giovedì 1 giugno 2017

Svizzera
Campagna dei protestanti per l’accoglienza dei rifugiati. Ambasciatori di una Svizzera solidale
L'Osservatore Romano
È stato chiamato il “braccialetto della solidarietà”. L’anno scorso ne sono stati distribuiti quarantacinquemila di colore azzurro per rendere visibile l’azione delle chiese, delle associazioni o dei semplici cittadini svizzeri che sostengono l’accoglienza alle vittime delle guerre o della violenza in cerca di rifugio. Quest’anno si replica, con l’iniziativa promossa dall’Entraide protestante suisse (Eper), l’organizzazione della Federazione delle chiese protestanti elvetiche che si occupa di assistenza e azioni sociali.
La campagna, lanciata nel 2017 in vista della giornata mondiale del rifugiato in programma il 20 giugno prossimo, intende promuovere alcuni gesti simbolici e concreti per sensibilizzare ai valori dell’accoglienza. «Questo braccialetto — ha spiegato Magaly Hanselmann, segretaria dell’Eper per la Svizzera romanda — è un coraggioso atto di cittadinanza: portarlo significa riappropriarsi dei valori dell’accoglienza che fanno parte della nostra identità svizzera. Significa ricordare che esistono altre motivazioni oltre alla paura e impegnarsi in una discussione anche al di fuori della cerchia delle persone che sono già convinte. Solo in questo modo la mentalità potrà cambiare». Certo, la Hanselmann non nasconde le difficoltà: «Tuttavia — aggiunge infatti — non siamo ingenui: invitiamo ognuno a confrontarsi con i propri stereotipi attraverso azioni concrete, “sul terreno”. Per rendersi conto della ricchezza della diversità, bisogna viverla».

L’iniziativa non vuole mobilitare soltanto i singoli ma valorizzare e aggregare anche iniziative collettive. L’Entraide protestante suisse «offre una piattaforma internet affinché privati e ong possano presentare le loro attività verso i rifugiati. Per la prima edizione, nel 2016, in centoventiquattro hanno risposto all’appello: associazioni della società civile, organizzazioni, chiese, aziende, partiti, sono diventati ambasciatori di “Annunciare il colore”». Quest’anno l’Eper vuole andare ancora oltre e propone ai vari soggetti una sorta di speed dating «per favorire l’incontro fra le azioni dei cittadini, le persone disponibili a impegnarsi e i rifugiati». Diverse personalità della politica, della cultura, dello sport sono diventate portavoce di una «Svizzera umana», che vuole assumersi le sue responsabilità promuovendo «la sua tradizione umanitaria come fa per il suo folklore e i suoi costumi».
L'Osservatore Romano, 1-2 giugno 2017