mercoledì 28 giugno 2017

L'Osservatore Romano
In Svizzera stanno conoscendo un autentico boom le comunità cristiane di migranti o, meglio, le «Chiese uscite dall’immigrazione» (come vengono tradizionalmente chiamate). Secondo quanto rivela il settimanale della domenica «SonntagsBlick», pubblicando i risultati di un recente studio dell’Istituto svizzero di psicologia pastorale, sono presenti 635 comunità della migrazione (370 di esse hanno preso parte all’inchiesta). A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso sono sorte in media trentacinque nuove chiese ogni decennio. Dall’anno 2000 si sono aggiunte 112 comunità cristiane della migrazione. Secondo lo studio esse contano oggi 616.255 membri. Il numero effettivo è presumibilmente molto più elevato — riferisce «Voce evangelica» (portale informativo della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera) — dal momento che soltanto la metà delle chiese di immigrati ha partecipato all’inchiesta.
«Possiamo imparare da loro che cosa significa vivere la fede apertamente e con gioia», ha dichiarato Sabine Brändlin, membro del consiglio della Federazione delle chiese evangeliche svizzere, auspicando l’approfondimento dello scambio con le chiese della migrazione. Anche l’abate dell’abbazia di Einsiedeln, padre Urban Federer, vede lo sviluppo in modo positivo: «Le comunità della migrazione arricchiscono la nostra vita ecclesiale attraverso le diverse culture». Tali comunità, pur non facendo completamente parte delle Chiese nazionali, hanno il permesso di celebrare i loro servizi religiosi parzialmente nei locali luoghi di culto e di avvalersi delle rispettive case parrocchiali. La Chiesa evangelica svizzera è impegnata da decenni nell’assistenza e nel sostegno di donne e uomini migranti svantaggiati, ma ha iniziato solo negli ultimi anni a confrontarsi maggiormente con i cristiani stranieri quali «sorelle e fratelli nella fede con propria identità».
In Svizzera le nuove comunità provengono specialmente dall’Asia, dall’Africa e dall’America meridionale. Mentre le comunità religiose delle prime ondate migratorie sono riuscite a sistemarsi, in seconda o terza generazione, e a realizzare uno scambio con le varie Chiese nazionali — riferisce il sito Migraweb — le comunità di più recente arrivo spesso non si sono integrate nella rete dei protestanti elvetici.
Come mostra un’analisi dell’Ufficio federale di statistica, la Chiesa riformata è in crescita, anche nella cattolica Einsiedeln; qui nel 1970 c’erano appena 239 riformati, mentre oggi sono 1184. Ciò rappresenta un aumento della quota di riformati pari a 6,3 punti percentuali sulla popolazione residente stabile. Riformati in crescita anche a Sarnen, Sursee, Zermatt e Svitto. Buono il risultato della Chiesa cattolica che è riuscita ad aumentare la propria quota di fedeli in quattordici località. Ancora migliore quello dell’islam, che cresce senza eccezioni in tutte le città svizzere prese in esame, grazie ai flussi migratori. Le punte maggiori si registrano a Pratteln e a Neuhausen. Nella prima località nel 1970 vivevano appena sessanta persone di fede musulmana, oggi sono 1971.
L'Osservatore Romano, 27-28 giugno 2017.