venerdì 23 giugno 2017

Vaticana
La contadina messicana e la Sistina come premio. “Ho pianto, si respira Dio”
Repubblica.it
(Paolo Rodari) «Non so cosa dire se non grazie». Piange Karitina, 77 anni, mentre in dialetto nahuatl, l’antica  lingua uto-atzeca, l’unica che parla e che comprende, comunica al responsabile dei Musei Vaticani,  monsignor Paolo Nicolini, grazie alla figlia che traduce le sue parole in spagnolo, ciò che ha  provato. Per la prima volta nella sua vita, infatti, ha lasciato il Messico, lo Stato centrale del  Querétaro dove vive e dove ha sempre vissuto, per un viaggio premio fino a Roma.
Ha lasciato il  suo piccolo orto dove coltiva il necessario per vivere, le montagne da sempre conosciute, la sua casa a oltre duecento chilometri da Città del Messico, per un viaggio in aereo mai compiuto prima. Nella Città del Vaticano, l’altro ieri, ha incontrato Francesco mentre ieri è entrata per la prima volta nella  sua vita, accompagnata soltanto dalla figlia e da due nipoti, nella Cappella Sisitina le cui porte le  sono state aperte in esclusiva per lei alle sette del mattino. Entrata ha guardato in alto, verso il  Giudizio universale, ed è scoppiata a piangere: «Dio mio — ha detto rivolgendosi alla figlia — non  è possibile! ». 
Il viaggio le è stato regalato dopo che per pura casualità era stata la duemilionesima persona a  entrare all’interno di una riproduzione “uno a uno” dell’imponente capolavoro di Michelangelo che  il regista e produttore Gabriel Barumen sta facendo girare per tutto il Messico a beneficio della  popolazione. Si tratta di una replica “multisensoriale” in cui anche gli aromi, i suoni e  l’illuminazione sono simili a quelli provati dai visitatori dei Musei vaticani quando fanno il loro  ingresso nella Cappella. Per riprodurre gli affreschi sono stati necessari due anni e mezzo, due  milioni di fotografie scattate in 170 notti (quando la Sistina era chiusa al pubblico) e la  partecipazione di 80 artisti e 70 operai tra ebanisti, fabbri e carpentieri, dal momento che sono stati  replicati anche la transenna di marmo e il tappeto usato durante la celebrazione del conclave  capitolino. 
L’accordo fra Barumen e i Musei vaticani era che il duemilionesimo visitatore avrebbe vinto un  viaggio a Roma. Uscita qualche mese fa dal suo tour nella Sistina virtuale, Karitina è stata invitata a fermarsi un momento per una comunicazione importante: nel giro di poche settimane avrebbe avuto la possibilità di partire per l’Italia. Appresa la notizia è rimasta in silenzio, quasi spaventata  dall’idea di dover lasciare casa. «Non ho soldi, non ho nemmeno il passaporto, non ho nulla», disse. Tanto che tramite l’Ambasciata messicana presso la Santa Sede è dovuto intervenire il ministero  della Cultura del Paese per sbrigare ogni pratica necessaria per avere il passaporto e poter decollare  verso Roma. «L’idea della riproduzione della Sistina e successivamente del premio — racconta Berumen — è  venuta al cardinale Giuseppe Bertello, presidente del governatorato vaticano, dopo che due anni fa  un artigiano messicano che crea nel suo Paese oggetti che si rifanno a quelli contenuti nei Musei, è  entrato per la prima volta in vita sua nella Sistina. 
Scoppiò a piangere tanta fu l’emozione. E così si  pensò di riprodurre la Sistina in modo che tanta gente anche povera di mezzi potesse gratuitamente  entrarvi e rivivere l’emozione che vivono i visitatori che giungono a Roma. Insomma, portare la  Sistina nel mondo affinché anche chi non può permettersi di viaggiare possa godere delle  meraviglie di Michelangelo, possa vivere un’esperienza di bellezza universale». Del resto, questo fu anche la pittura italiana nel corso dei secoli: una vera e propria Bibbia dei  poveri. Chiunque vedendo le opere dei grandi artisti del nostro Paese poteva conoscere aneddoti  evangelici, fatti narrati nel Nuovo e nell’Antico Testamento. Racconta oggi Karitina: «È stato  davvero emozionate lasciare il Messico, venire qui e soprattutto incontrare Papa Francesco. Entrare  nella vera Sistina è un’emozione incredibile. Non so come dire: si respira Dio».