mercoledì 14 giugno 2017

Svizzera
Indicazioni del comitato esecutivo del Wcc. Sfide per i cristiani di oggi
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) «Condividere i doni delle nostre Chiese e delle nostre tradizioni e lavorare seriamente per affrontare le sfide dei tempi presenti e superare le divisioni tra cristiani»: questo il principale obiettivo del World Council of Churches (Wcc) secondo quanto ribadito dal suo segretario generale, il pastore Olav Fykse Tveit, nella relazione tenuta al Comitato esecutivo dell’organismo ecumenico. La riunione del Comitato esecutivo che, composto da 25 membri, si riunisce ogni sei mesi per coordinare il lavoro del Wcc tra gli incontri biennali del Comitato centrale, si è tenuta all’Istituto ecumenico a Bossey dal 7 al 12 giugno scorsi.
L’incontro è stato particolarmente importante per i temi affrontati e per le dichiarazioni pubbliche con le quali si sono riaffermate le priorità del Wcc: la costruzione della pace, la salvaguardia del creato e la denuncia della violenza in ogni sua forma nella prospettiva di favorire l’unità dei cristiani «nel contesto di un mondo caratterizzato dalla paura del noto e dell’ignoto, dalla disperazione, dalla mancanza di speranza per l’oggi e per il domani», come ha ricordato Agnes Abuom, moderatrice del Comitato centrale.
Nella sua relazione, il pastore Tveit ha sottolineato il valore del dialogo ecumenico nella società contemporanea come appare evidente dalle iniziative e dai progetti che i cristiani portano avanti insieme in nome della comune vocazione battesimale, aprendo possibilità di dialogo con le religioni e con le culture. L’impegno quotidiano dei cristiani nel mondo, tuttavia, non deve far dimenticare il cammino storico del dialogo ecumenico, tanto più nell’approssimarsi del settantesimo anniversario della istituzione del Wcc che si celebrerà nel 2018. Fare memoria di questo anniversario significa ripensare all’opera di questa organizzazione che è una «fraternità di chiese» che condividono la preghiera, il lavoro e il dialogo, mentre va avanti la preparazione dell’undicesima generale che, per Tveit, dovrà rappresentare un tempo privilegiato nel quale «testimoniare la reciproca chiamata all’unità, anche se non siamo ancora in grado di adempiere alcune delle aspirazioni e delle speranze per un’unità piena, visibile e ecclesiale».
Nel corso della riunione si è parlato anche della Conferenza missionaria mondiale prevista per marzo 2018 ad Arusha (Tanzania). Tale appuntamento avrà per tema «Moving in the Spirit: Called to Transforming Discipleship» proprio per sottolineare la dimensione del pellegrinaggio con il quale promuovere giustizia e pace nel mondo senza dimenticare la missione dei cristiani, cioè l’annuncio e la testimonianza di Cristo. Nel corso dei lavori il Comitato esecutivo ha pubblicato anche tre dichiarazioni: sulla necessità di proseguire il processo di pace in Corea con il sempre più attivo e pieno coinvolgimento delle Chiese e delle religioni; sull’importanza di rinnovare gli sforzi per attuare quanto stabilito a Parigi per la salvaguardia del creato, nonostante le recenti decisioni della presidenza Trump; per la pace in Terra santa. In questo modo si è inteso riaffermare quanto fondamentale sia la testimonianza dei cristiani nel mondo nello spirito di quel «pellegrinaggio per la pace e per la giustizia», che è stato un altro impegno preso 2013 nell’assemblea del Wcc a Busan.

L'Osservatore Romano, 14-15 giugno 2017