui in diverse occasioni nell' ultima settimana, l' ultima volta poco più di un giorno fa. Abbiamo parlato della necessità per me di prendere un congedo per difendere la mia reputazione. E sono grato al Santo Padre per avermelo concesso e di poter far ritorno in Australia». Il cardinale, che ha detto di essersi confrontato con i suoi avvocati - non c' è un accordo di estradizione tra l' Australia e il Vaticano - e anche i suoi medici - da anni Pell soffre di problemi di cuore - non si dimette quindi dal dicastero che guida dal 2014. 
«Il mio totale rigetto di queste accuse è stato costante e chiaro - ha concluso Pell - la notizia di questa incriminazione rafforza la mia risoluzione e il procedimento giudiziario mi offre ora la possibilità di difendere la mia reputazione e di tornare qui, a Roma, di nuovo al lavoro». Il direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke, accanto a Pell alla conferenza, ha letto una nota ufficiale in cui si comunica che «la Santa Sede ha appreso con rincrescimento la notizia del rinvio a giudizio in Au- stralia del cardinale George Pell per imputazioni riferibili a fatti accaduti alcuni decenni orsono». 
Dopo aver chiarito che durante il congedo di Pell la Segreteria per l' economia continuerà a essere gestita per gli affari ordinari dai due sacerdoti segretari, il maltese Alfred Xuereb - già segretario di Benedetto XVI e per un breve periodo di papa Francesco - e l' italiano Luigi Mistò, Burke ha detto che «il Santo Padre, che ha potuto apprezzare l' onestà del cardinale Pell durante i tre anni di lavoro nella Curia Romana, gli è grato per la collaborazione e, in particolare, per l' energico impegno a favore delle riforme nel settore economico e amministrativo e l' attiva partecipazione nel Consiglio dei cardinali». Il "portavoce" vaticano ha sottolineato che «la Santa Sede esprime il proprio rispetto nei confronti della giustizia australiana che dovrà decidere il merito delle questioni sollevate. 
Allo stesso tempo va ricordato che il cardinale Pell da decenni ha condannato apertamente e ripetutamente gli abusi commessi contro minori come atti immorali e intollerabili, ha cooperato in passato con le autorità australiane (ad esempio nelle deposizioni rese alla Royal Commission), ha appoggiato la creazione della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e, infine, come vescovo diocesano in Australia, ha introdotto sistemi e procedure per la protezione di minori, e per fornire assistenza alle vittime di abusi». Burke parlando con i giornalisti ha poi aggiunto che per tutto il tempo del processo Pell non prenderà parte a eventi liturgici. 
Reazioni all' incriminazione di Pell, che è anche uno dei componenti del Consiglio dei cardinali o C9, sono arrivate anche dai vescovi australiani: «Il cardinale ha diritto alla presunzione di innocenza, così come ogni altro membro della comunità civile, fino a che il suo caso non sarà ascoltato dalla Corte dei magistrati di Melbourne il 18 luglio» è la posizione espressa dalla Conferenza episcopale in una nota firmata dal vicepresidente, l' arcivescovo Mark Coleridge, che ha ricordato come «il cardinale abbia negato ogni accusa». E ha aggiunto: «In passato ha costantemente cooperato con le autorità civili. La giustizia ha ora bisogno di fare il suo corso».