venerdì 23 giugno 2017

Svizzera
Parla il presidente della Federazione luterana mondiale. Nessuno sia escluso
L'Osservatore Romano
«Nessuna Chiesa dovrebbe mai sentirsi sola»: parole di Musa Panti Filibus, l’arcivescovo nigeriano da poco più di un mese alla guida della Federazione luterana mondiale (Flm), l’organismo che riunisce 145 Chiese di 98 paesi, in rappresentanza di circa 75 milioni di fedeli luterani.
In una intervista rilasciata al sito in rete della Flm, il presule africano — si tratta del secondo presidente proveniente dal continente nero dopo Josiah Kibira, vescovo della Tanzania, alla guida dell’organizzazione luterana dal 1977 al 1984 — traccia le linee guida del suo mandato settennale, sottolineando soprattutto l’importanza della comunicazione e della collaborazione fraterna tra le comunità cristiane. E, nella sostanza, approfondendo quanto già aveva sostenuto nel discorso di insediamento pronunciato nel corso dell’assemblea elettiva della Flm svoltasi a Windhoek, capitale della Namibia, da 10 al 16 maggio scorsi: «Il mio sogno è quello di una Federazione sempre più protagonista in ambito diaconale nell’affrontare le grandi tragedie del nostro tempo, a partire dai milioni di profughi costretti a fuggire dalle proprie terre a causa delle guerre o dei cambiamenti climatici».
Filibus, 57 anni, tre figli e la moglie a sua volta pastora della Lutheran Chuch of Christ in Nigeria, succede come presidente della Flm al vescovo di origine palestinese Munib Younan in carica dal 2010. È stato eletto con un’ampia maggioranza: 274 voti su 303. Si tratta di una scelta ritenuta per molti versi significativa quella compiuta il mese scorso dai delegati convenuti da ogni angolo del pianeta nell’ex colonia tedesca. Una scelta che da un lato tende a riconoscere il crescente peso del continente africano all’interno della comunione luterana, e dall’altro a premiare il lungo lavoro svolto negli anni di pastorato da Filibus, sia all’interno del proprio paese, profondamente segnato dagli orrori del gruppo terroristico Boko Haram, sia in ambito internazionale con i ruoli di segretario del dipartimento per le missioni e lo sviluppo dell’Africa. Per undici anni Filibus ha fatto parte del direttivo della Flm: un’esperienza, ricorda, che «mi ha consentito di entrare in relazione con tutte le regioni della Federazione». In questo senso, sottolinea che la comunione tra le Chiese è un dono che va sempre alimentato: «Un compito importante davanti a noi sarà continuare a viaggiare insieme come comunione. Non c’è Federazione se non possiamo camminare insieme, se non possiamo rispettarci reciprocamente. Qualunque cosa immaginiamo di poter fare insieme, dipende tutto da quanto saremo capaci di stringerci gli uni con gli altri». In questa prospettiva, Filibus ricorda ancora come in questo anno la commemorazione del cinquecentenario della Riforma «è stata un’opportunità per la Chiesa di riscoprire nuovamente il messaggio evangelico e la missione della Chiesa stessa a quel tempo. Penso sia un’opportunità poterci chiedere anche oggi: che cosa Dio sta chiamando la Chiesa a fare oggi?». Ecco quindi che, pur vivendo in contesti spesso estremamente diversi e con caratteristiche non a volte poco assimilabili, nessuna comunità dovrebbe mai sentirsi isolata, abbandonata, lasciata a se stessa. «Dobbiamo continuare ad alimentare — afferma — la fiducia reciproca, migliore gli strumenti per condividere successi e sfide, e continuare a tenerci gli uni con gli altri con preghiera e amore. Dovremmo allargare il tavolo per consentire lo spazio per una condivisione reciproca e rispettosa».
Dalla comunione alla testimonianza il passo è breve, ma decisivo. Per questo Filibus sottolinea l’importanza del servizio della carità. «Diaconia deve essere Chiesa e la Chiesa deve essere diaconale», sintetizza. Il suo auspicio «è che la Federazione possa rimanere un importante e decisivo interlocutore internazionale per affrontare le tragedie del nostro tempo», anche attraverso il World Service, che «sta compiendo un lavoro meraviglioso». Parallelamente, aggiunge, «abbiamo poi le singole Chiese che stanno conducendo interventi in tal senso». Ed è «fondamentale», spiega, «tenere insieme queste due braccia della diaconia luterana, quella federativa e quella delle singole realtà. Per questo vedo una Flm impegnata a sostenere con ancora maggior forza il World Service e al contempo implementare e accompagnare le Chiese membro a essere protagoniste attrici diaconali e profetiche nei loro contesti».

L'Osservatore Romano, 22-23 giugno 2017