martedì 27 giugno 2017

L’aspettavo! «Era il 13 giugno 1967. Mi ha accolto come se mi avesse sempre conosciuta. “L’aspettavo!”, ha esclamato e ha voluto che gli narrassi i contatti del movimento con luterani e anglicani». Chiara Lubich, sull’«Avvenire» del 13 gennaio 1972, ricordava così il suo primo incontro con Atenagora. Ne seguiranno molti altri, in tutto almeno 25 in appena cinque anni (il patriarca ecumenico morirà il 7 luglio 1972) che daranno modo di alimentare quel clima fino allora inedito di fiducia reciproca tra cattolici e ortodossi al quale con tanta passione stava lavorando Paolo VI e che aveva già portato alla cancellazione delle antiche reciproche scomuniche. «Mi ha chiesto di mantenere il contatto», scriveva la fondatrice dei Focolari, che di quel primo incontro manterrà impresso non tanto le parole di Atenagora, quanto la sua figura, «e soprattutto, il suo cuore: un cuore così grande, così profondamente umano». È la genesi di un dialogo diventato sempre più fecondo e sul quale si sofferma l’intervento, del quale pubblichiamo ampi stralci, che l’arcivescovo ortodosso metropolita d’Italia e Malta ha tenuto in occasione della Settimana ecumenica promossa recentemente a Castel Gandolfo dal movimento dei Focolari.
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(Gennadios) Per la prima volta il patriarca Atenagora aveva sentito parlare del movimento dei Focolari da padre Angelo Beghetto, francescano conventuale, rettore della chiesa di Sant’Antonio in Istanbul. Chiara Lubich compì otto viaggi e incontrò il patriarca Atenagora 25 volte, anzi gli incontri sono stati 27, di cui due ufficiosi nella facoltà patriarcale di Chalki. Il patriarca Atenagora e Chiara Lubich hanno fatto una rivoluzione pacifica: il primo in un mondo tradizionalista e la seconda in un mondo libero. Hanno cambiato la situazione e l’atmosfera tra le due Chiese, la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica romana. Con la loro vita umile, seria, disponibile, con la dedizione, con l’amore e la preghiera, sono stati i primi protagonisti e iniziatori di una nuova era ecumenica. Hanno aperto la porta e nessuno può più chiuderla; lo dice in modo ammirabile l’Apocalisse: «La porta è aperta,  non ci resta che entrare». Naturalmente le difficoltà, quelle dovute alle antiche divisioni e a quelle presenti, non mancano. Possiamo dire con fiducia che le speranze per l’avvenire sussistono.
È verità indiscutibile che l’annuncio del concilio Vaticano II ha creato un’atmosfera nuova di comprensione e di riconciliazione, di fratellanza e di solidarietà, di pace e di dialogo, tanto in seno alla Chiesa cattolica, quanto in seno all’umanità cristiana. Il patriarca non perse occasione per manifestare la propria simpatia a Papa Giovanni XXIII che definì  «un uomo mandato da Dio». Non dimentichiamo il suo fortissimo desiderio di effettuare un riavvicinamento tra le due Chiese. Chiara e poi i due delegati di Roma da parte del Papa, si sono recati alla sede patriarcale, al Fanar, a far visita ad Atenagora per informarlo sui lavori di preparazione riguardanti il concilio e per esprimergli, in tale occasione, come a Roma fossero apprezzate le sue parole nei confronti del Papa, come anche il suo pensiero e la sua preghiera per l’unità. Chiara non soltanto ha preparato la strada della comunicazione, la strada della riconciliazione tra Paolo VI e Atenagora, ma anche ha unito queste due santità del mondo cristiano. Fu storico l’incontro a Istanbul tra Atenagora e Chiara (13 giugno 1967). La spiritualità del movimento dei Focolari era il primo argomento che il patriarca conosceva. Rimarrà sempre degna di attenzione e di interessamento la raccomandazione di Atenagora rivolta a Chiara:  «Fate sapere a tutti di questo incontro: ditelo a tutti per radio, con la radio del vostro cuore».
Credo che Chiara, con la sua spiritualità e la sua meravigliosa personalità, abbia preparato i due principali e preziosi ponti: il primo ponte è Paolo VI, mentre il secondo ponte è Atenagora. Chiara, non soltanto ha preparato, ma anche è riuscita a unire i due ponti, preparando in seguito inaspettati e gloriosi avvenimenti ecclesiali e, in modo particolare, ad avviare il “Dialogo della carità”. Il patriarca procede, cammina e apre nuove strade. Costruisce nuovi ponti e mette in evidenza nuovi termini nella spiritualità, nella vita dell’uomo sofferente e ferito dalle divisioni e dall’indifferenza: «Abbiamo lo stesso battesimo: la porta della Chiesa. Per il battesimo siamo entrati tutti dalla stessa porta. Perché non ritorniamo allo stesso calice?»  (Enciclica di Pasqua 1967).
La spiritualità del movimento impressionò il patriarca. Voleva che si diffondesse anche tra i suoi cristiani e, attraverso la carità, si potesse arrivare all’unità completa nella verità: Gesù Cristo, che è amore è anche verità. Uniti insieme, una fortissima preghiera e una pacifica speranza, con un senso acuto di dolore per la divisione e un’ansia terribile: ecco i sentimenti di questo incontro certamente storico. Si tratta dell’inizio di una stabile conciliazione cristiana perché domina la fratellanza e non il fanatismo e il termine  “fratelli separati”. Il patriarca Atenagora, che si dichiarava  “focolarino”, non viveva solo una realtà personale, ma anche spirituale. Atenagora avvertiva che il carisma di Chiara andava d’accordo con la sua tradizione:  «Chi ci separerà, se abbiamo Gesù tra noi?»; si poteva vivere con Gesù in mezzo secondo la sua promessa:  «dove due o più...» (Matteo, 18, 20).
Il patriarca approvò e accolse con amore e serietà il carisma di Chiara che creava una spiritualità mistica che è la spiritualità della Chiesa, cioè ci fa vivere la Chiesa. Possiamo dire, sempre secondo Atenagora, che Chiara ha offerto moltissimo all’ecumenismo attraverso il suo carisma, la sua celebre spiritualità: non più discutere su strutture, dottrina, organizzazioni, associazioni per «diventare eventualmente uno» ma, al contrario, vivere secondo la nuova spiritualità di Chiara che traspare dalle testimonianze personali.
La via della carità con i suoi gesti diventa la reciprocità di persone che si sentono membri dello stesso corpo. Poi la via della preghiera: con Gesù fra noi le nostre suppliche   sono sicuramente ascoltate da Dio. Chiara, grazie alla sua comunione con Atenagora, viene conosciuta anche nel mondo ortodosso orientale, anzi sono indimenticabili le parole di Atenagora rivolte a Chiara e al suo movimento. Ringraziandola egli dice: «Chiara Lubich è a capo di questo movimento, al quale mi sento di appartenere come membro». Atenagora, in una lettera del 16 febbraio 1968, ripete con commozione i suoi ringraziamenti e la sua fierezza spirituale «nel sapere che in questo movimento abbiamo tutto il vostro mondo, così prezioso per l’unità delle Chiese, delle due Chiese dell’occidente e dell’oriente, come eravamo durante i primi dieci secoli».
Chiara convoca incontri a Rocca di Papa e il patriarca Atenagora invia vescovi. Si costituiscono ponti di unità fra ortodossi e cattolici che vivono insieme la parola di Dio, la parola di vita. Il grandioso successo a cui applaude il mondo orientale riguardo al movimento e a Chiara, è costituito dalla diffusione dell’ideale dell’unità nel cuore del popolo, nel cuore di ogni uomo, senza distinzioni e senza discriminazioni o altro di simile. Tramite Chiara e il movimento, l’instancabile Gabri Fallacara e il suo gruppo di collaborazione del Centro Uno, ha potuto promuovere convegni convocati in un clima di intensa comunione, con la partecipazione per la prima volta nella storia delle relazioni delle due Chiese di un vescovo rappresentante del patriarca ecumenico. Il vescovo rappresentante era la mia umile persona, con il titolo di vescovo ausiliare di Kratea.
Gli ortodossi ammirano, e primo di tutti io, il movimento dei Focolari che cammina sempre avanti. Anche oggi il movimento dei Focolari cammina sempre avanti, con presidente Maria Voce che, con il nome spirituale e glorioso di Emmaus, incarna la spiritualità del movimento. Nessuna istituzione esiste oggi nel mondo che, con tanto entusiasmo, zelo, serietà e responsabilità, lavora, prega e si interessa dell’amore e dell’unità dei cristiani per la convivenza dei popoli, come il movimento dei Focolari, movimento evangelico, carismatico, mistico, con Gesù inizio, base e meta.
L'Osservatore Romano, 27-28 giugno 2017.